È però notabile che la mortalità fu ivi tanto lieve che i Ruvestini non concepirono affatto di quel morbo spaventevole nè quella idea, nè quel terrore che lasciò in altri luoghi la grandissima strage che ne fu la conseguenza.
Rinnovatosi lo stesso flagello prima in Napoli, ed indi man mano per tutto il Regno nella primavera dell’anno 1837 con una ferocia anche maggiore, io che mi trovava allora in Ruvo credei cosa saggia e prudente il rimanere ivi tutta la està, e l’autunno fino a che il morbo suddetto venne a cessare. Osservai in quella occasione che la nostra città fu l’ultima della Provincia ad esserne tocca. Le persone attaccate dal morbo furono circa settanta, delle quali ne perirono dieci, o dodici soltanto. Gli altri si curarono colla massima facilità, malgrado la oscurità che tuttavia vi è circa il metodo curativo del morbo suddetto.
Osservai inoltre ch’entrato il Cholera in una casa non si propagava ordinariamente dalla persona infetta alle altre della famiglia, mentre in altri luoghi n’erano rimaste sterminate famiglie intere. Se sia ciò derivato dalla bontà dell’aere, dalle fisiche disposizioni degli abitanti, o da altre ignote cagioni, chi potrebbe e saprebbe indovinarlo? Il Nestore della Chirurgia e mio rispettabile amico Cav. D. Lionardo Santoro dice con ragione di esser questo un morbo incomprensibile ed indefinibile.
Tenga Dio sempre da noi lontano cotesto terribile flagello. Ma in ogni caso esorto i miei concittadini a non disprezzarlo, ad essere più cauti nel preservarsene, e ringraziare la Provvidenza del pochissimo danno sofferto dalla nostra città nella catastrofe luttuosa dell’anno 1836 e 1837.
CAPO XV. Osservazioni sulla città di Ruvo, sulla sua Popolazione, sulla pregevole qualità e varietà del suo territorio, e sui disordini introdotti nella moderna Amministrazione comunale.
Della ridente, e vantaggiosa situazione della nostra città si è detto abbastanza nel Capo VI. Aggiungo quì solo che le abitazioni de’ cittadini, le quali si mostravano prima troppo antiche e tetre piuttosto allo sguardo, si vanno ora man mano riducendo al gusto moderno con maggior politezza ed eleganza. Quindi la città suddetta va ora prendendo un aspetto più ilare, e ben diverso da quello che aveva cinquant’anni indietro. Si aggiunga a ciò che l’aumento della Popolazione che va lì ogni dì crescendo ha reso indispensabile l’uscirsi fuori dell’antico recinto della città. Si sono quindi costrutte non poche nuove case e palagi ne’ lati orientale meridionale ed occidentale di essa, e se ne stanno tuttodì costruendo. Quali novelli edificj essendo di miglior gusto, vengono a renderla anche più bella.
Va ora la nostra città ad acquistare anche un nuovo lustro da uno stabilimento, il quale comunque di privata proprietà, è principalmente dedicato al decoro ed ornamento della stessa. Non debbo quì defraudare di quella laude che l’è dovuta la mia Signora Cognata D. Giulia Viesti vedova del fu mio fratello Giulio, e Madre e tutrice del mio nipote Giovannino di lui figliuolo ed erede.
La fama de’ pregevolissimi oggetti di antichità in Ruvo rinvenuti attira ivi di continuo una folla di distinti personaggi tanto Regnicoli che Esteri. Mi ha ciò determinato a riunire in una sola collezione i vasi fittili ereditarj del fu mio fratello Giulio, quelli acquistati da me rimasti tuttavia in Ruvo, e moltissimi altri che negli anni passati mi ho ritirati in Napoli per mio diletto e per le mie letterarie applicazioni.
Questa mia idea è stata energicamente secondata dalla detta Signora Viesti, la quale alle altre sue stimabili qualità unisce anche un animo virile ed un trasporto positivo per gli oggetti di antichità superiore alle inclinazioni del suo sesso: di modo che la di lei attiva ed efficace cooperazione ha influito e valuta moltissimo nel facilitare gli acquisti fatti da entrambi delle moltiplici antiche stoviglie che la nostra famiglia si trova fortunatamente a possedere.
Ella dunque avendo impreso ad edificare pel detto suo figliuolo Giovannino un novello palagio nel sito più bello della nostra città, cioè al largo fuori la Porta di Noja, il primo suo pensiero è stato quello di costruire di pianta appositamente quattro sale capaci di contenere la detta nostra numerosa collezione.