ST. I demonj.

AP. Non mi pare che abbia del verisimile.

FR. Al demonio non sono incognite le forze e le virtù delle erbe, le quali hanno ancora conosciute gli uomini; ed hai da sapere che già nel tempio di Esculapio erano scritte molte regole di medicina, le quali, si dice, che Ippocrate prese, e scrissele ne' suoi libri. Dicono similmente le storie molti rimedj, ed a' veleni ed alle ferite esser stati ritrovati per i sogni; e parimente leggiamo che quelli che desideravano fusse loro rivelato in sogno la medicina del lor male (come abbiamo detto di sopra) solevan dormire nel tempio di Pasife, e degli altri che erano tenuti per Dei.

AP. Che vi promettono questi vostri amadori, che speranze vi danno?

ST. Abbondanza di ricchezze e di piaceri, ne' quali continuamente ci troviamo.

AP. Hatti egli mai dato danari?

ST. Me ne dette già una volta alquanti che sparirono, eccetto pochi che mi rimaseno.

AP. O gran ricchezze! Che farebbeno eglino costoro se gli promettesse la ricchezza di Creso, ovvero quella di Alessandro molto maggiore, che fu portata da quaranta mila muli, se noi crediamo a Quinto Curzio, ovvero a Plutarco, che disse: con dieci mila muli e cinque mila cameli, basta che dia a questa feccia d'uomini tanti piaceri, quanti non ebbe mai nè Sardanapalo, nè Sandiride, nè Stratone?

DIC. Quelle erano cose umane, ancorchè brutte, ma queste sono ridicule e vane.

FR. Non le dire così vane, se ben tu l'hai chiamate finte e immaginarie.