Al contrario i zappatori sono anche buoni e valenti travagliatori. Al tocco però della campana del vespro, quando non travagliano per loro stessi, vogliono lasciar la zappa. Frequentano volentieri le cantine, ed in generale sono nel tratto alquanto più ruvidi e più burberi. Tra i primi ed i secondi vi è un lungo divario. Sembrano uomini di diverse razze, tanto è potente la forza delle abitudini! Meritano quindi i primi una maggiore considerazione.
Le arti sono ivi piuttosto in decadenza. Si è però molto migliorato dallo stato in cui erano prima, e si va sempre più innanzi. Fa ciò sperare che se non potranno queste giugnere a quel grado sublime a cui ne’ tempi antichi si erano ivi portate, il che non potrebbe neppure idearsi, non sarà almeno col tempo la nostra città l’ultima per la civiltà. Li vasi di creta di ogni specie, ed anche di forme vistose ed eleganti, si lavorano in Ruvo molto bene. L’arte anche di fare i crivelli si è raffinata. Si vedono questi traforati con disegni varj capricciosi e molto graziosi. Tanto de’ primi che de’ secondi si fa molto smercio anche al di fuori, e con queste due arti principali vive molta gente.
La gente di Ruvo in generale è di alta statura robusta ben formata, e di buono e sano colorito. Gli uomini sono più belli delle donne. L’uno e l’altro sesso non manca di vivacità, e sveltezza. Sono anche i Ruvestini officiosi garbati, ed ospitali. Le danze popolari sono molto graziose, ed animate. Il canto armonioso e piacevole. Non è improbabile che lo abbiano ereditato dagli Arcadi loro progenitori detti da Virgilio soli cantare periti, poichè le abitudini di tal fatta passano volentieri da una generazione all’altra, e si ritengono dal popolo.
Malgrado il giogo della feudalità è stata la nostra città sempre una città colta, poichè, come ho detto innanzi, abbonda d’ingegni elevatissimi i quali ben coltivati possono far prodigj. Domenico di Gravina innanzi riportato che scrisse la sua cronaca al tempo della Regina Giovanna I disse Rubi civitas fertilis, et in ea viri nobiles, divites, et prudentes. Michele Antonio Baudrand nella sua Geografia così ne parla, e ciò che dice fa credere che l’abbia egli visitata, ed abbia ivi conversato con persone istruite. Rubi oppidum Apuliæ in Italia Antonino, quod Rubus in libris Conciliorum, nunc Ruvo. Urbs Regni Neapolitani in Provincia Bariana Episcopalis sub Archiepiscopo Barensi, PARVA, SED SATIS CULTA, sub dominio utili Ducis Andriæ, et ejus Diecœsis non extenditur ultra urbis muros, vix sex militaribus distans a Vigilia in meridiem, et XVII a Bario in occasum, uti novem a Butunto, Andriam versus totidem, et Canusium viginti.
Mancano le notizie degli uomini più illustri che ha potuto produrre ne’ secoli passati. Ne’ tempi a noi più vicini fu illustrata dall’insigne Magistrato Orazio Rocca di cui si è innanzi parlato il quale cessò di vivere nell’anno 1742. Di quelli dell’epoca nostra potrei nominarne molti tanto degli estinti che de’ viventi dotati di bello ingegno e dottrina che han fatto, e fanno molto onore alla nostra patria. Mi limito però al più illustre tra essi, cioè al celebre Cav. Domenico Cotugno mio pro-zio materno che fu il Nestore della Medicina e della Letteratura Napolitana, ed uno di quelli uomini rari, de’ quali in un secolo se ne può vedere appena alcuno. Mi dispenso di dir altro di lui, perchè le sue dotte opere, e la sua fama Europea fanno sì che il solo suo nome, di cui la nostra città si gloria, vale per un elogio.
La sua morte recò dolore a tutti. La nostra città onorò un cittadino tanto illustre con un pubblico funerale che fu celebrato in quella Chiesa Cattedrale con pienissimo concorso di tutte le classi de’ cittadini. Quel Decurionato inoltre decretò che a spese della città se gli fosse formato un mezzo busto di marmo, e si fosse questo situato a futura memoria nella Casa comunale. Fu dato a me l’incarico di proccurarlo, e corredarlo di analoga iscrizione, la quale avendola scritta io medesimo, venne incisa in una lapide ne’ seguenti termini
DOMINICO · COTUNNIO
NEAPOLITANO · ÆSCULAPIO
ANATOMICORUM · PRINCIPI
OMNIGENA · ERUDITIONE · PRÆCLARO
DICENDI · FACULTATE · NEMINI · SECUNDO
LATINI · ET · ITALICI · SERMONIS
SCRIPTORI · ELEGANTISSIMO
SAPIENTIA · PRUDENTIA · BENEFICENTIA
MORUM · SANCTITATE · ET · SUAVITATE
INCOMPARABILI
EGREGIO · ET · CELEBRI · VIRO
CIVI · BENE · MERITO
AD · VIRTUTIS · HONOREM
AD · PATRIÆ · DECUS
AD · RUBASTINÆ · IUVENTUTIS · EXEMPLUM
DECURIONUM · ORDO
HOC · MONUMENTUM · POSUIT
NATUS · DIE · XXIX · IANUARII · MDCCXXXVI
OBIIT · DIE · VI · OCTOBRIS · MDCCCXXII
Passando ora a parlare dell’agro Ruvestino, sono ben poche le città che possono pareggiarlo per la sua varietà e vaghezza, perchè non a tutti i luoghi ha dati la Natura gli stessi doni e le stesse qualità. Dai tre lati orientale occidentale e settentrionale il territorio di Ruvo è simile a quello delle convicine città, colle quali è confinante. Dopo gli orti ed i giardini vicini all’abitato, tutto il di più è coverto di vigne e di alberi di frutta di ulivi e di mandorle. Ma dal lato meridionale ch’è il più esteso e ’l più vasto, è veramente incantevole.
Montandosi da Ruvo a cavallo ed uscendosi alla campagna alla direzione del mezzodì, si trovano in primo luogo gli orti che danno belle e copiose verdure. Sussieguono agli orti le così dette cocevole, o siano le picciole tenute seminatorie vicine all’abitato che si coltivano colla zappa, e danno ogni sorta di prodotti, non esclusa la bambagia. Dopo le cocevole vengono i giardini piantati di ogni sorta di frutta, e specialmente di ciriegie che sono in Ruvo di varie ed eccellenti qualità. Sono state esse per Ruvo sempre un capo d’industria. Quelle volte che mi sono ivi trovato al tempo delle ciriegie sono rimasto ammirato nel vedere la gran quantità de’ forestieri che venivano specialmente dalle città della Puglia a comprarle con molti animali da soma.
Oggi coteste piantazioni si sono diminuite, perchè per più anni di seguito sono state danneggiate da certi vermini detti volgarmente campe. I proprietarj de’ giardini sconfidati dalla perdita fatta per più anni della rendita principale di essi o non hanno più curato di sostituire le novelle piante a quelle già invecchiate, o hanno recise in parte le antiche piante e destinato il terreno ad altri usi.