Il Marchese Tommasi che voleva evitare di portar più oltre anche questo articolo subalterno, m’insinuò che avessi praticati degli uffizj presso Monsignor Nunzio, e per valermi delle sue precise espressioni, che gli avessi dato anche del fumo. Non tardai ad eseguirlo, e valga il vero ricevei da lui un’accoglienza la più cortese gentile ed obbligante. Lo pregai caldamente per una competente dotazione, e gli dissi che dalle sue mani attendeva la nostra città il compimento di un’opra così santa. Ei rimase molto soddisfatto di questa parte. Dopo pochi giorni venne tutto ultimato. Con Real Rescritto del dì 3 Giugno 1820 la Casa de’ PP. delle Scuole Pie di Ruvo ricevè una dotazione non solo conveniente, ma anche comoda, poichè i beni fondi alla stessa assegnati essendo stati migliorati, e venendo amministrati con quell’avvedutezza, ed accorgimento che mancava agli Agenti demaniali, hanno dato anche un notabile aumento di rendita.
Non debbo quì defraudare di quella laude che gli è dovuta il Sig. Primicerio D. Domenico Chieco di cui ho fatta innanzi anche onorevole menzione. Era egli in quel tempo Vicario di Monsignor Manieri Vescovo di Ruvo e di Bitonto. Ei spiegò tutto il zelo, ed energia nel secondare con tutti i mezzi ch’erano nel suo potere cotesta operazione utilissima alla comune Patria. Venne la stessa appoggiata solidamente dai rapporti fatti al Ministero da Monsignor Vescovo. Questo zelo lo serbò fino all’ultimo, poichè dopo ottenuto l’intento si occupò ben anche a far restaurare, e preparare il già detto Convento de’ soppressi Domenicani ove i PP. delle Scuole Pie vennero a stabilirsi.
Ecco come si trovano essi stabiliti in Ruvo. Non può lodarsi abbastanza il zelo col quale si occupano ad istruire la Gioventù Ruvestina nelle Lettere, ed allevarla nelle Pratiche religiose. Ho però da essi inteso con positivo rancore, ed indignazione che vi sono (salva la pace de’ buoni) taluni genitori, li quali non s’incaricano punto d’informarsi neppure da essi della condotta, e del profitto de’ loro figliuoli!!! Miserabili! A tal modo valutano il segnalato beneficio che hanno ricevuto? I genitori però che non curano la buona riuscita de’ loro figliuoli sono maledetti da Dio, e disprezzati dagli uomini.
Verso la stessa epoca ebbi anche la occasione di occuparmi di un altro articolo interessantissimo per la nostra città. Tra gli esiti messi a carico di quel Comune nello stato discusso, o sia budjet, vi è quello di annui ducati mille circa per la formazione delle strade Provinciali. Più di ogni altro luogo aveva la nostra città bisogno di esse. Li due tratti di strada specialmente da Corato a Ruvo, e da Ruvo a Terlizzi frequentati per necessità più di tutti gli altri, si erano resi tanto orribili che superavano la immaginazione. Non erano più trafficabili senza grandissimo disagio, ed anche senza pericolo nè colla vettura, nè a cavallo, nè a piedi.
Intanto mentre li tre Comuni di Ruvo di Corato e di Terlizzi avevano versate somme rilevantissime per molti anni nella Cassa delle strade Provinciali, neppure un ducato si era speso ancora pe ’l loro comodo! Vi era il progetto per la formazione di una nuova strada interna, la quale cominciando da Canosa, e passando per Andria Corato Ruvo Terlizzi e Bitonto andar doveva a Cisternino. Ma le carte relative allo stesso si erano messe in oblio e servivano di pascolo alle tignuole.
Li Signori che componevano la Commissione delle opere pubbliche di quella Provincia erano Baresi. Consisteva il loro zelo nell’adoperarsi che tutte le nuove strade che si facevano a spese della Provincia fossero cominciate dalla città di Bari, onde le loro Dame da qualunque lato avessero voluto uscire a diporto in carrozza non fossero state incomodate dalle scosse. Tutte le altre città della Provincia non le consideravano altrimenti che come contribuenti per servire al loro comodo, ed alla loro delizia!
Fremevano di ciò principalmente i Ruvestini che messi in mezzo a due tratti di strada precipitosissimi, ne risentivano un maggiore discapito. Essendomi recato a Ruvo m’informò il Sindaco dell’intrigo che vi era a Bari, e mi diè le più calde premure perchè mi fossi ivi recato di persona per tenerne al Sig. Intendente della Provincia un discorso positivo, ed efficace. Occupava allora quella carica il fu Sig. Conte di Montaperto D. Gennaro Tocco de’ Principi di Montemiletto, uomo di elevati e perspicacissimi talenti di belle cognizioni, e di rettissime intenzioni. Era egli molto mio amico. Avendolo pienamente informato di tutte le premesse circostanze, ne rimase fortemente penetrato.
Quindi accogliendo la nostra dimanda ordinò definitivamente che senza ulteriore ritardo si fosse messa mano alla strada suddetta da Canosa a Cisternino, e nell’indicare i punti li più urgenti dai quali dovevano cominciarsi i lavori, vi comprese principalmente il tratto di strada tra Corato Ruvo e Terlizzi. Dietro l’efficaci disposizioni da lui date feci assistere presso la Direzione de’ Ponti e Strade perchè si fosse messa mano all’opra come si fece. Cotesta nuova e bellissima strada che ha rimpiazzata la via Trajana ora è compiuta. Il vantaggio che ne ha da ciò riportato la nostra città è immenso. Oltre il comodo accesso che ora vi è alla stessa, è venuta anche a rimanere accresciuta la sua ricchezza. Cotesta strada facilita il commercio interno, lo smaltimento de’ prodotti del suo vasto territorio, e ’l trasporto di essi alla marina per imbarcarsi, il quale era per lo innanzi molto malagevole. Il passaggio inoltre di una bella strada consolare trafficata di continuo porta sempre un notabile guadagno ai luoghi che traversa. Si vedono ora in fine moltiplicate in Ruvo anche le carrozze per le quali mancava prima una strada praticabile, ed è questo anche un progresso nella civiltà.
Non è quì a passarsi sotto silenzio un punto della detta nuova strada veramente incantevole. In quel tratto di essa che mena da Corato a Ruvo, la prima contrada che s’incontra dell’agro Ruvestino porta il nome di Bel luogo, la quale era una delle cinque contrade che formavano l’antico Demanio della città. Respondent rebus nomina sæpe suis. È quello in vero il punto più bello e più gajo dell’agro Ruvestino, il quale prima della formazione della novella strada era poco conosciuto dagli stessi abitanti della nostra città. È questo elevatissimo, ed ha sottoposta una ben larga e spaziosa vallata coverta di piantazioni e di praterie, la quale termina alla marina, e diletta sommamente lo sguardo. Domina inoltre tutte le belle città messe sul litorale dell’Adriatico da Barletta a Bari. Un sito così delizioso che il decreto di Revertera e di Guerrera dell’anno 1549 aveva condannato al pascolo delle bestie, si vede ora coverto di belle e ridenti piantazioni e casine di campagna che ne hanno accresciuto infinitamente il valore non meno che la vaghezza.
Anni indietro il nostro ottimo Sovrano Ferdinando II viaggiando per le Puglie, e percorrendo la già detta novella strada di Canosa, si compiacque di passare anche per la nostra città. Giunto al punto di Bel luogo rimase talmente colpito dal magnifico colpo d’occhio che questo gli presentava che fece fermare la sua carrozza per meglio comtemplarlo. Chiamato indi a se il capo della Guardia urbana Ruvestina a cavallo che aveva l’onore di scortare S. M. dai confini del nostro territorio, volle essere informato del nome di quel sito incantevole, e de’ nomi di ciascuna delle sottoposte città della Marina ch’erano a vista. Giunto indi a Ruvo ebbe la bontà di smontare dalla carrozza e traversare la città a piedi seguito da tutta la popolazione giuliva, ed esultante che l’era uscita incontro con aver lasciato in quel dì qualunque lavoro, del che ne mostrò il Re espressamente una piena soddisfazione.