Poco lontan dalla cittade intento
Sol dietro a quella in una ombrosa valle
Lasciò il bel gregge suo, lasciò l'armento.
E acciocchè manco s'accorgesse dell'inganno gli fu insegnato da un altro demonio che pigliava diverse effigie, chiamato Proteo, in che modo avessi a fare a pigliare Tetide, che
Cento abiti mutava, e cento forme; [Ovidio.]
ma nota questa altra fraude, che lo ingannò anco maggiormente: non volse usare seco sotto nome di stupro, o d'adulterio, ma finse di fare matrimonio. La qual cosa da Esiodo fu scritta in versi, come si legge nelle memorie greche, e di qui facciamo noi buona coniettura che lo Epitalamio di Catullo, sia cavato da Esiodo; il che ci mostra anco la qualità del verso, avendo in sè quella antica facilità. Mostralo parimente lo studio di Catullo nell'imitare i Greci, di sorte che abbia fatte latine l'elegie intere di Callimaco, ora pigliandone il senso, ed ora le parole. Così facilmente ancora il demonio ingannò Paride pastore sotto la forma delle tre dee, che come disse Coluto Tebano nel libro della rapina d'Elena:
Non sol pascea le pecore, ma i tori,
e andava vestito che pareva rozzo guardiano di pecore e di buoi, [Da Platone] come egli scrive a dilungo. Così l'anello rivoltato verso la palma della mano fece invisibile quel pastor di Lidia che commise l'adulterio con la regina: onde è manifesto che i demonj pigliavano varie forme, ora di quelle che chiamavano Dee, ora di Ninfe terrestri, ora di marittime [Da Catullo], le quali, perchè eran credute star per lor natura ascose sotto l'acque, uscivano talora fuori dell'onda biancheggiante infino alle poppe per essere vedute: e per più infiammare altrui apparivano anco in forma di nuvola, come dicono le favole che fece Giunone a Issione. Donde finsero essere uscito il Centauro. Alcune altre apparecchiavano illusioni ed incanti per ingannar con essi le genti, e per schernirle a doppio gli insegnavano così a' dotti come agli ignoranti; nè si trovava alcuna imagine falsamente stimata divina, che con le sue lascivie non accecasse quel secolo rozzo, conciossiacosachè noi sappiamo che Diana stessa (il giuoco della quale or noi scopriamo a onta e dispregio del demonio) fu liberale della virginità che fingeva d'amare, forse per incitar quelli ch'abborrivano la lussuria. Così anco sotto nome della luna, che senza dubbio alcuno era Diana diceano Endimione essersi ghiaciuto seco. Similmente accenna Firmico, Ippolito avere avuto a far seco sotto nome di Diana, chè pensava aversi a referire a questo, così anco il nome di Virbio. Il luogo dov'era stato sepolto, cercato con tanta diligenza, e la cura di Esculapio con tutte quelle simili altre cose, tutto crede doversi attribuire alla vanità del demonio, se però ne fu mai cosa nessuna, ogni cosa si debbe riferire alla favola, e questo Esculapio ben fu rimeritato secondo il premio che si dà a' magi, cioè d'una morte orrenda; imperocchè tutti gli autori si accordano che fusse percosso dal fulmine, ma son bene in contesa per quale errore commesso contro agli dei ciò gli avvenisse.
AP. Virgilio disse per avere ritornato in vita Ippolito, e Plinio, i figliuoli di Tindaro.
FR. Stesicoro, Paniasi, Polionto, Flilarco, Telisarco, e gli altri dissero altrimenti, e che per altra cagione Esculapio fusse fulminato.
AP. Dillo per tua fè se l'hai a mente.
FR. Sono alcuni che vogliono che Esculapio fusse percosso per aver reso la vita a Tindaro, non a' figliuoli. Stafilio disse che non ritornò in vita nissuno, ma che sanò Ippolito che fuggiva da Trezene, e per quello fu morto. Polianto volse che ciò gli avvenisse per avere guarite della pazzia le figliuole di Preto; Filarco, per avere dato aiuto a' figliuol di Fineo. Quelli che volseno lui avere atteso a rendere la vita, la maggior parte di loro disse, per averla resa a quelli che morirono nella guerra di Troia: altri a quella di Tebe. Volse Telesarco, che ei fusse fulminato per essersi ingegnato di risuscitare Orione, ma non però essergli successo. Ci è ancora l'opinione di Pindaro replicata da Tertulliano, che diceva Esculapio essere stato saettato dal cielo, perchè egli esercitava la medicina per nuocere, e così troviamo la morte di costui essere più varia che quella di Romulo; nondimeno l'uno e l'altro di loro fu fatto Dio dai Gentili, quantunque l'uno fusse ladro, e l'altro mago. Laonde molto mi maraviglio che quell'uomo eccellente (del qual si ricordan gli avoli nostri, non si sapesse guardare da tal cosa) che con tante spese di non so che principe, a cui aveva promisso di rappresentare tutta la guerra Troiana, con l'assedio d'Ilio, mentre che disegnava il circolo per mostrare dove alloggiava Achille, e dove Ulisse, fu rapito da' demonj, nè mai più comparse. [Dell'xi. de l'Odissea.]