— Ah! signor Capitano! Lei ha paura di me.... Ebbene, se lo vuole, se lo pigli pure per lei il suo biglietto... Lo pigli, lo tenga...
— Io no, io..... Lo tenga per sè, è suo; ma dico.....
— Io sono tranquillo come un Battista, Capitano! Io canto, ballo, suono e rido..... Vuole che gli faccia vedere i ritratti degli inquisitori?... Eccoli qua; li ho comperati a Trieste... —
Aperse una scatoletta e sciorinò una filza di ritrattini ovali attaccati insieme, poi con la chioccata di un lampo li fece scomparire rinserrandoli nella scatoletta.
Qua e là gli scoppiettavano le idee nella testa, come sprizzano le faville, quando il martello stramazza sopra un ferro rovente.
La sua atmosfera cerebrale si era fatta alida e satura di elettricità, come una sera di estate dopo una lunghissima asciutta.
— Capitano? vuole un pesce salato? Vado ad inforcare una salacca nella credenza... Aspetti...
— No, no, no!...
— Vuole due giuochi di prestigio?
— Ma no, m’ascolti.