Nella està dell’anno 1813 dopo che le locuste suddette avevano messe già le ali, e prima che fosse giunto il tempo in cui deponevano le uova perforando il terreno, surse un vento impetuosissimo di libeccio che le sospinse sul mare Adriatico, ove rimasero sommerse. Si osservò che i pesci i quali si erano di esse cibati divenivano tanto fetidi che non si potevano mangiare.
Nell’anno 1809 cessai dalle funzioni di Avvocato della nostra città perchè venni obbligato ad assumere una carica di Magistratura da me non ambita e non dimandata, perchè era ben contento del rango a cui era giunto nell’Avvocheria e della fortuna che in tal carriera mi aveva assicurata. Non lasciai perciò di prestarmi a tutto ciò ch’era conducente al bene della mia Patria tutte le volte che ne venni richiesto. Ciò che fu da me operato perchè non fosse rimasto soppresso il Vescovado di Ruvo l’ho detto innanzi nel capo VII. Richiamò inoltre la mia attenzione un articolo dell’ultimo Concordato colla S. Sede che doveva mandarsi in esecuzione.
Si trovava in esso stabilito che in ciascuna Diocesi si doveva formare la dotazione per un Seminario. Riflettei che la Diocesi di Ruvo non si estende al di là delle mura della città. Ove quindi si fosse venuto a fondare in Ruvo quel Seminario che per tal ragione non vi è stato mai, avrebbe potuto avere tutto al più otto o dieci alunni. Riflettei inoltre che nella città di Bitonto si trovava già fondato un Seminario. Dipendendo quindi ambe le Diocesi dallo stesso Vescovo, il Seminario di Bitonto avrebbe potuto essere opportuno anche per i giovani Ruvestini avviati al Chericato.
Per altro lato ho sempre opinato che la soverchia moltiplicazione de’ Seminarj non è di veruna utilità, attesa la somma difficoltà di aversi buoni Maestri, specialmente di Belle Lettere, de’ quali vi è gran penuria. Se in vece di tanti Seminarj Diocesani venissero a stabilirsi in ciascuna Provincia due o tre Seminarj Provinciali, colla riunione delle rendite de’ diversi Seminarj Diocesani si potrebbero avere a tal modo per la educazione della Gioventù di tutte le Diocesi Seminarj fondati con maggior nerbo e provveduti di buoni Maestri, de’ quali non è facile averne quanti se ne vogliono.
Questi riflessi mi suggerirono la idea che nella esecuzione del precitato articolo del Concordato sarebbe stata cosa utilissima per la nostra città se in luogo del Seminario si fosse ottenuto lo stabilimento di una Casa de’ PP. delle Scuole Pie. Considerai che sarebbe stato ciò conducente alla istruzione non solo de’ Cherici, ma anche di tutta la Gioventù Ruvestina. Che la nostra città produceva talenti elevatissimi, i quali si perdevano per la mancanza delle scuole. Che quindi si sarebbe venuto a fare molto guadagno se si fossero ivi stabilite le scuole pubbliche regolate da Uomini rispettabili e versati nella istituzione ed educazione della Gioventù.
La mia idea piacque a tutte le persone sensate, e venne accolta anche con fervore dal Decurionato che la secondò energicamente. Fu quindi determinato che ove ciò si fosse ottenuto, il Convento e la Chiesa de’ soppressi Domenicani che la nostra città teneva in dono dal Governo, sarebbe rimasta ceduta ai PP. delle Scuole Pie che sarebbero venuti ivi a stabilirsi. Dopo ciò ne fu dalla nostra città rassegnata al Re l’analoga dimanda ragionata. Il Sindaco in nome del Decurionato mi scrisse con calore che l’avessi portata innanzi come venne da me eseguito, non senza però avere incontrato un forte ostacolo per le circostanze che passo ad esporre.
Erano incaricati della esecuzione del Concordato suddetto per parte del Re S. E. il fu Sig. Marchese D. Donato Tommasi Ministro allora di Grazia e Giustizia, e degli Affari Ecclesiastici, e per parte della Corte di Roma Monsignor D. Alessandro Giustiniani Nunzio allora Apostolico, ed indi Cardinale. Rimessa ad entrambi la supplica rassegnata al Re dalla nostra città, il primo pensando da Filosofo gustò molto bene il progetto con essa proposto. Il secondo però si atteneva strettamente alla lettera del Concordato, e voleva in ogni conto in Ruvo un Seminario. Nè fu possibile rimuoverlo da questa idea a cui rimase fermamente attaccato.
Il Sig. Marchese Tommasi aveva molta bontà per me. Era inoltre persuaso che io cercava unicamente il bene della mia Patria, e che niun altro poteva essere al caso di calcolare più, e meglio di me ciò che sarebbe stato per la stessa di maggiore utilità. Mi riuscì trarlo nell’impegno positivo di far valere il suo avviso, benchè contraddetto da Monsignor Nunzio. Quindi per opra sua rimase il Re pienamente convinto che la nostra dimanda era meritevole di favore, e si degnò scrivere di proprio pugno una lettera al S. Padre, colla quale lo pregò a prestare il suo consenso che in luogo del Seminario si fosse in Ruvo stabilita una Casa de’ PP. delle Scuole Pie.
Avendo Sua Santità benignamente aderito a tal richiesta ch’era partita da una mano così alta, fu Monsignor Nunzio obbligato ad acchetarsi. Quindi lo stabilimento di una Casa de’ PP. delle Scuole Pie nella città di Ruvo venne ordinato con Real Rescritto del dì 12 Ottobre 1819, ed indi confermato con Real Decreto del dì 20 aprile 1820 relativo allo stabilimento di alcuni Conventi, e Case Religiose ne’ Reali Dominj al di qua del Faro.
Parve però che Monsignor Nunzio fosse rimasto in certo modo piccato di essersi ciò ottenuto senza il di lui concorso. Diè un argomento del suo mal’umore allora che si venne a fissare la dotazione della Casa suddetta da stabilirsi a Ruvo. Ei che non aveva mostrata mai stitichezza nella dotazione de’ Conventi che si andavano a rimettere per la esecuzione del detto Concordato, al Convento delle Scuole Pie di Ruvo non voleva dar altro che l’annua rendita di circa ducati novecento che si ritraeva da diversi fondi demaniali rimasti ivi disponibili. Valeva però ciò lo stesso che rendere inutile la grazia ottenuta, perchè con annui ducati novecento non avrebbe potuto certamente sussistere una comunità di tal fatta.