Una fanciullona dalle forme più ubertose e più irrompenti, che si possano trovare in un circondario, tutta susurri, con un gramo ragno sparutello, due esseri fra loro perdutamente.... impossibili, come la flogosi e l’etisia;
Due o tre zitelle, che recitano a un professore di letteratura, per accenderlo di loro, l’ultima poesia dell’Emporio pittoresco, intitolata Voci di Gattina, emesse da Alfeo Alfei, scolaretto ginnasiale, poesia che esse credono una lirica europea;
Una signora, con un cervello di gallina, che schiamazza dei Come? Come? ai complimenti che le dirigono i cavalieri più consumati, e risacchiando sempre, vuole farseli ripetere forte forte, affinchè tutto il ballo li senta;
Quattordici giovinotti che dicono contemporaneamente la stessa cosa a quattordici ballerine: — Si diverte la signorina? — Grazie! E lei? — Come ho da fare a non divertirmi, con una ballerina così.... come...;
Due o tre cavalli da corsa, che sbuffano, sbuffano in modo da far pietà a un medico-veterinario;
Ecc., ecc.
Finito il ballo, Sofia ritornando a casa tutta rinfagottata, incontrò per istrada alcune vecchie contadine che andavano alla Messa prima, alcuni contadini, che recavano le loro secchie di latte alla cascina; passò davanti alla bocca infernale di una fornace, che aveva cotto mattoni per tutta la notte; ed essa Sofia si sentì disgustata, pentita, quasi vergognosa, senza sapere nemmanco qual cosa la vergognasse.
Come si trovò sola nella sua cameretta, aperta la finestra, davanti ai rimproveri del mattino che si affacciava fresco e pulito a compire il debito suo, essa stracca, impolverata, con le narici inaridite, stoppate, con la gola arsa, confessò a sè stessa che il ballo non le aveva dato un milionesimo delle gioie che si era ripromesse; e stette lì un pezzo, dinanzi ai rimproveri del mattino, aspettando, sognando una più vera soddisfazione, un nuovo Messia, una cosa che non sapeva essa medesima che cosa dovesse essere.
III. TUTTI E DUE INSIEME.
La cosa, il Messia, la vera felicità, che sta sopra la laurea, sopra il primo ballo, sopra tutti i pinacoli di aspirazioni, che si innalzino nei cervelli e nei cuori dei giovani d’ambo i sessi, è lo sposalizio, che con frase napoleonica si può chiamare il coronamento dell’edifizio, il matrimonio, cui il mondo pagano e il senatore Mantegazza elevarono alla dignità di Dio: