Egli però non disse mai una parola nelle sedute pubbliche della Società e ciò per la sua ripugnanza superbissima verso il pubblico; ma, per così dire, lavorò molto negli uffici; e di niun altro era tenuto di conto il giudizio quanto di lui; tanto erano lucidi, taglienti, diamantini i suoi concetti. Parecchi principianti d’allora, di cui adesso si comprano i romanzi come il pane e si applaudiscono le commedie, come trionfi, partivano dalle parti più discoste della città per recarsi a leggergli i loro lavori.
La sua cameretta soprastante al giardino del Valentino, divenne un vero nido di astore letterario. Era piena di aria, di luce, di frescura, di paesaggio. Aveva tutti gli emblemi della scapigliatura artistica; batterie di bottiglie dal collo inargentato o dorato, che mandavano nimbi e fosforescenze; sfilate di volumi eleganti sul camino, sul davanzale della finestra, per terra.
Il banco del giovane posava le sue quattro gambe sui quattro volumi dei satirici italiani. Egli intronizzato nella sua seggiola, sembrava Heine, sembrava Lucifero.
Abbatteva un uomo, un lavoro con una stretta di mano, con un elogio o con un’arguzia.
Un giorno Edoardo, il quale studiava di proposito i codici e frequentava assiduamente uno studio celebre di avvocato, facendo tutti i giorni una difesa gratuita al Tribunale Militare o a quello Correzionale, gli lesse un suo lavoro letterario sopra Ugo Foscolo.
Pinotto, dopo averlo sentito attentamente, pur fabbricando delle spagnolette, — gli disse sul serio: — Bravo! Mi rallegro.... Tu cominci a diventar asino. Ciò mi fa piacere, perchè ti farà del bene per la tua carriera e pei tuoi figli, quando ne avrai.... —
Al solito suo genio della beffa egli aveva unito un nuovissimo entusiasmo artistico; pareva si movesse alla conquista dell’arte con un lusso asiatico.
Per riuscire artista, egli soleva ripetere: bisogna anzitutto conoscere la vita reale; — e la società egli seguitava a conoscerla largamente, intensamente, lui sempre piacente, bizzarro, spiritoso, spenditore, — che danzava e cavalcava benissimo, lui, quando lo voleva, attillato, cesellato, irreprensibile in guanti, speroni e frustino.
Poi soggiungeva: bisogna conoscere la vita ideale. Ed egli conobbe singolarmente le letterature classiche, e si fece presentare a quelle forestiere e alla scienza; tanto che si trovavano mescolati ed aperti sul suo tavolo Bastiat, Anton Francesco Grazzini detto il Lasca, Shakespeare, Thiers, Aristofane, Mazzini, D’Azeglio, Augier, Giusti, Moleschott, Plauto, Darwin e Schiller.
Dopo essersi arroventato con Vittor Hugo, egli era capacissimo di pigliare una doccia ghiacciata nelle commedie di Gian Maria Cecchi.