Al contrario gli animali degli altri cittadini che non avevano il comodo dell’acqua non potevano fare che delle brevi e molto stentate scorrerie in quella parte soltanto delle murge ch’è più vicina all’abitato, ove andava a raggrupparsi un numero immenso di bestiame, il quale non poteva passare innanzi per non andare a perire di sete. Qual pascolo quindi poteva trovarsi in un suolo mietuto ogni dì da tante migliaja di denti? A buona ragione può dirsi che il dritto civico ch’essi pagavano e stanno tuttavia pagando alla Cassa comunale lo pagavano e lo pagano più per l’aria fresca che sono nella necessità di andare ivi a respirare nella estiva stagione che per l’erba che vi trovano.

Dalle premesse osservazioni è facile comprendere che il dritto de’ cittadini di Ruvo sul demanio delle murge in astratto è uguale per tutti, ma nel fatto vi è tanta disparità di godimento che distrugge ogni idea di uguaglianza. Fu ciò da me ben capito fin dal principio. Quindi dopo stipulato il precitato strumento di transazione dell’anno 1805 proposi la formazione delle cisterne comunali in que’ luoghi delle murge che si sarebbero creduti opportuni capaci di contenere acqua sufficiente per tutti gli animali che vanno ivi a pascolare nella estiva stagione. Osservai che la spesa che sarebbe occorsa per la costruzione di esse non sarebbe stata priva di un vistoso fruttato, poichè nella Provincia di Bari, la quale è povera di acqua e soggetta alla siccità la fida dell’acqua estiva si fa ad una ragione vantaggiosa.

Questo progetto fu ben gustato e valutato dall’Amministrazione comunale di allora che pensava sanamente. Si sarebbe messa mano alla costruzione delle peschiere suddette se la rinnovazione delle strade interne della città che interessava la salute degli abitanti non avesse esatta una giusta preferenza, e pronti provvedimenti. Nondimeno non fu il progetto obliato. Possiede il Capitolo di Ruvo nella rimota parte delle murge un laghetto formato dalla natura, e corredato anche di opere di fabbriche che porta il nome di lago di annaja. Si pensò acquistarlo per conto del Comune, e la cosa fu molto bene ideata.

Il fu Signor Devenuto Cancelliere Comunale in quel tempo, che meglio di ogni altro capiva quanto era importante il provveder di acqua l’erbaggio delle murge, mi diè in nome del Decurionato le più calde premure perchè mi fossi interposto per ottenere dal Capitolo la cessione del lago suddetto. Si diresse a me perchè essendo stato per lunghi anni Avvocato anche di quel Capitolo, ha lo stesso serbato per me sempre un particolar riguardo, di cui debbo altamente lodarmi.

Ne feci quindi la richiesta, e valga il vero non dovei stentar molto ad ottenere tal favore, perchè il Clero di Ruvo si è prestato sempre a concorrere al bene della comune patria. Quindi nell’anno 1822 rimase l’affare definitivamente combinato e conchiuso, e la detta pregevolissima proprietà fu conceduta alla nostra città in enfiteusi perpetua per lo discretissimo canone di annui ducati cinquanta. Abbondando inoltre il Capitolo di compiacenza e condiscendenza alle mie premure si contentò anche che fino a che il contratto non fosse rimasto convalidato dalla Sovrana approvazione, avesse l’Amministrazione comunale ritenuto il lago suddetto a titolo di affitto.

Entrata quindi questa nel possesso del lago cominciò a fare la fida dell’acqua agli animali de’ cittadini che andavano a pascolare nel Demanio delle murge. Col prodotto di essa pagava gli annui ducati cinquanta al Capitolo, e vi faceva non lieve guadagno. Nell’anno 1827, essendosi sul contratto suddetto ottenuta la Sovrana approvazione, ne fu stipulato pubblico strumento. Fu questa la prima pietra messa di un’opra tanto utile, e tanto desiderata dalla intera popolazione. Se vi fosse stata la buona volontà di proseguirla, non sarebbero certamente mancati i mezzi di costruirsi nelle murge quelle cisterne, le quali mentre avrebbero soddisfatti i voti di tutti i cittadini, avrebbero anche notabilmente accresciute le rendite della Cassa comunale.

Ma quest’opera pubblica non solo utilissima, ma anche indispensabile al bisogno, ed al bene della intera popolazione, si è veduta finora postergata, ed attraversata a forza di cabale, ed intrighi suggeriti dal privato interesse che corrompe tutto. Sono stati questi anzi così potenti, e tanto audaci che sono riusciti ad annientare anche il lago di annaja! Quel lago che l’avvedutezza, e la diligenza del Capitolo ha saputo conservare per secoli interi, rimasto per poco più di un lustro dopo l’anno 1827 nelle mani della moderna Amministrazione comunale, non esiste più e si è fatto rimaner distrutto, ed interrato con una balordaggine veramente inconcepibile! Tre proprietarj di masserie nella contrada suddetta indispettiti che coll’acquisto fatto dal Comune del lago di annaja era venuto a rompersi quel monopolio che facevano dell’erba, ebbero nell’anno 1834 l’ardimento di dissodare coll’aratro gli antichissimi canali saldi che conducevano allo stesso le acque piovane, onde farlo interrare, come ne rimase per necessità interrato.

Intanto la moderna Amministrazione comunale largamente aberrando, o volendo piuttosto aberrare, in vece di prendere le vie giudiziali proprie, ed opportune tanto civili che penali suggerite dalla legge per la pronta, e spedita correzione di sì grave attentato, si divagò in un tardivo procedimento amministrativo tortuoso, di equivoca ed incerta riuscita, e non conveniente alla qualità del fatto, ed alla vera veduta legale dell’affare. Dal che n’è seguito che il lago suddetto è tuttavia interrato, e la Cassa comunale sta pagando annui ducati cinquanta al Capitolo, senza nulla più ritrarre dalla fida dell’acqua! La piena sposizione delle circostanze di un avvenimento quanto pregiudizievole alla popolazione, altrettanto scandaloso sotto tutti i rapporti, e del vero concetto legale di esso non potendo aver luogo in un cenno istorico, lo riserbo ad altro lavoro.

Dopo il guasto avvenuto del lago suddetto si è cercato, per quanto mi è stato ultimamente riferito, supplire il vuoto che lo stesso produce con alcuni piccioli vasi d’acqua formati nella contrada delle murge. Ma troppo ci vuole perchè questa operazione corrisponda compiutamente al comodo della popolazione di Ruvo, al bisogno di un vasto e spazioso erbaggio, qual è quello delle murge, agl’interessi della Cassa comunale, ed ai doveri di un’Amministrazione municipale saggia avveduta e superiore a tutte le macchinazioni del privato interesse!

Nell’anno 1836 la nostra città si mantenne libera dal terribile flagello del Cholera, che aveva infettata la intera Provincia, fino al dì della Festa di S. Rocco che lì si celebra con gran sontuosità, e gran concorso di gente dalle convicine città la prima Domenica di settembre. Il dì che susseguì alla Festa suddetta fu apportatore de’ primi casi del Cholera in quella città. Valga ciò a convincere chiunque che con molta saviezza gli Scrittori della materia, e specialmente il Muratori hanno osservato che nelle circostanze di mali contagiosi (quale io reputo il Cholera che che altri ne credano) sono perniciosissime le grandi unioni di popolo. Tanto peggio se vi si unisce anche la intemperanza che accompagna sempre le feste popolari.