In Napoli per Lazaro Scoriggio. 1633
RISTAMPATA DA GABRIELE PORCELLI 1844.
AL BENIGNO LETTORE.
Di questo combattimento tra tredici Francesi, et altrettanti Italiani, e della vittoria ottenuta da gl’Italiani nell’anno 1503 trattano Gio: Battista Cantalicio Vescovo d’Adri, e Penna nella sua Consalvia, de bis recepta Parthenope, scritta in verso heroico lib. 2. Francesco Guicciardini nel lib. 5. dell’Historia d’Italia, Paulo Giovio nel lib. 2. della vita di Consalvo di Cordova Gran Capitano, Mambrin Roseo da Fabriano nell’aggiunta al compendio dell’Historia del Regno di Napoli lib. 8. Girolamo Zurita nell’Historia di Ferdinando Re Cattolico nel 5. vol. delle sue opere lib. 5. cap. 12, et altri. Però detti Autori ne scrivono con molta brevità, e non raccontano tutti i particolari, che sono riferiti in questo libretto, anzi vi è qualche diversità fra di loro, et alcuni di essi fanno errore ne’ nomi, e ne’ cognomi, e nelle patrie di alcuni di detti tredici Italiani, che combatterono, il che tutto è avvenuto per non havere detti scrittori saputo l’intera verità delle cose, che succederno, essendo stati tutti forastieri del Regno, fuorchè il Cantalicio, che scrisse questo fatto brevissimamente in versi, però si ha da dare in tutto fede a quel che si riferisce in questo libretto, per essere stato composto, e stampato in Napoli nell’istesso anno, che il fatto succedè, vivendo tutti quegli che v’intervennero, ove anco si riferiscono tutte le lettere, e le scritture, che vi si fecero, dalle quali appare la verità del fatto, e quanto passò in quella gloriosa impresa, scritto de persona, che non solo v’intervenne, ma fù gran parte di quella, havendo copia di tutte le scritture, che vi furon fatte.
IL COMBATTIMENTO delli tredici Italiani, e tredici Francesi fatto in Puglia tra Andria, e Quarata.
E la vittoria ottenuta per gl’Italiani nell’anno 1503 à 13 di Febraio.
Essendosi deliberato dal Cattolico Ferrando di Aragona Re di Spagna, e dal Cristianissimo Luigi Re di Francia per alcune loro raggioni privar del Regno il Serenissimo Federico d’Aragona Re di Napoli, per conseguir lor intento, de commun consenso destinorno dui eserciti alla volta di tal Regno, l’uno di Spagnuoli per la parte di Puglia sotto il governo di Consalvo Ferrando; l’altro di Francesi per la parte di Terra di Lavoro, sotto Monsignor d’Obegni Generali Capitani, i quali havendo la fortuna propitia, con poco, anzi nullo fastidio, s’insignorirono dell’una, e l’altra parte, e volendosi dopoi dividere il Regno tra loro, non essendo concordi, furon necessitati venire a rottura di guerra: Donde trovandosi le cose della fortuna in tal modo, et il Regno da tal guerra molto vessato, la maggior parte de’ Baroni del Regno, e de’ Cavalieri Italiani aderirono, e s’accostarono alla parte Spagnola, e mentre che le agitationi della guerra andassero pari, ne la fortuna havesse ancora cominciato ad inclinare ne dall’una, ne dall’altra parte; standosi l’esercito de Spagnuoli in Barletta, e quel de’ Francesi in Ruvo, et altre terre di Puglia, avvenne che un giorno trovandosi Carles de Togues titolato Monsignor de la Motta, Francese in Barletta, in casa di D. Diego di Mendozza Capitan nell’esercito Spagnuolo, in presenza di quello, e di D. Pietro di Crigno Prior di Messina, e d’Indico Lopez Hiala, e d’alcuni altri gentilhuomini Spagnuoli, havendosi cenato, com’è solito de’ Cavalieri, il detto Carles la Motta proruppe ad alcuni raggionamenti di guerra con l’Indico Lopez, e tra gli altri loro discorsi devennero a raggionamento del valore delle genti d’armi Italiane, e domandando lo Indico Lopez alla Motta, come tra Francesi esistimavano l’Italiani. Rispose la Motta, che loro non tenevano l’Italiani in alcuna esistimatione, e detto Indico Lopez disse, che havevano in Barletta buona compagnia di gente Italiana; donde la Motta rispose, che lo credeva bene, però che di gente Italiana essi non facevano conto niuno, perchè l’haveano abbattuti più volte, e che essi Francesi, quando fusse accaduto venire a giornata di battaglia, haveriano fatto stare l’Italiani, ch’erano in loro compagnia da banda a vedere; e così confortava li Spagnuoli circostanti, che si havesse a venire a giornata di combattere con Francesi, nell’ordine dell’esercito dovessero ponere l’Italiani avanti, perchè se l’Italiani havessero fatto il dovere, sariano stati ammazzati da Francesi, e si havessero rivoltati a fuggire, si dovessero ammazzare da Spagnuoli. Al che rispose l’Indico, che essi tenevano l’Italiani in buona riputazione, et in quelli confidavano, come alla propria natione Spagnuola, certificando, che l’Italiani, ch’erano in Barletta tenevano assai gana, e desiderio d’affrontarsi, et intropparsi con Francesi; e che confirmava, che haveriano fatto lo dovere, e che per uno Italiano a sodisfation dell’honor d’Italia era stato scritto a Francesi di combattere, e quelli non haveano risposto. Replicò la Motta, e disse che non lo credeva, ma pure se fusse scritto a Ruvo, che s’haveriano trovati non solamente uno, ma dieci Francesi, che haveriano combattuto con Italiani. E così lo Indico rispose, che certificava la Motta, et ogn’altro Francese, che sempre, che fossero trovati dieci huomini d’armi Francesi, che havessero voluto combattere con Italiani, che esso Indico Lopez prometteva trovare dieci huomini d’armi Italiani che haveriano combattuto con altrettanti Francesi. Alche rispose la Motta che esso prometteva sua fè, che gionto ch’era in Ruvo, trovaria diece huomini d’armi Francesi, che combatteriano con tanti altri Italiani. Replicò medesimamente Indico Lopez ch’esso prometteva sua fè, di trovare dieci huomini d’armi Italiani, che haverian combattuto con tanti altri Francesi, e quando la Motta havesse trovati detti combattenti Francesi, l’havesse avvisato, alche s’offerse la Motta assai volentieri, perchè dubitava, che dicendo tal cosa in Ruvo, se burlarian de’ fatti suoi. Ma perchè tali parole erano state dopo cena, determinarono, che la matina seguente di ciò si parlasse; e pervenuti alla matina seguente, la Motta essendo in procinto di partire da Barletta per tornar in Ruvo, disse ad Indico Lopez, se stava nel medesimo proposito del raggionamento della sera passata, al qual rispose Indico Lopez, che ben si trovava in tal proposito, e quel replicò, che non saria mancato alla promessa, e così la Motta si partì da Barletta, e si condusse in Ruvo, e dopoi scrisse lettere ad Indico Lopez del tenor seguente.
»Signor Indico Lopez, a vostra buona gratia mi racomando. Mi ricordo ben, che V. S. mi disse, e promise sua fè, di trovare dieci huomini d’armi Italiani, che combattessero con dieci huomini Francesi, e così io promisi mia fè a V. S. di trovar l’huomini d’armi Francesi per il medesimo effetto, quai molto facilmente hò trovati, e se il numero de dieci vi paresse poco, ne troverò più, si quella mi scriva quattro, o cinque giorni avanti, et il luogo, et il dì destinato, tutto risolutamente, e con effetto senza che si ponga il fatto in lungo. E se loro dimandassero querele, noi non volemo combattere, se non sotto justa querela; e si a loro piacerà, ciascuno porterà cento corone, e chi guadagnarà la vittoria, riporterà in premio le cento corone, e le spoglie, cioè l’armi, et i cavalli: e questa serà la querela, a fine che chi perde, se ne vada alla leggera. Altro non scrivo, son sempre al piacer di V. S. Da Ruvo a 28 di Gennajo 1503. Di V. S. Servitor con mio honor — La Motta«.
Le sopradette lettere della Motta, fur consegnate per lo Trombetta Francese ad Indico Lopez, al quale parve far intendere ad alcuni Italiani, quanto per la Motta con parole, e con scritto gli era stato esposto, e consultandosi com’era debito, le predette occorrenze con Prospero Colonna, e quel considerando in tal causa doversi procedere con i convenienti modi, fece aggregation de Cavalieri, esponendo ogni particolarità delle cose predette, quali furono disputate, e discusse con ogni oportuna diligenza, tanto circa le parole prolate per la Motta, quanto anco circa la continentia della sua lettera. E benchè per le parole usate per la Motta, s’havesse potuto fondare giustissima querela per gl’Italiani, pure per estinguere ogni alteratione, ch’era per succedere con Spagnuoli, donde haveriano potuto emergere pernitiose dissentioni, et ancora perchè la Motta escludeva espressamente non voler combattere, se non sub justa quærela, proponendo quella delle cento corone, e le spoglie: e non ostante che si conoscesse apertamente detta querela non esser degna, ne conveniente a Cavalieri; pure ad evitare ogni imputatione di subterfugio, si concluse, che destramente, e con attitudine s’attendesse a pigliar la difensione, tenendosi ferma speranza, se ne dovesse ottenere gloriosa vittoria, secondo infinite volte havevano conseguito altri Italiani provocati da Francesi, per lo che molti Italiani supplicaro, e fero instanza per intrar a tal impresa; Ma perchè Hettorre Fieramosca li giorni passati havea pigliato la querela contra Monsignor Frumet Luogotenente del Vicerè Francese, confutando la particola delle sue lettere, nelle quali diceva non doversi più fidar, nè d’Italiani, nè de Spagnuoli, e riprobandolo, come mendace, havendo prorotto così nel suo scrivere, e lo Monsignor di Frumet non havea risposto al detto Hettorre, et attento che nel progresso del parlare de la Motta con Indico Lopez era fatta mentione di tal materia, per le antedette cause, et altri degni respetti, fu determinato si concedesse la predetta defensione al detto Hettorre Fieramosca, e suoi compagni, e che si rispondesse a la Motta per lo Indico Lopez come ad esso apparteneva, e per lo prenominato Ettorre nel modo che segue.