ST. Eh, bene spesso.
AP. Hai nociuto alle biade con la grandine?
ST. Più volte.
AP. Con che cerimonie?
ST. Facevamo il circolo, e di subito veniva quivi Lodovico, non in forma d'uomo, ma di fuoco, e in un istante cadevano tuoni, saette e grandini sopra quei campi particolarmente che io volevo guastare.
AP. A che fine facevi tu questa ruina?
ST. Per odio, non per benevolenza.
FR. Io ho letto già luoghi di poeti, dove pare che i demonj facciano quasi strepito, nei versi stessi, come quando quella incantatrice, ovvero l'ingegnoso poeta in persona di lei, gli chiamava sotto nome di Dei, in questa guisa:
Con l'aiuto de' quai stupir le rive
Fo mentre i fiumi alle lor fonti invio,
Le cose fisse muovo, e fermo al mio
Canto le mosse, a cui null'altro arrive.
E 'l mar travaglio, e 'l cielo,
Or pien d'umido velo
Rendo, or le nubi scaccio,
Or i venti, or lo scaldo, ora l'agghiaccio.
Ma questa nostra Strega, più potente che Medea, ha provocata la grandine, e spintala nelle biade. Tirano ancora le menti degli uomini nella malia con quelle lusinghe che elle ingannano il senso. Imperocchè disse quel poeta: