Sarà questo quindi un Museo prettamente Ruvestino, perchè fornito di vasi Italo-Greci trovati tutti in Ruvo. Servirà lo stesso a contestare il gusto squisitissimo ch’ebbe un tempo la nostra città per le scienze e per le belle arti che ivi fiorirono in grado eminente, e la farà distinguere dai dotti Amatori di cotesti pregevoli oggetti che ivi attira una nobile curiosità.

Circa il numero di quella Popolazione il Sig. Consigliere D. Giuseppe Castaldi mio amico, ed un tempo anche mio ottimo collega, nel suo erudito libercolo sulla Magna Grecia alla pag. 52 la riporta a seimila anime circa. È chiaro che nel ciò dire ha seguite le statistiche antiche che fino ai primi anni di questo secolo a tal modo l’hanno riportata. Ma nell’anno 1842 in cui egli ha scritto contava già la nostra città circa dodicimila abitanti, e ’l numero di essi va sempre più innanzi. Ha ora perciò il Regio Giudice di seconda classe.

Cotesto aumento di Popolazione seguito in poco più di trent’anni sembra in verità prodigioso. Bisogna però vagliare anche le cagioni che lo hanno felicemente prodotto. La correzione di tanti abusi introdotti dai Locati Abruzzesi, e dalla prepotenza Baronale avendo rianimata l’agricoltura, e la pastorizia ch’erano prima annientate, fa sì che coll’una e coll’altra si dà oggi da vivere ad un numero infinitamente maggiore di gente addetta tanto all’una che all’altra.

Le censuazioni de’ fondi rustici de’ Luoghi Pii ordinate ed eseguite dal Tribunal Misto, e le altre censuazioni assai più importanti e più estese che hanno avuto luogo per effetto della Legge del Tavoliere dell’anno 1806 hanno moltiplicato il numero de’ mezzani, e de’ piccioli proprietarj, e ravvivata la energia di una Popolazione agricola schiacciata per lunghissimi anni ed impoverita da ogni sorta di compressione.

Molti del basso popolo possedono oggi i loro fondicelli provvenuti dalle censuazioni suddette con avergli egregiamente migliorati. La chiusura de’ terreni demaniali aperti soggetti un tempo al pascolo promiscuo degli animali de’ cittadini e de’ Locati del Tavoliere, ha prodotti gli stessi vantaggiosi effetti, e rianimata l’agricoltura.

I maggiori possidenti inoltre, deposti gli antichi pregiudizj, danno oggi volentieri i loro vasti fondi a migliorare, o a coltivare a picciole partite agli uomini di campagna. Quindi coloro tra essi che vivono colla sola giornata che guadagnano non sono molti.

Il massimo numero, mentre travaglia alla giornata, attende nel tempo stesso a coltivare o il fondicello proprio, o quello che tiene a migliorare, o a coltivare, il che raddoppia il suo guadagno. Ho veduto io medesimo più d’uno di costoro che dopo avere travagliato alla giornata fino all’ora del vespro, giusta la usanza de’ zappatori Ruvestini, son passati a lavorare fino alla sera li terreni che tenevano da me a coltivare, o a migliorare.

In fine il passaggio per quella città di una nuova e bellissima strada consolare ha resi facilissimi i mezzi di smaltire i ricchi prodotti di quel suolo formato dalla natura per la fertilità, e per l’abbondanza di quanto si può desiderare pe ’l comodo della vita umana. L’accrescimento dell’agiatezza del popolo derivato dall’esposte cagioni ha prodotto anche l’aumento della popolazione.

Cinquant’anni indietro era il mio animo vivamente commosso dalla miseria generale del popolo Ruvestino. È ora sommamente esultante nel vedere che in generale ha la gente del popolo di ambi i sessi deposto l’antico squallore vive con bastante agiatezza, e veste non solo con politezza, ma anche non senza un certo lusso. Vi sono poveri anche in Ruvo. E dove questi possono mancare? Ma la generalità non è più povera e meschina come lo era una volta.

La gente di campagna è ivi laboriosa. Ma non si può fare un elogio bastante di quella classe, la quale è addetta a lavorar la terra coll’aratro nelle masserie di semina. Gli uomini che alla stessa appartengono col linguaggio del luogo sono chiamati Gualani. Son essi indefessi al travaglio sobrj moderati docili ubbidienti, e senza vizj. Travagliano dalla punta del giorno fino alla sera, fanno fissa permanenza nelle masserie suddette, e non vanno alla città a vicenda che ogni quindici giorni la sera del Sabato, e vi restano la Domenica soltanto.