Un giorno, spinto sconsideratamente da una ghiottoneria elaborata dal digiuno, e dimentico di ciò che era in quel tempo, cioè un mendico, e fidente forse di essere tuttavia il giovane elegante e ricco di una volta, entrò senza avvedersene nella trattoria di Spilmann.
Rimase subito spaventato a quell’atmosfera calda, a quegli atomi impregnati di squisita cucina, a quell’acciottolío di porcellana, a quel tintinnío di posate d’argento, a quel nero luccicore dei cappelli a cilindro, a quei bianchi sparati di camicia dei pajni e dei diplomatici. Egli, che quattro mesi prima scrivendo a sua madre si era confessato ancora superbo come Lucifero, egli tremolò di paura davanti al bel cameriere, che compariva al suo cospetto.
Aveva tratto istintivamente di tasca un pane per accompagnare una scodella di trippe, che voleva domandare; invece rispose al cameriere:
— Scusi... mi sono sbagliato di portina. —
Il cameriere con un inchino gli aprì la portiera; ed egli appena toccò le lastre della via, si trovò libero e contento, come se fosse uscito di prigione; e disse seco stesso con una bonarietà religiosa e rispettosa da vecchio organista del villaggio: — Che bravo signorino è quello là! Come mi ha trattato gentilmente!
Quella sera però non potè tenersi dall’entrare in una osteria e consumarvi voracemente due lire.
— Domani faremo economia; — egli disse a Fido, e fece un’atroce economia. Comperò soltanto due soldi di pane per totale nutrimento di ambidue, ed abolì la candela di sevo, che soleva piantare dentro il collo della bottiglia nera, borbottando: — Fido, dobbiamo d’ora innanzi coricarci al bujo. —
Intanto fra la solitudine e l’inedia gli si rammolliva sempre più il cervello; e, oltre al cane, lo accompagnava sempre un’apparizione, che navigava come una luna nella nebulosa della sua testa.
Di lì a quattro giorni egli non potè rattenersi dall’entrare nella trattoria della Rosetta, dove comandò una costoletta alla milanese. Gli piacevano tanto siffatte costolette ed era da tanto tempo, che non ne aveva più assaggiate!
Pure, essa gli apparve come un delitto di gola, quando se la vide dinanzi. Credette di divorarla... Folle! Non era più capace nemmanco di mandarla giù tutta.