«E., ha una moglie brutta come la notte, nojosa come il male di pancia, e cattiva come i debiti per le persone timorate.

«La peggiore non se l’è sognata Simonide scrivendo la sua satira contro alle donne. Io preferirei alla medesima un reggimento di cimici.

«Eppure il signor E. crede di possedere un miracolo di moglie. La ragione ne è semplicissima.

«Il signor E. è un uomo di giudizio, anzi è un uomo realmente furbo.

«Se quindi sua moglie se la fosse sposata, anzichè lui un suo amico, egli sarebbe stato il primo a riconoscere la costui disgrazia e a deplorarla con sincerità e profondità di convinzione. Ma per tutto quello che fa egli personalmente, la sua furbizia gode di una specie di infallibilità pontificia; è impossibile che egli dimostri un solo momento di non avere buon gusto o peggio ammetta di aver fatta una corbelleria.

«Quindi la cosa non è neppure discutibile: la signora E., per la sola ragione che il signor E., ha creduto bene di sposarsela, deve essere e diventa effettivamente un portento di bontà e di leggiadria per lui e per tutti.»


«F., possiede un’amante, che cede di molto in dignità a quelle disgraziate suonatrici ambulanti, che girano nelle birrerie di ultima classificazione a strimpellare sulla chitarra con accompagnamento di voce fessa, camicia rossa, camicia ardente....

«Ebbene il signor F., è persuaso che con la benefica irradiazione del suo animo sempre caldo di poesia elevata e simili ingredienti, e con l’insistenza e l’opportunità de’ suoi savi consigli, egli ha oramai riabilitata, che so io, rigenerata quella creatura perduta, insomma le ha salvata addirittura l’anima.