— Si tranquillizzi, signor Pinotto — gli diceva l’usciere con un’aria un po’ inquieta. — Si tranquillizzi.

— Tranquillo...? Altro che tranquillo, Capitano. Ai suoi ordini, Capitano. (portando militarmente la mano destra all’ala del cappello).

Vi fu un minuto di silenzio straziante; per interrompere quello strazio e per tentare la sorte, chi sa? di una rivincita, l’usciere ripigliò:

— Guardi che ha ancora da leggere una lettera....

— Ah sì, è vero..... Che smemorato! Me ne dimenticavo.

— E guardi.... Uh! uh! come è spessa. Ci deve essere qualche mago lì dentro....

— Ah!... È il suo, il mio Edoardo che ci manda cento lire... Cento lire! — E fece scoppiare una formidabile risata. — Oh! come ti voglio bene, caro Edoardo. Grazie!... Ti mangerei vivo...

— La prego, si tranquillizzi, signor Pinotto si calmi...

— Tranquillo, tranquillissimo, signor Capitano, tranquillissimo.... Che cosa vuole di più tranquillo che così? Vuole che lo abbruci questo biglietto per accendere la pipa? Oppure vuole che lo adoperiamo per far cuocere un paia d’uova, come ha fatto quel principe o ban... chiere di.... di.... di.... di Barcellona.... Ma... bisognerebbe averne di più... Bisognerebbe.....

— Per carità, sia buono; mi ascolti.....