La contrada delle murge è di vastissima estensione, e progredisce da quel lato ai territorj di Bitonto, di Altamura, di Gravina, del Garagnone, di Minervino, di Andria e Corato. Non ha la stessa nè fiumi, nè laghi. Le immense acque piovane che discendono dalle numerose e continuate colline di sopra descritte vengono in parte sorbite dai terreni coltivati delle valli o siano canali che intercedono tra una collina e l’altra, ed in gran parte vanno a scaricarsi in certe voragini denominate grave che vi sono in quella contrada. Coteste voragini sono di una profondità che niuno ancora ha potuto misurarla, e nel guardarle incutono terrore.

Dalle acque immense che s’immettono in coteste profondissime voragini pare che siano animate le inesauste sorgive della contigua contrada delle Matine, la quale è molto sottoposta a quella delle murge che sta in un sito elevatissimo. In quanto poi all’antichissimo vallone che traversa la contrada delle Strappete, di cui ho fatta innanzi menzione, pare anche che possa aver la cosa la seguente spiegazione. Non è improbabile che prima che i canali delle murge, i quali sorbiscono ora non poche acque piovane, si fossero dissodati e ridotti a coltura, e prima che le dette voragini si fossero aperte sia dalla forza dell’acqua, sia piuttosto da un forte scuotimento di terra, fosse stato quello l’alveo di un antico torrente che trasportava fino al mare una porzione delle copiosissime acque delle murge, come avvenne nella straordinaria alluvione seguita sessant’anni e più indietro di cui innanzi ho parlato.

Nel vasto territorio di Ruvo finora descritto al tempo del servaggio feudale molto scarse e rare erano le case di campagna che vi si vedevano, e queste piuttosto rozze e meschine. Oggi se ne vedono surte abbastanza e ne sorgono alla giornata. Anche i mediocri possidenti vogliono avere la loro casina di campagna corrispondente alle proprie forze, e tra quelle delle persone più facoltose ve ne sono alcune che possono dirsi lussuose. Accresce ciò il bello di quel territorio, e costituisce nel tempo stesso un miglioramento ed un progresso di quella Popolazione nella civiltà.

Da ciò che si è detto risulta che nel territorio di Ruvo con quattr’ore di cammino si gode tutto ciò che può formare il bello della Natura. Nell’uscirsi dalla città si trovano bellissimi orti, indi si passa ai giardini, alle vigne, agli oliveti ed altri arbusti, ai terreni seminatorj, ai boschi, ed in fine ai colli ed alle valli. Coteste varietà che rapidamente succedono l’una all’altra non possono non essere incantevoli. Dilettano sommamente i sensi e colpiscono lo spirito. Sì fatte combinazioni operate dalla mano possente della Natura non è facile trovarle replicate in altri luoghi. Non fia dunque meraviglia che gli Arcadi conquistatori della bella Regione denominata Peucezia dal loro Condottiere, incantati dalla vaghezza del sito di cui ho ragionato abbiano ivi edificata la nostra città, e decorata la stessa del nome di una delle più illustri città del loro Paese natio. Ben lo meritava la pregevole qualità e varietà di quel territorio così bene adatto a prestarsi tanto all’agricoltura, quanto alla pastorizia a cui erano essi principalmente inclinati.

Non posso però credere giammai che que’ nostri valorosi e colti Antenati, i quali fecero nella nostra città fiorire nel grado il più eminente le belle arti siano stati tanto trascurati quanto lo sono i Ruvestini attuali nel mantenimento delle pubbliche strade che menano alle loro deliziose campagne. Fa un’onta positiva ai medesimi il vedersi che neppure intorno alla città e ne’ luoghi alla stessa adiacenti si può passeggiare con comodità, anzi senza positivo disagio per la gran quantità delle pietre che ingombra le pubbliche strade!

Nè può essere condonabile tampoco alle Autorità municipali la negligenza e la non curanza colla quale soffrono che i proprietarj de’ terreni adiacenti alle pubbliche strade nello spurgargli delle pietre si permettano di gittarne in mezzo alle stesse una buona porzione, e renderle assolutamente impraticabili[270]!

Non è meno riprensibile la negligenza e la non curanza delle dette Autorità municipali sui parieti adiacenti alle pubbliche strade, i quali si lasciano cadere, senza obbligarsi i proprietarj de’ fondi a rifargli di nuovo; dal che ne deriva che le pietre scomposte e disciolte si rovesciano su di esse. Massima poi è la indecenza e la laidezza di un altro abuso introdotto da non molti anni in qua, qual è quello di vedersi ai fianchi delle pubbliche strade rammassato da passo in passo il letame che si lascia a fermentare per lo concime de’ terreni. Oltre però il fetore che tramandano coteste immondezze, e la corruzione dell’aere che producono, simili sozzure disgustano la vista e muovono lo stomaco. Quindi la sordida indiscrezione di pochi, la quale non merita veruna indulgenza, degrada anche la città ed i suoi abitanti nella opinione e nel concetto de’ Forestieri che passano.

Se questi appartengono ad Estere Nazioni, nel vedere tai disordini non mai corretti, ed ogni dì sempre crescenti potrebbero credere forse che manchino nel nostro Paese le Leggi relative alla nettezza delle pubbliche strade, mentre le nostre Leggi tanto giudiziarie che amministrative si sono di proposito occupate di un articolo tanto interessante, e non vi è un solo degl’inconvenienti da me rilevati il quale non sia stato da esse preveduto alla lettera e rigorosamente punito.

Si aggiunga che molti anni indietro si formarono in Ruvo gli Statuti municipali, ed in quella occasione ne fui anch’io consultato dal Sindaco e dagli Eletti. Mi ricordo bene che suggerii loro alcuni articoli molto efficaci a mantenere la nettezza delle pubbliche strade, perchè vedeva che in questa parte principalmente e molto largamente si peccava. Cosa però valgono le Leggi ed i Statuti quando quelle Autorità che dovrebbero fargli rispettare ed eseguire, tollerano con una indifferenza quanto stupida, altrettanto colpevole che siano essi impunemente violati, e sono forse esse le prime a violargli?

La decenza però e la dignità del Governo municipale dovrebbe finalmente porre un termine alle sconcezze di sopra enunciate le quali insultano positivamente la Legge e l’Ordine pubblico. Il mezzo di riuscirvi senza molto impiccio sarebbe facilissimo. In quanto alle pietre gittate sulle pubbliche strade nello spurgo de’ terreni adiacenti, o cadute dai parieti scomposti e disfatti, ove queste non vengano tolte tra un termine designato dai proprietarj di essi, dovrebbero farsi gittar di nuovo ne’ loro fondi a spese de’ contravventori. In quanto poi al letame che si trovi rammassato ai fianchi delle pubbliche strade, ovunque questo si trovi, dovrebbe esser venduto col fatto a beneficio della Cassa comunale, oltre la esazione della multa stabilita dalla legge per tale contravvenzione.