Egli richiamava in testa i tipi di mamme che aveva conosciuto, e prima di tutte, la mamma più caratteristica delle altre, la mamma del deputato X, quella che ama i figliuoli, come la cagna i suoi cucciolini, e ringhia continuamente intorno a loro e contro a tutti, per paura che glieli portino via. Questa mamma, abbia pure il figliuolo già ministro, mettetela in un pranzo: ella strepiterà continuamente dal fondo della tavola, e nojerà tutti con certi occhi che fucilano la gente, per paura che a quel buon uomo di suo figlio ministro si facciano dei torti, e non si dia tutta la torta e tutto il fritto o la quaglia che gli si conviene.
Pinotto pensava all’ottima mamma che aveva conosciuto nella signora madre di Edoardo, alla mamma la cui vita virtuosa e santa, dalle preghiere che recita sull’inginocchiatojo al mattino e alla sera, fino ai lavori di calza e di trapunto fatti dalle sue mani benedette, è tutta una sola cospirazione, perchè suo figlio sia sempre bello, ben vestito, sano, contento, onorato ed onesto.
Egli pensava alle mamme storiche, alle mamme raccontate dal Tommaseo, alla mamma esemplare dell’abate Jacopo Bernardi, alla mamma, di cui Edmondo De Amicis ha fatto innamorare tutto il suo paese.
E conchiudeva: — Ah, le mamme sono uniche al mondo per saper amare i figliuoli!... Sono tutte compagne.... Basta che i poveri figliuoli se lo meritino o sappiano pigliarle per il loro verso!
XXVII.
Mamma.... Amorosa.... Nuovo cibo.... Nuovo sangue.... Che cosa mancava ancora a Pinotto?
Le nuove idee e il nuovo sangue gli fecero ribollire più potentemente nella testa l’immagine dell’arte.
Egli si ricordò dell’immensità di libri da lui letti, studiati e venduti, dei suoi manoscritti distrutti, di cui però non aveva perduto dentro di sè neppure una sola goccia di sostanza, perchè si sentiva ancora lui, tutto lui, più forte di prima e più capace di rifondere le sue statue e inchiodarle eternamente sopra un piedestallo di porfido.
Un giorno alla finestra parve che gli passassero sotto le narici tutti i profumi di Villa Pamphili e di Villa Borghese; e gli venne nel cervello un nome, il nome di un villaggio, che era pure il nome patronimico di una famiglia, e doveva essere il soggetto di un suo nuovo prossimo racconto.
— Volar di fiori.... Due sposini, il conte e la contessina Volar di fiori sopra un balcone, davanti a un giardino all’italiana del settecento.... Belli, belli, quali i pittori dipingono sè stessi e le loro amanti, quando vogliono dipingersi per prototipi di bellezza in costume di feudatari.... buoni, buoni, e tanto più preziosamente buoni, quanto era più facile l’essere cattivi per i nobili dei secolo passato....