Finalmente si annunziò nel paese un ballo straordinario, un ballo di beneficenza.
— Questa volta, nonna, non puoi dirmi di no.
— Perchè?
— Ma se è per beneficenza!... per metter su un asilo infantile, per custodire i bambini, acciocchè non siano pestati dai buoi, non caschino nei pozzi, nelle fontane, non piglino raffreddori coi piedini nudi nelle pozzanghere....
— Basta, basta, demonietto! hai ragione.... Quest’asilo è fatto apposta per te e per gli altri bambini....
E annuì alle istanze della nipotina, lisciando l’ultimo fascicolo degli annali De propaganda Fide, sua lettura prelibata.
Chi può dire l’affanno di Sofia per l’acconciatura del primo ballo? Provossi e riprovossi cento volte al giorno davanti lo specchio; si mise una camelia bianca fra le trecce castagne, poi più su, e poi più giù.... fece sopra sè stessa cento tortuosità di serpentello; e poi scappava folleggiando ad abbracciare la nonna o un cuscinone.
***
Appena entrata nel ballo, Sofia si trovò rimpiccolita, disadorna, mortificata, scandalezzata dalle spalle e dalle turgidezze scoperte di certe signore; e col suo cervellino da aquilotto gentile capì subito che cosa era e che cosa sarà sempre un ballo di provincia; se ne inquadrò in testa la stereotipia. La quale stereotipia è composta dei seguenti caratteri:
Una ragazza, la più vecchia, la più piccina, la più snella e la più povera del villaggio, in preda alla speranza di conquistare il lanternone più giovane, più alto, più sciamannato e più ricco; il quale, poveraccio! dopo una tiritera di quasi mezzo secolo finirà col dirle a cinquant’anni, che non la può sposare per opposizione dei propri genitori, il fanciullino!