»La Motta. Ho ricevuto vostre lettere date in Ruvo a 28 del presente mese di Gennajo, per le quali scrivete del combattere di dieci Francesi contra diece Italiani. Rispondo che quanto contiene in dette vostre lettere, l’ho fatto intendere ad alcuni Italiani, e perchè quelli per loro lettere scrivono a voi sopra tal materia pienamente, però non mi estendo in altro, persuadendomi fermamente, che troverete, come ho detto, l’Italiani ferventissimi a sodisfare al loro honore. — Da Barletta a 29 di Gennaro 1503 — Di V. S. — Indico Lopez«.
Lettera di Hettorre Fieramosca a la Motta.
»La Motta. Lo Signor Indico Lopez ha fatto intendere ad alcuni Italiani haver ricevute lettere vostre de’ 28 del presente mese di Gennaro, per le quali dicete haver trovati dieci huomini d’armi Francesi per combattere con diece huomini d’armi Italiani, cento corone, e le spoglie, cioè l’armi, e cavalli. Vi dico, che quantunque questa non sia querela conveniente à Cavalieri; per farvi conoscere come gl’Italiani son huomini, che amano la conservation dell’honor loro; Io, e diece altri huomini d’armi Italiani, che faranno il numero d’undeci, semo per difendere dette cento corone, armi, e cavalli, e sodisfare alla requisition vostra. Declarate dunque luogo comune con uguale segurtà, e la giornata, avisando tre dì prima, a tale possiamo comparire a tempo — Da Barletta a’ 29 Gennaro 1503. — Hettorre Fieramosca«.
Lettera de la Motta ad Hettorre Fieramosca.
»Hettorre Fieramosca. Ho ricevuto vostre lettere scritte a 29 di Gennajo, per le quale mi scrive che il Signor Indico Lopez ha fatto intendere ad alcuni Italiani haver ricevuto lettere mie alli 28 del presente mese, nelle quali io scriveva, haver trovati diece huomini d’armi Francesi per combattere con dieci huomini d’armi Italiani, cento corone, e le spoglie: Io ho scritto le lettere al Signor Indico Lopez, perchè sua Signoria, trovandomi loco in Barletta, mi parlò che haveano de huomini da bene Italiani, gli risposi che lo credeva bene, e così mi disse che haveano disfidato Monsignor di Frumet con dieci huomini d’armi Francesi, gli risposi che se havessero mandato qua in Ruvo, io li haveria trovati, e mi disse se io mi confidava trovare diece Francesi che sua Signoria si confidava trovarne diece huomini da bene Italiani. Io li promisi trovar diece huomini da bene Francesi, come ho fatto: e toccando alle cento corone, cavalli, et armi che mi scrivete non sia sufficiente querela à Cavalieri: Io scrissi al Signor Indico Lopez, che noi non volevamo combattere, se non sotto iusta querela, e così per non havere altra querela al presente, scrissi a sua Signoria che piacendo a loro, combatteriamo cento corone, e le spoglie per ciascuno: In quanto mi scrivete, che Italiani amano la conservatione del loro honore, e che voi, e dieci huomini d’armi che faranno undici, siete per difendere le dette cento corone, armi, e cavalli, credo siate huomini da bene, e che le difenderete bene, e che accettiate il combattere, piace assai a me, et a miei compagni; e così noi da nostra banda siamo per difender l’honor nostro, le cento corone, armi, e cavalli. Quanto mi scrivete, lo luogo sia comune, e di ugual sicuritate: Lo luogo sarà fra Andri, e Corato. Lo dì sarà da hoggi a dodici dì, che saranno li undici di Febraro. Et aviserò tre dì avanti che sarà all’otto del detto, e vi manderò li nomi delli gentilhuomini, che combatteranno, e così mi mandarete voi, e venuti li nomi, mandaremo nostri ostaggi in Andri, e li vostri manderete in Corato per ugual securità di tutte due le bande. Da Ruvo all’ultimo di Gennaio 1503. E perchè sono stato pregato da due altri Gentilhuomini, che voleriano essere del combattere, vi sforzerete trovarne due altri, che saranno tredici per banda — La Motta«.
Sopra le particole delle premisse precedenti lettere, fu tra li Cavalieri Italiani disputato, si incumbeva doversi reprovare Carles la Motta, considerando che le parole da quello dette in vilipendio d’Italiani nel raggionamento fatto con lo Signor Indico Lopez, dissentivano dal tenor delle sopradette particole, e dimostravano disditta: E benchè per tal contradittione la Motta s’havesse potuto reprovare, pure per haversi accettata la querela per esso proposta, e per le cause allegate nella prima discussione, e per molti altri rispetti, fu pretermisso estendersi in questo altrimenti: E similmente fu ventilata l’altra particola delle predette lettere de la Motta, in la querela pretendeva voler difendere l’honor loro, cento corone, armi, e cavalli, perchè alcuni Cavalieri esperti rivocavano in dubio, se la Motta in aumento di sue raggioni potria subintrare alla difensione, e trahere quella a loro parte: Et essendo detti, e replicati molti argomenti sovra tal materia, finalmente fu concluso, che la difensione per nissun modo competeva a la Motta, havendo esso proposto la querela, e dimostrava nelle sue agitationi tener luogo di Procuratore.
Lettere d’Hettorre Fieramosca responsive a la Motta.
»La Motta. Ho inteso quanto scrivete per vostre lettere dell’ultimo del prossimo passato mese di Gennajo, per le quali tra le altre parti d’esse lettere replicate sovra il combattere de’ vostri compagni Francesi, contra altrettanti Italiani, che per non aver altra querela, havete scritto al Signor Indico Lopez, che combatterete cento corone, e le spoglie per ciascuno, e che avete piacer assai, che io, e miei compagni habbiamo accettato il combattere, e che lo luogo commune serà per lo campo infra Andri, e Corato, e che lo dì serà all’undici di Febraro, e che avisarete all’otto di detto mese, che serà tre dì avanti, e manderete i nomi delli Gentilhuomini che combatteranno, e così io habbia a mandare i nomi de’ miei compagni a voi, e che havuti li nomi, manderete li ostaggi vostri in Andri, e che noi habbiamo a mandare li nostri in Corato per ugual sigurtà di tutte le due bande. Rispondo; Io e miei compagni havemo accettato di buona volontà la querela che voi proposta avete, quantunque non sia querela conveniente à Cavalieri, per farvi solo conoscere come gl’Italiani amano la conservation del loro honore, e così stamo parati di sostentare di buon animo, e difendere le cento corone per ciascuno, armi, e cavalli: E quando haverete mandati i nomi delli huomini, che pretendono combattere, io manderò a voi i nomi de’ miei compagni, e delli ostaggi che mandarete in Andri, similmente corrisponderemo in mandar li nostri in Ruvo, e non in Corato per esservi la peste; avvertendovi, che bisogna specificatamente nominare il luogo comune infra Andri, e Corato: e se oltra la securtà dell’ostaggi vi parerà che lo campo si assicuri per li superiori, declaratelo, e provedete dal canto vostro, che noi provederemo dal nostro. Quanto alla parte che scrivete, esser stato pregato da due altri Gentilhuomini, che vorriano essere del combattere, e che io ne debbia trovar due altri, che saranno al numero di tredici per banda. Rispondo che siamo al numero di tredici, secondo scrivete, e pronti ad ogni vostra requisitione — Da Barletta a 2 di Febraro 1503 — Hettorre Fieramosca«.
Replicatione de la Motta ad Hettorre Fieramosca.
»Hettorre Fieramosca. Ho inteso quanto per vostre lettere delli 2 di Febraro ne scrivete, replicando, che voi, e vostri compagni di buona volontà avete accettata la querela per me proposta; replicando ancora, non essere stata conveniente a Cavalieri; ma per farne conoscere, che gl’Italiani son huomini, che amano la conservatione del loro honore, che state parati a sostentar di buon animo le cento corone per ciascuno, le armi, e cavalli: Vi rispondo, senza più replicar, che io, e miei compagni siamo similmente paratissimi a difendere le nostre cento corone, arme, e cavalli per ciascuno da nostra banda, così bene come voi. In quanto a quello che mi scrivete, che quando io haverò mandato i nomi de’ Gentilhuomini, che pretendono combattere con voi, che manderete i nomi de’ vostri, io vi manderò li nomi Lunedì prossimo futuro, e li ostaggi li manderò Domenica, che serà oggi ad otto in Barletta, e voi li manderete in Ruvo, per ugual suspitione della peste, secondo in vostre lettere scrivete. Del specificare, e nominare il luogo proprio, serà come ho scritto fra Andri, e Corato, la dove combatterono Baiardo, e D. Alonso. Quanto mi scrivete, se oltre la securtà degli ostaggi mi paresse che ’l campo si assecurasse per i Superiori, che lo declari, e proveda da mia banda, che voi provederestivo dalla vostra. Noi manderemo li ostaggi, e manderemo l’assecuramento de Monsignor de la Palizza nostro Superiore in questa banda, e promettemo la fè nostra, che da nostra banda non ci serà inganno, ne soverchiaria alcuna, ne da questa gente d’armi che sono da qua sotto lo governo di Monsignor de la Palizza, ne di tutti gli altri che sono al servizio del Christianissimo Re in questo Regno: E similmente ne manderete voi l’assecuramento de’ vostri Superiori, e prometterete la fè vostra, non c’esser inganno, ne soverchiaria alcuna delle genti che servono li Cattolici Re, e Regina in questo Regno. Del numero delli tredici, ne scrivete, ne piace. Del dì del combattere, che vi havemo scritto, che saria stato alli undici del presente, non pensavo fosse stato il Sabbato, nel qual giorno alcuni di nostri hanno divotione, e desiderano guardarlo, e così la Domenica communemente la guardaremo tutti; si che non dispiacendovi, serà Lunedì, che seranno li tredici del presente mese di Febraro. Ne declararete quanti Giudici volete siano per banda, per vedere, e come volete che vengano armati, o disarmati, il tutto ne darete per aviso — Da Ruvo a 5 di Febraro 1503 — la Motta.