I fiori del giardino erano giunti all’ultima loro splendidezza, all’ultima loro prosperità: loro più non rimaneva altro a fare, che dar luogo ai frutti.... — Venne una folata di vento nel giardino.... — Spicca, ramassa, fa turbinare le teste dei fiori....
— Volar di fiori! si dicono soavemente il contino e la contessina guardandosi negli occhi.
Bisogna descrivere il volo dei fiori, l’incrociarsi dei loro colori e dei loro profumi per l’aria, come una gazzarra d’amore celeste e combinare i fiori con i bisbigli e coi baci dei nobili sposi tortoreggianti.... profilare per il ritratto della contessina, profilare in rosa, in oro e in perle la signorina del notajo.... — Ma non solo parole e descrizioni.... Idee! Idee!... Far presagire da quei bellissimi e felicissimi sposini l’ottantanove, i nuovi destini della plebe, la necessità di una nuova religione.... Baci.... fiori.... amori.... Volar di fiori.... —
Durante questa concezione letteraria, Pinotto si sentì colare in seno tanto dolce di miele da disgradarne le labbra di Galatea; si sentì capace di innamorare e far svenire di soavità tutti i ciclopi d’Italia; e ad un tempo si sentì addosso una forza da Sansone, per far rinculare di ottanta passi tutti i letterati del secolo.
Si mise al tavolino con la febbre di scrivere le più raggianti cose che si siano mai scritte.
Scrisse, scrisse, si levò in piedi, e riscrisse; e tanto si inebbriò nel suo soggetto, che non fu più lui; ebbe un ineffabile prudore e languore nel cuore e nel cervello; vide luccicare le idee, come gemme e come spade sulla testa, e volargli i fiori a mille a mille intorno alla fronte, piccargli contro al petto, e dargli solletichi strazianti, abbattimenti di gioia e tutto inghirlandarlo figlio, amante e poeta.
L’usciere rientrando in casa trovò il suo ospite con il volto così trasumanato, che egli, dopo avere aperto la bocca, non osò dirgli più nulla.
Non c’era che dire: dallo scrivere Volar di fiori al discorrere con l’usciere era un bel cascare dalla poesia alla prosa. Eppure Pinotto si trovò così buono nello sfogo del suo Bello, che, appena visto l’amico, mise frettolosamente l’impagliatura di una scranna sopra il suo manoscritto e poi corse a girare le braccia intorno al collo dell’usciere.
Questi allora incoraggiato parlò: — Volevo dire.... Non si offenda sa.... Io mi sono permesso, perchè sapeva che, Ella desiderava un impiego, mi sono permesso, di parlare per lei al mio capo-sezione, cognato della cugina del mio colonnello.
— Ebbene? domandò con affannoso desiderio Pinotto.