— Signora madre.... Scusi del disturbo.... È una specie di ritorno del figliuol prodigo. Ho già consumato le mie ottantamila lire, ed ora vivo a spese degli amici, e cerco un impiego con il loro aiuto. Sono venuto a vedere, se mia mamma alle volte avesse dispiacere che gli amici prendessero il suo posto....
— No, no, no.... Io non voglio saperne di niente. Sta pure con gli amici, facciano pure loro quello che vogliono, essi che ti avranno aiutato a disperdere e divorare le sostanze guadagnate da tuo padre.... Io non ci entro per niente.... Ah, gli amici, gli amici!
— Allora.... — E fece a sua mamma un inchino. Questa gli rispose con un cenno di testa pieno di dignità borghese.
Discendendo le scale, mentre gli si spezzava il cuore, il povero giovane diceva: — E pure mia mamma non è cattiva! Non mi capisce, ma non è cattiva.... —
Girando per la città, con la testa bassa, inciampò in quel rospo di Aurelio Auricola.
— Ecco lì, — disse fra sè, — ecco lì sotto quell’untume da cappellano e sotto quella fronte da cretino, ecco lì dove ci sono dei pozzi di ricchezza mobile. E gli passò per il cervello la voglia di strangolarlo e depredarlo; ma fu una voglia semplicemente ridicola; tanto è vero, che lo fece ridere di cuore.
— Che cosa hai, Giuseppe, che ridi come un maniaco?
— Ho.... ho, che non ho nemmanco un soldo da far cantare un cieco.... E non so proprio più dove battere la testa. Guarda tu, che sei procuratore, non potresti regalarmi un’azione di qualche compagnia di ladri.... oppure indicarmi qualche posto vacante da assassino? Lo accetterei e comincierei dallo svaligiare te.
— Grazie tante.... Hai voglia di scherzare?... — rispose Aurelio un po’ livido per un quissimile di paura. — Aspetta....
Ed accese il suo perpetuo mozzicone di sigaro.