Quindi nel parlamento suddetto furono proposti e presi gli espedienti per la formazione delle nuove selciate colla imposizione di un novello carico sulle gabelle civiche. Perchè la cosa fosse ben riuscita e lo scolo delle acque piovane avesse avuto un regolare declivio che ne avesse impedito il ristagno, ne fu formato il piano dall’architetto da me proposto fu D. Ignazio Stile, quanto valente specialmente nella Scienza idraulica, altrettanto onesto. Cotesta operazione però esigeva una spesa fortissima perchè si trattava di rinnovare per lo intero le selciate della città. Coi mezzi ordinarj sarebbe andata la cosa molto a lungo e sarebbe forse rimasta anche non compiuta. Il notabile aumento d’introito che la cassa comunale venne ad avere colla transazione dell’anno 1805 e coll’essersi indi guadagnata anche la causa della difesa, accelerò cotesto segnalato beneficio che quella Popolazione lo deve al zelo ed al disinteresse di que’ pochi, ma bravi cittadini che presero a petto loro la difesa di quelle cause che hanno prodotto tanto vantaggio.

Ecco come le strade interne della nostra città si vedono ora lastricate di belle e grandi pietre quadrate. È però quì d’avvertirsi per lo futuro regolamento che le pietre che si cavano nella nostra Provincia ed in conseguenza anche a Ruvo, mentre son atte a qualunque lavoro, non hanno però molta durezza. Quindi le selciate delle nuove strade interne formate in Ruvo si videro ben presto approfondate dalle ruote delle vetture. Grandissimo è il numero di esse ch’entra nella città e batte di continuo le strade suddette per lo trasporto della immensa quantità de’ generi che si raccolgono nel suo vasto territorio, e di tutte le altre cose che bisognano all’uso della vita.

Nel sito quindi del passaggio delle ruote si pensò sostituire una linea di pietre assai più dure, le quali avessero potuto opporre una maggior resistenza alla impressione di esse. Si trova anche nel territorio di Ruvo un’altra qualità di pietra che porta il nome di pietra livida dal suo colore piombino. Gli Architetti Napolitani addetti alle strade Provinciali che l’hanno osservata assicurano che supera la stessa in durezza le pietre delle lave del Vesuvio dette basoli, delle quali sono lastricate le strade di Napoli. Si trova la pietra suddetta nella contrada di S. Lucia. Io ne ho molta nel mio fondo denominato il Parco del Conte ed accordai al Sindaco il permesso di farne tagliare quanta ne avesse voluta per valersene all’uopo, come fu eseguito.

Nell’autunno dell’anno 1805 mi toccò fare un viaggio in Ispagna per trattare un rilevante affare. Mi trovava a Madrid allora che fu data la celebre battaglia navale di Trafalgar nella quale perderono la vita tanto il famoso Ammiraglio della Squadra Inglese Nelson, quanto quello della Squadra Spagnuola Gravina ch’era Siciliano ed anche valentissimo uomo di mare. Venni ivi a conoscere che il nostro Regno si trovava compromesso in una nuova guerra colla Francia. Cercai quindi di accelerare il mio ritorno in Napoli.

Giunto quì trovai il Paese nella massima trepidazione. Non tardò molto e si ebbero sicure notizie che una poderosa armata Francese era in marcia a questa volta. Il Re Ferdinando rimasto solo dagl’Inglesi e dai Russi ch’erano quì sbarcati, ed indi furono obbligati a partire dalla forza degli avvenimenti seguiti nella Germania, prese la risoluzione di ritirarsi nella Sicilia. Memore della terribile anarchia che si era quì suscitata nell’anno 1799 dopo la partenza del Re, non posi tempo in mezzo. Nel giorno istesso della partenza del Re fissai una carrozza, e ’l dì seguente partii per Ruvo col mio fratello Giulio, onde attendere ivi il risultamento delle cose. Mi determinai a questa mossa perchè calcolai ch’era quello il luogo di maggior tranquillità per me in mezzo ad una popolazione buona, ed a me attaccata.

Vidi per la strada che la notizia già precorsa della partenza del Re aveva resi gli animi delle Popolazioni titubanti, ed inquieti. Giunto nella nostra Provincia ebbi a convincermi che la sperienza del passato è una grande scuola per gli uomini. Divulgata appena la notizia della partenza del Re, tutte le città cominciando da Trani ch’era allora il capoluogo, per proprio impulso, e senz’attenderne neppure la permissione del Preside ch’era allora il Capo Politico della Provincia suddetta, posero in piedi una imponente Guardia civica, onde prevenire qualunque perturbazione dell’ordine pubblico. Anzi i Magistrati istessi del Tribunale di Trani che avevano più degli altri motivo di temere un sommovimento di tanti carcerati che ivi vi erano, furono i più attivi e zelanti nell’organizzarla.

Si fece lo stesso anche a Ruvo; ma in verità non ve ne sarebbe stato neppur bisogno. Serbò quella Popolazione in tale occasione tanta tranquillità e buon ordine che ben posso dire di non esservi stato neppure un solo che avesse mostrata cattiva intenzione. In mezzo a quella commozione generale ch’era inseparabile da un cangiamento di Governo, non ebbe a notarsi qualunque minimo inconveniente. Fu quindi quello per me veramente un tempo di ozio letterario. Stabilito il nuovo Governo, e sedata quell’agitazione che aveva prodotta l’ingresso dell’armata Francese nel Regno, mi ritirai in Napoli per continuare l’esercizio dell’Avvocheria.

Passando ora alle novità che nella nostra città ebbero luogo per effetto del nuovo ordine di cose quì introdotto, vi erano in Ruvo tre Conventi di Frati, cioè uno de’ PP. Domenicani, l’altro di Cappuccini, e l’altro de’ Minori osservanti sotto il titolo di S. Angelo di cui ho parlato innanzi nel Capo VI[269]. Il primo di essi dal nuovo Governo fu soppresso perchè era ricco. Il secondo lo fu del pari, poichè coi nuovi regolamenti introdotti era incompatibile che due conventi di Frati mendicanti fossero rimasti a carico dello stesso Comune. Si è ora ricreduto da queste vedute, ed i Cappuccini sono ritornati di nuovo in Ruvo.

Li PP. Domenicani avevano un bel convento, ed una magnifica Chiesa fuori dell’abitato al largo della Porta di Noja. Il convento rimasto per alcuni anni in amministrazione nelle mani vandaliche degli Agenti Demaniali ne rimase non poco maltrattato. Fu dappoi dal Governo Militare donato una colla Chiesa al Comune di Ruvo, e l’Amministrazione municipale cominciò a prenderne qualche cura. Ritraeva dai membri di esso una picciola rendita, poichè la massima parte dell’edificio serviva per quartiere ad una Brigata di Gendarmeria a cavallo stabilita in quella città. In quanto alla Chiesa, una delle Confraternite di detta città sotto il titolo di S. Maria della Purificazione ebbe il permesso di passare dalla Chiesa di S. Luca, ove prima era stabilita, a quella assai più grandiosa de’ soppressi Domenicani con essersi incaricata di mantenerla, come la mantenne con quella decenza ch’era conveniente.

Vi sono nella città di Ruvo varie pie Istituzioni, o siano Monti destinati dalla volontà de’ fondatori a dare i sussidj ai poveri. Coteste Istituzioni mentre onorano moltissimo lo spirito di carità de’ nostri antenati, davano anche larghi mezzi per potersi soccorrere la misera gente, specialmente nel tempo che le dirotte piogge, e le copiose nevi impediscono alla stessa di guadagnare il proprio vitto col lavoro della campagna. Dai nuovi regolamenti Francesi furono introdotte tanto in Napoli che nelle Provincie le Commissioni di Pubblica Beneficenza. Lo scopo di cotesta novella Istituzione, per quanto a me pare, è stato quello di riunire tutte le rendite provvenienti dalle pie disposizioni di questa natura in una sola massa, e disporre di esse in quel modo che si crede conveniente al bene ed al bisogno generale della Provincia, non già al sollievo de’ poveri di que’ luoghi soltanto ove tali pie fondazioni si trovano ordinate.