Le porte della città non erano munite nè di fossati, nè di ponti levatoj, ma erano al piano ed accessibili. Il modo regolare quindi di attaccarla sarebbe stato quello di fracassare alcuna delle porte ch’erano chiuse, o far cadere qualche pezzo della vecchia e debole muraglia a colpi dell’artiglieria, e poi far avanzare la truppa all’assalto. Ma il Generale suddetto, mentre le porte erano serrate, e non aveva pensato neppure a far preparare e condurre seco le scale da Barletta per potersi assaltare le muraglie, contro tutte le regole dell’arte della guerra fece avanzar la truppa in colonna contro la porta principale della città detta porta del castello che mena a Trani.
Avevano gli Andriesi un solo cannone ottenuto dai Tranesi, e situato alla porta suddetta. La prima scarica di esso fatta a metraglia da un abile artigliere fece molto danno nelle file della colonna nemica che si spingeva innanzi senza una conveniente precauzione. Una seconda scarica a palla smontò un pezzo di artiglieria di campagna ch’era alla testa della colonna suddetta. Giunta questa vicino alle muraglie a tiro di fucile, si divise per circondare anche gli altri lati della città. Cominciò allora un fuoco terribile colle continue scariche che partivano dalle feritoje delle muraglie, il quale durò circa due ore con gran disuguaglianza. Non tutti gli aggressori avevano potuto avere la opportunità di prender posto dietro sicuri ripari. Non pochi di essi erano rimasti esposti a petto scoverto alle fucilate, mentre gli aggrediti appostati dietro la muraglia non potevano essere offesi in verun modo dal fuoco perfettamente inutile della fucileria Francese. Durò cotesto cattivo giuoco fino a che li Guastatori Francesi appressatisi sotto una grandine di palle alla già detta porta principale della città riuscirono a romperla non senza molto stento a colpi di scuri, e fecero entrare in essa la truppa.
L’errore imperdonabile del Generale cagionò la perdita di parecchi soldati ed uffiziali, e fu giustamente ed acremente censurato non solo dagli uomini di guerra, ma anche da chiunque non mancava di senso comune. Intanto anche dopo entrata la truppa nella città incontrò una viva e coraggiosa resistenza, la quale alla fine riuscì inutile contro una forza assai superiore di numero bene agguerrita e padrona già di tutti i mezzi di distruzione[266].
In questo rincontro il Conte di Ruvo intercedè, pregò e si gittò finanche ginocchioni innanzi al General Broussier per potere salvare la città almeno dall’incendio; ma fu tutto inutile. Si mostrò costui inesorabile, perchè irritatissimo dalla perdita fatta della sua gente causata per altro dalla sua poca avvedutezza e previdenza. Si seppe inoltre che il Conte di Ruvo indignato di cotesta sua durezza spinse contro di lui un rapporto, il quale produsse l’effetto che il Generale suddetto fu richiamato dal comando delle truppe spedite nelle Puglie.
Sono questi i veri fatti. Io che mi trovava allora in quella Provincia posso parlarne assai meglio di Botta che scrisse su gli altrui fallaci rapporti, e di chiunque altro ha replicato come un pappagallo ciò che da Botta si è detto. Questi fatti gli ho saputi da persone degne di fede che si trovarono presenti ai medesimi, dagli stessi Andriesi, e dalla pubblica voce che gli rese notorj alla intera Provincia. Si lasci dunque in pace un disgraziato defunto, al quale tutt’altro può essere imputabile che l’incendio della sua patria.
Del resto si è voluto anche esagerare il danno sofferto da quella città, mentre ho tutta la ragione dì compiacermi di quelle propizie circostanze che concorsero a diminuirlo. L’incendio non potè prender piede per essere opportunamente sopraggiunta una dirotta pioggia. Il massimo numero degli abitanti fu salvo primo perchè moltissimi di essi rifuggirono sotto la protezione del Conte di Ruvo nel suo ampio e grandioso Palagio Ducale rispettato dalla soldatesca furibonda sparsa per la città[267]: secondo perchè si nascose nelle grotte sotterranee, che in essa vi sono mentovate dal Pontano nel luogo riportato nel capo I pag. 26.
Gli effetti li più preziosi de’ cittadini furono salvati coll’esser stati nascosti o in quelle stesse grotte ignote ai Francesi, o nelle campagne ov’erano stati precedentemente trasportati dai più ricchi possidenti che avevano preveduto quel disastro che venne la detta città a soffrire. D’altronde il saccheggiamento degli altri effetti meno preziosi rimasti nelle case non durò che poche ore. Le premurose insistenze del Conte di Ruvo, che riscuoteva dai Francesi tutto il riguardo per la sua illustre condizione pe’ suoi talenti e pe ’l suo sommo coraggio, fecero sì che il General Broussier il giorno istesso colle sue truppe se ne ritornò a Barletta. Il che diè anche l’agio agli abitanti di uscire dai loro nascondigli ed occuparsi di proposito a finire di estinguere l’incendio, il quale fece perciò pochissimo danno. Un buon numero in fine degli uccisi dal furore de’ soldati entrati colle armi alla mano fu, per quanto mi venne riferito, della gente venuta dai casali di Bari, a cui non erano noti tampoco i detti nascondigli, e quindi non le fu facile sottrarsi alla strage che susseguì alla presa della città.
Ben diversa però fu la sorte della povera città di Trani espugnata dopo l’affare di Andria. Era assai più imponente l’apparato di guerra che la stessa ostentava. Le sue mura ed i suoi bastioni che stavano in buono stato erano circondati da un largo e profondo fossato, e muniti di circa trenta pezzi di artiglierie di diverso calibro. Si erano presi questi dal suo antico castello, ove si tenevano in deposito sotto la custodia di pochi soldati invalidi. Cosa però valgono i cannoni quando mancano gli uomini che possano sostenergli?
Cotesto apparato intanto e la trista sperienza fatta nell’attacco di Andria posero il General Broussier in molta prevenzione, e lo resero più cauto. Quindi la città di Trani fu attaccata con tutte le regole dell’arte della guerra. Furono presi dal castello di Barletta quattro pezzi di grossa artiglieria, coi quali fu piantata una batteria contro la porta della città che guarda l’occidente sulla strada di Barletta. Contro l’altra porta che guarda l’oriente detta la porta di Bisceglia furono situati gli obizzi che lanciavano nella città qualche granata per dar terrore, giacchè non avevano i Francesi larga provvisione di questi projettili.
Poco o nulla però fu l’effetto della batteria de’ cannoni. Era la stessa situata a lunga distanza dalla muraglia per la seguente ragione. Vi è da quel lato fuori della città ad una certa distanza l’antico castello. Ove dunque la batteria suddetta si fosse più ravvicinata alla città, sarebbe stata colpita di lato e smontata dai cannoni del castello. Cotesta batteria dunque tirava solo per far rumore, e per bucare le case adiacenti alla porta contro la quale era piantata.