Ha la nostra città fino ad un’epoca non molto da noi lontana conservate le sue antiche mura. Mi ricordo bene che nella mia età puerile tra gli uffizj municipali vi era anche quello del Camerlengo. Conservava questi le chiavi delle quattro porte della città che si chiudevano ogni sera e si aprivano di buon mattino, onde la gente avesse potuto uscire al lavoro della campagna[263]. Provvedeva anche il Camerlengo una Guardia urbana notturna a cui erano i cittadini tenuti prestarsi. Si aumentava questa di numero quando le vicine campagne erano infestate da qualche forte compagnia di masnadieri, ed in questi casi erano alla stessa chiamati i più valenti cacciatori, i quali nella nostra città non sono mai mancati. Ottima istituzione!
Nell’anno 1799 era questa andata in disuso e le antiche mura della città, che tuttavia vi erano, in più luoghi erano maltrattate e davano in essa un facile ingresso, perchè non se n’era più curato il mantenimento che formava prima uno degli esiti comunali. Le circostanze del tempo fecero conoscere la necessità di restaurarsi nel miglior modo possibile que’ luoghi di esse ch’erano più danneggiati. Si tennero di nuovo la notte chiuse le porte e si facevano girare per la città le pattuglie notturne della Guardia civica. Di giorno poi delle quattro porte se ne tenevano aperte due soltanto, cioè la Porta del Castello e la Porta di Noja con essersi situato a ciascuna di esse un picchetto di Guardia civica. Quella del Buccettolo e quella di S. Angelo, ora anche abbattute, si tenevano chiuse.
Fu tal provvedimento diretto ad impedire che sia di notte, sia di giorno fossero entrate nella città persone sospette di cattiva intenzione o facinorose che avessero potuto perturbarla. Si venga ora e si giustifichi la mania di distruggere le antiche mura e le porte delle città! Le sue forti mura e le sue porte nell’anno 1799, per tralasciare i fatti più antichi, salvarono la ricca città di Bari dal saccheggiamento tentato più volte, e sempre in vano, dalle numerose torme armate de’ così detti suoi casali. Tenga Dio sempre lontano il flagello delle rivoluzioni. Ma non siamo stati noi forse testimonj di cotesti sconvolgimenti dopo una lunghissima pace e perfetta tranquillità? La Storia serve ad istruire gli uomini, Præteritæ quippe res optima gerendarum rerum documenta sunt[264].
Nel rifarsi un tratto di muraglia vicino alla Porta del Castello avvenne disgraziatamente che una parte di essa crollò. Rimasero sepolti sotto le sue rovine cinque poveri muratori che vi travagliavano e caddero con essa da su in giù. Avutone l’avviso accorsi subito sul luogo e trovai molto popolo spettatore di sì lagrimevole disastro. Niuno però osava muoversi a soccorrergli per la giusta tema che la rimanente muraglia gli fosse caduta addosso. Sarebbero quindi quegl’infelici infallibilmente periti. Avendo veduto che per incoraggiare gli astanti erano inutili le parole e le persuasive, mi spinsi innanzi di botto e montando sull’alto della breccia della caduta muraglia, cominciai colle mie mani a sbarazzar le pietre che cuoprivano li cinque disgraziati muratori.
Tanto bastò per vedermi seguito all’istante da cento altre persone. In meno di un quarto d’ora le pietre rimasero sbarazzate e furono tratti fuori li cinque muratori che sotto di esse stavano sepolti. Fortunatamente si trovarono tutti viventi, benchè pesti chi più chi meno dalle contusioni e dalle ferite riportate. Si prese cura di fargli diligentemente medicare ed assistere dal Dottor Cerusico del luogo, e si ristabilirono tutti perfettamente. È facile da ciò vedere che il discorso più eloquente che si può tenere al popolo è il proprio esempio.
In questo stato erano le cose della nostra città allora quando terminati gli affari della Capitanata la colonna delle truppe Francesi spedita nelle Puglie passò nella nostra Provincia. Il General Broussier succeduto nel comando di essa al General Duhems fissò il suo quartier generale a Barletta, perchè le due prime città della stessa a sei miglia ciascuna di distanza da Barletta, cioè Andria e Trani erano in armi preparate a far resistenza ai Francesi. Era anche con lui il Conte di Ruvo Ettore Carafa colla sua nascente legione, circostanza la quale lo rendeva potentissimo. Non posso che compiangere la sua sorte infelice, ma debbo rendere omaggio alla santa verità. Non solo ei non mostrò alcun risentimento coi Ruvestini; ma gli trattò anzi con benevolenza e cortesia. Con vera nobiltà di pensare non mischiò punto nelle cose pubbliche il privato interesse o risentimento.
Mi recò una giusta sorpresa l’aver letto nella Storia dell’Italia di Carlo Botta che il Conte di Ruvo abbia fatta allora incendiare dai Francesi la città d’Andria sua patria, perchè ivi era nato, ed ivi era stato anche allevato nella sua fanciullezza. Ma non può meritare veruna scusa il vedersi replicata la stessa cosa in una Storia del nostro Regno pubblicata dopo da uno Scrittore Napolitano. A quest’ultimo che non era Forestiere come Carlo Botta fa molto torto l’aver ciarlato tanto de’ fatti avvenuti nell’anno 1799 specialmente nella Provincia di Bari, senz’avergli conosciuti e senz’aversi data la pena d’informarsene prima con esattezza da quelle persone che gli conoscevano.
Rispetto dunque al disastro sofferto dalla città di Andria è da sapersi che la risoluzione presa da quella Popolazione di levarsi in armi e resistere ai Francesi fu vie più fomentata dall’arrivo di alcune centinaja di uomini armati de’ casali di Bari che ivi si recarono per rinforzarla. Il Conte di Ruvo che prevedeva le conseguenze che ne sarebbero da ciò derivate fece tutto il possibile per acchetare quella città fino ad esporre la propria vita. Sono stato assicurato da persone ch’erano presso di lui e dagli Andriesi istessi che si portò fin anche solo a cavallo fin sotto le mura di Andria per parlare a quelli abitanti, e ne fu corrisposto a colpi di fucilate tirate sia dai cittadini istessi, sia dagli ospiti casalini ivi sopraggiunti, i quali niuno interesse avevano alla salvezza di quella città.
Or qualunque voglia credersi l’effetto che il Conte di Ruvo avrebbe potuto augurarsi da cotesto tentativo con una popolazione sollevata e decisa a resistere, bisogna convenire che non si sarebbe certamente esposto di persona a tanto rischio, senza che il di lui animo fosse stato riscaldato dall’amore della sua patria, e da un desiderio di salvarla così potente che non gli fece punto calcolare il pericolo della sua mossa[265]. Lo confermano ciò vie più i fatti che sussieguono.
Il Generale Broussier si recò di persona ad attaccare la città di Andria; ma si mostrò in quel rincontro o molto poco previdente o molto poco esperto nell’arte della guerra. Era allora la città suddetta circondata dalle sue antiche mura piene per tutti i lati di feritoje, ma troppo deboli contro la forza dell’artiglieria. Partito il Generale suddetto da Barletta colle sue truppe dopo la mezza notte, si trovò in faccia alla città suddetta all’alba del dì 23 Marzo 1799. Avvertito dagli Andriesi l’arrivo del nemico, tutte le campane cominciarono a suonare a stormo, e la gente armata ch’era tutta al di dentro si distribuì dietro la intera muraglia e prese posto alle feritoje già dette.