«Si trovò anch’egli all’ora fissa presso la fontana magnesiaca, si levò il cappello, aprì le braccia con uno slancio rapido, che fece fare al cappello una graziosa curva di un metro e mezzo e si presentò da sè stesso alle signorine con questa magnifica ed inaudita autopresentazione: — Sono loro, signorine, che suonano così bene il pianoforte? me ne rallegro... (quindi con un accento inesprimibile) Ed io sono.... Sono baritono!

«Oh, uomo (più che baritono) felice!»


«B., altro mio superiore di ufficio, ha comperato parecchi ettolitri di vino siciliano scelleratissimo, che dà al palato il gusto preciso dell’inchiostro. Eppure nessuno potrebbe togliere dalla testa al signor B., che quel vino, perchè l’ha comperato lui, non sia ottimo, e che il vinattiere, vendendoglielo, non abbia per lo meno rimesse del suo cinque lire ogni ettolitro per la sua bella faccia. Ed egli è tanto contento di questa sua persuasione, che contro la sua abitudine di bere annacquato, giunto alla frutta, si permette di versarsi nel bicchiere un dito puro della sua nuova compera; e lo centellina con tanto gusto, che pare ascolti la propria ammirazione; poi dice a sua moglie: — Ah! non c’è nessuno che sappia e che possa comperare del vino buono, come noi!»


«C., mestierante di letteratura, benchè di complessione atletica, è nello scrivere molto più snervato dell’Abate Chiari di evirata buesca memoria; eppure egli ha l’intima convinzione di essere uno scrittore colossale come la sua corporatura e di dare il suo nome per lo meno a un quarto di secolo.

«Questa credenza non gli è inspirata dal consenso universale delle serve e delle signore, che gli manca, ma dalla superba fiducia in sè stesso; ed egli ne dimostra la relativa felicità con la lunghezza e la nerezza del frac, e con la maniera grave di sbottonarlo, quando ha da pagare il vermout: frac e maniera copiati dai ritratti in rame dei più celebri scrittori francesi contemporanei.»


«D., è un altro negoziante di carta sporca, sebbene anch’egli abbia pochissimi compratori della sua merce. In fondo, egli è certamente un ottimo ragazzo, ma di dottrina scarsa e menna; come il Bonghi diceva del compianto Rattazzi. Quando io volgo lo sguardo alla sua cultura, provo una sensazione penosa, come se dovessi passeggiare a piedi nudi sul pavimento di una bottega da rigattiere o peggio in un campo seminato di bicchieri rotti.

«Eppure il signor D., trincerato rigidamente nel suo castelletto di quattro idee fisse, è completamente soddisfatto di sè stesso, perchè egli è fortemente persuaso che quel poco, che egli sa, sia tutto ciò che un cervello acuto e assegnato come il suo debba sapere, e che quel moltissimo che egli non sa, non meriti per verun conto che una creatura ragionevole lo sappia.»