Un terzo lo assicurava che avrebbe fatto moltissimo per lui, se non fosse caduto il gabinetto antecedente.
Insomma il povero Pinotto era suffragato da una legione di condizionali, di defunti o di cascati, e non era punto aiutato nei bisogni presenti della sua vita.
Spinto dalla rabbia di questi smacchi, egli un giorno assaltò da sè stesso per via un commendatore francese, gran sopracciò delle strade ferrate, e gli disse: — Sono il tal dei tali, sono mezzo ingegnere, ho mangiato ottantamila lire in pochi anni; ho conosciuto le signore più belle ed eleganti della città, ed ora le domando un posto da guardiasale in una delle tante sue stazioni. —
Il commendatore lo licenziò frettolosamente, sospettando di essere stato abbordato da un borsajuolo o da un suicida futuro prossimo, e lo invitò a recarsi l’indomani nel suo ufficio.
Portatosi puntualmente l’indomani alla Direzione delle ferrovie, egli non ottenne di poter parlare col commendatore; ma parlò con un vice-sostituto sottosegretario del medesimo, il quale gli mise sul naso un paio d’occhiali spessi come due fette di salame. Pinotto ci vedeva dentro come in un nebbione e non altrimenti che per pelle talpe; quindi fu licenziato quale inabile per vista corta.
XX.
Sconfitto da tutte le parti, non conoscendo più altro rifugio, egli finalmente accondiscese alle istanze di Edoardo, che da più mesi lo sollecitava a presentarsi da sua madre. Bisogna dire che egli salì gli scalini materni, più per togliersi ogni appicco di biasimo davanti all’amico, che per fondata speranza di riuscire nell’intento.
Fu breve e secco il colloquio fra madre e figlio. La signora Placida diede un piccolo soprassalto, quando si vide dinanzi il suo Pinotto, ma poi si rattenne e assunse il contegno più dignitoso, che possa assumere una madama borghese, quando voglia dare una lezione di civiltà a una odiata amica.
Lo condusse nella sala di ricevimento, e senza accennargli che si sedesse, gli domandò: — Ebbene, che cosa si vuole da me? —
In quel punto fecero per entrare Carolina e i cani, ma la signora Placida ordinò loro di ritornare premurosamente indietro, quasi essi non dovessero onorare di loro presenza quel discolo. Quindi ripigliò: — Ebbene che cosa si vuole da me?