— È contento Lei? Sia lodato Iddio! Le ho ottenuto un posto da scrivano nelle Ipoteche con settanta lire al mese.... Può incominciare domani.... Lo accompagnerò io....

— Grazie! Grazie! Gioja! Gioja! — Esclamò Pinotto prendendo l’usciere per le mani e forzandolo a far un mezzo giro di monferrina.

Il Capitano baciò il suo protetto, e quel corifeo di Fido gli saltò sulle spalle.

Sfogato il primo impeto, Pinotto ripercosse le mani insieme dicendo:

— Adesso, Capitano! Capitanò!...

— Ebbene, che cosa?

— Senta, senta, se non sono indiscreto. Abbia ancora la bontà di farmi l’anticipazione di un’altra lira sul mio futuro stipendio.... Veda, veda! desidero ardentemente di comperarmi una cravatta, una famosa cravatta, con cui ho fatto all’amore tutta questa mattina sul Corso. Questa mi otterrà di colpo una promozione, appena mi presenterò all’ufficio.

— Ma subito! Subito! S’immagini! Ecco.... Ecco mia gioja! —

Ma invece di pensare neppure a comperarsi la cravatta, Pinotto trottò lesto all’ufficio telegrafico dove spedì il seguente telegrammino alla mamma: — Ottenuto impiego, finalmente! settanta lire mese. Evviva! tu, Carolina, quanto contente! Lavoro.

Così entrato nelle Ipoteche con le più belle fantasie nella testa, egli si mise a sgobbare altresì materialmente come un martire. Quando era al banco, lo si vedeva girare qua e là con gli occhi che sembrava volassero in cerca di pubblico da servire.... Poi su e giù per le scale e per le scalette con enormi libracci sulle spalle.