«Mi pare già di vederti abbarbicato come un rovo alla letteratura di chi so io.
«Ti creo quindi mio collaboratore con carta bianca.
«Non insisto però, affinchè tu faccia la polemica. Fa quello che vuoi; mandami quello che stimi meglio: racconti, bozzetti, poesie, epigrammi, schizzi di viaggi e di costumi; filosofia popolare, ecc., ecc., insomma tutto quello che ti pare e piace, purchè mi mandi qualche cosa.
«Credo bene aggiungerti che anche in Italia i giornali letterarii hanno presa la lodevole consuetudine di pagare. Pagano poco, ma pagano qualche cosa per ora.... e pagheranno finchè potranno. Il mio Guastatore dà L. 2 e 50 cent. al colonnino.... È nulla, ma sono i sigari.
«Appena riceverò un tuo manoscritto, te lo conteggierò e te ne spedirò l’importo a volta di corriere.
«A te farò buone anche le interlinee, la firma e l’intestazione e ti lascierò andare a capo e mettere tanti asterischi, quanti e finchè vorrai.
«Non ti pago anticipato, perchè voglio costringerti, non solo a scrivere, ma altresì a pubblicare.
«È mia ambizione quella di essere il primo a farti rompere il ghiaccio con il signor Pubblico.
«Addio — manda — e credimi
«Tuo aff.mo ecc.»