DIC. Traducili bene se si può, se non, fallo in qualunque modo si sia.

FRONIMO

La figlia a Giove, e madre al cieco Amore
Simil mostrossi al giovanetto Anchise
Alla fanciulla Admeta in volto fuore.

DIC. Che pensi tu che abbia voluto intendere il poeta per quella similitudine?

FR. Lo dimostrano a bastanza le cose che vanno innanzi e quelle che seguitano. Imperocchè lo trovò separato da' suoi che andava co' buoi, e mostrògli lo splendore insolito a lui, e con grazia lo fece maravigliare di lei, fingendosi mortale, ed avendogli per molte ambagi narrata la sua genealogia, al fine lo tirò agli amorosi piaceri.

AP. Ho letto bene che Anchise ne fu punito, sendo percosso dal fulmine come gli era stato preditto, donde è quel verso:

Giove irato il ferì col telo ardente.

Ed avvenga che la cagione d'essere stato in tal guisa punito la dia all'avere egli divulgato il peccato, nondimeno dimostra innanzi, che tutti quelli che cercavano d'aver a fare con gli Dei, capitavano male. Così dicono le favole che Semele fu percossa dalla saetta. Nè son molto discosto dal credere, seguitando Callimaco in questo (ancora che Ovidio dica altrimenti), che Tiresia accecasse per avere usato con Pallade, ovvero per averla in questo affare desiderata: ancor che con più onesto modo abbia finto Callimaco essergli avvenuto per avere vista Pallade ignuda.

FR. Che dici adunque?

AP. Che tutte son cose simulate, e penso, e dubito che elle siano cose finte.