Te la dedico infine; perchè tu, molto diversamente dal tipo disgraziato qui ritratto, unisci felicemente al culto dell’arta quello del lavoro utile e della famiglia; e lo scopo di questo mio racconto (a dimostrazione por via dei contrari) è appunto quello di predicare l’unione dei suddetti culti corrisposti.

Sei pregato di fare buon viso alla mia piccola offerta.

Intanto tu, pure attendendo alle tue contrattazioni di cereali, e rimanendo contento e orgoglioso del blasone d’artiere trasmessoti da quel degno, fiero e intelligente carattere di tuo padre, stipettajo, — tu seguita nei ritagli di tempo rubati al riposo o allo svago, seguita a scrivere le tue brave smanie di poesia, d’arte e d’amore.

Saluggia, 30 agosto 1878.

Tuo aff.
Giovanni Faldella.

ROVINE RACCONTO BIOGRAFICO.

I.

Cani! La scena non ha luogo in teatro, ma in famiglia, dove i suddetti quadrupedi si acquistarono una importanza ragguardevole.

Uno scolaro usciva dal ginnasio dominato dall’appetito e dalla contentezza. Era riuscito il secondo della scuola, cosa che non gli era mai capitata nella vita; lo gattigliava a flor di pancia un vuoto voluttuoso; gli splendeva in testa la speranza di un accessit; udiva già il suo nome tintinnare nella distribuzione dei premi, sentiva muoversi leggera leggera la bisaccia dei libri sulle spalle; pensava ai grissini e ai peperoni del desco materno, all’effetto luminoso che avrebbe prodotto il suo annunzio in casa; e con una fame, che avrebbe addentato i pilastri dei portici, egli disprezzava le bacheche dei confettieri, disprezzava gli zamponi dilembati rossamente, i tagli dei presciutti marmoreggiati succosamente, il morbido ed acuto gorgonzola e tutte le altre ghiottonerie, che dalla vetrina di un salumajo agganciano le viscere di uno scolaretto.

Come era fulgido Pinotto sotto i Portici di Po!