«Ammetto, che, quando taluno stia per partire da questo mondo, provi un certo gusto nel volgersi indietro, e trovare, che non abbia mai commesso una viltà o altra azione cattiva. È una cara soddisfazione, che ho provata io stesso molte volte.
«Ma questa non è la felicità, nè l’igiene della vita; è la felicità, l’igiene della morte.»
«Adunque la vera felicità secondo me consiste nella illusione, nella presunzione o nella ferma persuasione di essere felici, dettata dall’amor proprio, più o meno coadiuvato da una malattia o anche da una sanità del cervello.»
«In prova facciamo la rassegna alfabetica degli uomini felici.
«A., mio capo ufficio, è un uomo che ha l’incrollabile convinzione di avere una bella voce. Tutti coloro, che ebbero la disgrazia di sentirlo a cantare, riconoscono invece unanimamente, che la sua voce è molto inferiore di pregi a quella della foca, di questo vitello marino, che allatta anche i nostri figliuoli, preso dal celebre capitano Carbone Kock, nei deserti della rabbia, come diceva stamattina colui, che faceva la spiegazione nel Baraccone di Piazza di Termini.
«Eppure nè il Collegio de’ Cavalieri dell’Annunziata, nè il Presidente del Senato, nè il sommo Pontefice, nè altre autorevoli persone e nemmanco suo padre, se tornasse dall’altro mondo, potrebbero diminuire di un atomo la persuasione ferrea del signor A., di avere una voce stupenda.
«Il mondo, d’ordinario, quando vede in qualcheduno una stima invincibile di sè stesso, la rispetta, si tratti di qualsiasi materia, anche più importante della musica e della politica. Quindi il signor A. è lasciato nel pieno e pacifico possesso della sua immaginazione, ed è per sopprappiù mantenuto giuridicamente nel medesimo dalla giurisprudenza delle Corti di Cassazione di Firenze e di Torino, che accordano l’azione De Reintegranda contro chi tentasse uno spoglio violento e clandestino di qualsiasi possesso d’immaginativa.
«In questo stato di cose, egli non può più stare nella pelle dal contento. Tanto è vero, che avendo affittato alcuni giorni sono un villino nella campagna di Frosinone, e avendo sentito suonare un pianoforte nella palazzina limitrofa, volle curiosamente informarsene; e seppe, che lo suonavano due signorine da lui sconosciute, le quali ogni mattina ad una data ora andavano ad abbeverarsi ad una certa fontana magnesiaca.