»Jacobus de Cabannes Dominus Politico Christianissimi Regis Zamburlanus, ac Provinciarum Terræ Bari, et Aprutii Gubernator. Perche la Motta, e suoi compagni al numero di tredici, ne han fatto intendere doverno comparere in la giornata deputata per essi, et altrettanti Italiani, à causa che pretendono combattere in lo campo specificato fra Andri, e Corato, e per securtà dell’una, e dell’altra parte si devono mandar l’ostaggi reciprocamente, et acciò quelli seranno mandati da Hettorre Fieramosca, e suoi compagni, non abbiano a dubitar di patir molestia, pericolo, ne detrimento alcuno. Per tenor della presente sub verbo, et fide nobilium, guidamo, et assecuramo due Gentilhuomini, e tre famegli per uno, che per li predetti Hettorre, e suoi compagni seranno destinati per ostaggi, che possano venire liberi, e sicuri in Ruvo, e commorar in detta terra, secondo la forma de loro obligatione, e conventioni; E dopoi detti due ostaggi, e famegli ritornar in Barletta senza impedimento alcuno, o danno in loro persone, e robbe, declarando a tutti, e singuli Capitanei, stipendiarii, e soldati della Cristianissima Maestà, et imponendoli da parte di essa, che debbiano osservar alli predetti ostaggi la presente forma di guidatico, e salvocondotto juxta la sua serie, e tenore, così nello venir di detti ostaggi in Ruvo, e commorar in detta terra, come ancora nel ritornar in Barletta, non fando lo contrario, per quanto ciascuno desidera evitar l’ira, et indignatione di detta Maestà, e fuggir la pena della vita. E per declaration della verità, cautela, e securtà di detti ostaggi, havemo espedita la presente securtà di nostra propria mano, e con la impression del nostro solito sigillo — Da Ruvo alli 11 di Febraro 1503 — Cabannes — Dominus Gubernator mandavit mihi Joanni Nicolao Mandatario.

Lettere d’Hettorre responsive à la Motta.

»La Motta. Per vostre lettere dell’undeci del presente mese di Febraro, qual ho ricevute nel medesimo dì ad hora tarda, hò visto che scrivete, che per voler effettuar la causa a porto, mandate li Gentilhuomini per ostaggi da vostra banda, cioè Monsignor de Musnai, e Monsignor Dummoble; e che noi habbiamo a mandar nostri ostaggi per securtà vostra; et havete mandati li nomi delli Giudici, per voi eletti, cioè Monsignor de Bruglie, e Monsignor Murabrat, e Monsignor de Bruet, Etum Sutte; e che à Monsignor della Palizza vostro Superiore non ha parso voler far lo assecuramento, significandone, che in vostra compagnia verranno tredici persone, che ve porteranno li elmetti, e tredici altri, che vi porteranno li cavalli, e che oltre li predetti verranno sedici Gentilhuomini a vedere. Respondemo che mandamo li nostri ostaggi, e sono Angelo Galeoto Gentilhuomo Napolitano, et Albernatio Gentilhuomo Spagnuolo, e per vostra cautela con loro la securtà dell’Illustrissimo Gran Capitano per lo campo per voi, e vostri compagni, per tredici persone vi porteranno l’elmetti, e tredici altri vi condurranno vostri cavalli, e per li quattro Giudici da voi eletti, e nominati in vostre lettere de cinque dell’instante. E perchè sapete apparer per vostre lettere, per le quali dichiarastivo, che manderestivo l’assecuramento del campo di Monsignor de la Palizza vostro Superiore, et anco per vostre lettere de sei del presente scrivete che Domenica prima futura manderestivo li ostaggi, e per loro la securtà de tutta nostra banda, e che noi similmente dovessimo mandar nostri ostaggi, e per loro la securtà de nostra banda. Però stamo in gran admiratione, che non abbiate adempito il tenor de vostre lettere, massime circa il mandar dell’assecuramento predetto del campo, e di tutta vostra banda, insieme con li vostri ostaggi. E che al presente allegate non parer à Monsignor de la Palizza far detto assecuramento del campo, essendo cosa tanto debita, e necessaria, e per voi offerta, e declarata, ne date causa d’admiratione, e suspitione; et ancora havete lasciato di mandar l’assecuramento delli Giudici per noi eletti, quai sono Messer Francesco Zurlo, Messer Diego de Vela, Messer Francesco Spinola, e Messer Alonso Lopes. E perche non dovete ignorare, che li assicuramenti del campo, e delli Giudici sono delli principali, e più necessarii provedimenti, che si richiedono in tal causa. Per tanto replicamo per le presenti che vogliate mandare el predetto assecuramento del campo de Monsignor de la Palizza, come per vostre lettere havete scritto, et ordinato, e con l’assecuramento delli Giudici, nello modo, e forma, che insieme con lo presente noi mandamo a voi dell’Illustrissimo Signor Gran Capitano per maggior vostra cautela, declarandove, che siamo contenti dell’assecuramento de Monsignor de la Palizza per evitar ogni calunnia, et à tal effetto questa sera ne conduremo in Andri. Quanto alla parte, che scrivete, che verranno con voi sedici altri Gentilhuomini a vedere. Rispondemo che lo Illustrissimo Signore Gran Capitano hà prohibito, et espressamente comandato, che non debbiamo condurre, ne admettere in nostra compagnia, eccetto tredici persone, che porteranno li elmetti, tredici altre, che conduranno li cavalli, e quattro Giudici disarmati, come spetta à loro officio, secondo la continentia dell’assecuramento fatto dal Illustrissimo Signor Gran Capitano, qual ve mandamo, e non possemo in alcun modo presumere altramente — Da Barletta à 12 di Febr. 1503 — Hettorre Fieramosca.

El tenor dell’assecuramento dell’Illustrissimo Signor Gran Capitano segue in tal modo

»Consalvus Fernandus Dux terræ novæ Serenissimarum, et Catholicarum Majestatum Regis, et Reginæ Hispaniæ, Siciliæ citra, et ultra Farum, Hierusalem etc. in hoc Regno Locumtenens, et Capitaneus etc. Perchè Hettorre Fieramosca, e suoi compagni al numero di tredici, alla giornata deputata da la Motta, et altrettanti suoi compagni Francesi pretendono combattere tra loro nello campo specificato fra Andri, e Corato, nello luoco, dove combatterono D. Alonso, e Baiardo; Et oltre la cautela dell’ostaggi reciprocamente prestiti, e guidati per l’Illustrissimo D. Diego de Mendozza, bisogna l’assecuramento del campo; Donde noi per maggior efficacia per tenor della presente declaramo per quanto spetta alla banda del prenominato Hettorre, e suoi compagni Italiani, authoritate qua fungimur delle Cattoliche, e Serenissime Maestà assecuramo detto luogo fra Andri, e Corato, dove combatterono detti Don Alonso, e Baiardo per tutta la predetta giornata, che seran li tredici dell’instante mese di Febraro, statuita per detti Francesi, che da nullo stipendiario, Capitano, armigero, pedone, gente d’armi, et altri sudditi delle Cattoliche Maestà di qualunque conditione, e stato, per alcun modo serà dato impedimento, molestia, ne perturbatione alli predetti la Motta, e suoi compagni Francesi, et à tredici persone, che porteranno loro elmetti, e tredici altri che condurranno loro cavalli: e similmente guidamo, et assecuramo Monsignor de Bruglie, Monsignor de Murabrat, Monsignor de Bruet, et Etum Sutte Giudici eletti per li prefati la Motta, e suoi compagni Francesi, acciocche con Messer Francesco Zurlo, Messer Diego de Vela, Messer Francesco Spinola, et Alonso Lopes Giudici eletti per li prenominati Hettorre, e suoi compagni con nostra volontà, consenso, et autorità, possano giudicare, e pienamente esercitare loro officio. Comandando, ordinando, et imponendo da parte delle Cattoliche Maestà, e nostra, a tutti, e singoli Capitanei, armigeri, stipendiarii, soldati, pedoni, gente d’armi, et altri sudditi delle Cattoliche Maestà, di qualsivoglia condition, e grado che niun debbia per alcun modo directe, vel indirecte, tacite, vel expresse, dare impedimento, molestia, e peturbatione, ne usare alcuna perturbatione, o soverchiarla al detto combattere, ne infringere, o vero contravenire al presente assecuramento, immo quello inviolabilmente osservare, secondo la sua serie, e tenore, non fando lo contrario, per quanto ciascuno desidera evitar l’ira, et indignatione delle Cattoliche Maestà, e fuggire la pena della vita. In cujus rei testimonium, ac securitatem, et cautelam, quorum interest, havemo fatto le presenti lettere suscritte di nostra propria mano, con la impression del nostro solito sigillo — Datum in Barletta alli 11 di Febraro 1503 — Consalvus Ferrandus«.

Radunati insieme li tredici Cavalieri Italiani in Andri, et ivi con loro, Prospero Colonna, e ’l Duca di Termoli, et altri Cavalieri Italiani, e Spagnuoli la domenica di sera alli dodeci del mese, fu conchiuso, che senz’altro lo lunedì seguente, ch’era la giornata deputata con lo nome del Signor Iddio si dovessero presentar al campo: Ma perche mai si può far cosa alcuna per l’huomini senza il favor del Signor, che ’l tutto vede, et opera, lo lunedì matino li tredici Cavalieri accompagnati da gli prenominati andarono alla messa devotissimamente, volendo procedere in una cosa di tanta importanza, e fama christianamente, e con sollennità di religione, sperando non per questo haverseli aggiungere più animo di quel che haveano, ma da un tal debito, et honor restar confirmatissimi in quello haveano deliberato. E così communicato il Prete, al fin della messa, lo Hettor Fieramosca andò da Prospero Colonna, e lo pregò li concedesse, posser richiedere li suoi compagni d’un sollenne giuramento, lo che piacque al Prospero Colonna: e così Hettor se voltò a suoi compagni, humanissimamente pregandoli gli piacesse giurare quel medesimo, che lui giurava, al che risposero quei Cavalieri, ch’eran contentissimi seguirlo in ogni fortuna. Lui se inginocchiò avanti l’altare, dove il Prete ancor diceva la messa, e poste le mani gionte sopra l’Evangelio giurò ad alta voce, voler prima morire, che uscir dal campo per sua volontà, altro che vincitore, e prima eligersi la morte, che mai rendersi per vinto con sua bocca; e poi vedendo alcuni de’ suoi compagni haver bisogno d’ajuto, far in tal caso, come desiderasse, fosse fatto in persona sua, per ricuperation de’ suoi compagni, ancorchè sapesse di perder la vita. Fatto tal giuramento diede luogo a gli altri, quai di buona voglia fero il simile giuramento, et anco di stare ad un volere, ad un’eseguire, per quanto la buona sorte, e forza di ciascuno bastasse. Partiti dalla messa, se n’andaro alla stanza di Prospero Colonna, dove fero giontamente colatione, e poi se n’andorno allegramente ad armare, et armati montorno à cavallo, havendo aspettato lo salvo condotto che doveva mandar la Motta, e così s’avviaro nell’ordine che segue; ma perchè l’assecuramento promesso da Monsignor de la Motta non era venuto, for tutti di parere che se ne dovessero protestare, e fu fatta la protestation infrascritta.

Protestation fatta per Hettorre Fieramosca, e suoi compagni.

»In Dei nomine amen. Anno a nativitate Redemptoris nostri Jesu Christi millesimo quingentesimo tertio. Pontificatus vero Beatissimi in Christo Patris, et Domini nostri Domini Alexandri divina providentia Papæ Sexti Anno XI. die vero 13 mensis Februarii in civitate Andri. In presentia di me Antonio de Musco Apostolica authoritate publico Notario, e dell’infrascritti testimonii. Per lo presente pubblico documento facemo noto, e manifesto come essendo comparso avante di noi lo magnifico Hettorre Fieramosca, tanto per suo proprio nome, quanto per l’infrascritti suoi compagni circostanti, e consentienti che sono Guglielmo Albamonte Siciliano, Francesco Salamone Siciliano, Gioan Capocci da Roma, Marco Corallaro da Napoli, Giovanni Braccalone da Roma, Lodovico d’Abenavole da Capua, Hettor Giovenale Romano, Bartolomeo Fanfulla da Parma, Romanello da Forli, Pietro Riczio da Parma, Mariano d’Abignenti da Sarno, e Moele da Paliano, e dice che Carles de Togues titolato la Motta Francese per sue lettere dirette ad esso Hettorre have declarato, che mandaria lo assecuramento del campo spedito per Monsignor de la Palizza suo superiore, e che dopoi el prefato Carles la Motta per altre sue lettere have scritto ad esso Hettorre, per le quali allegava non haver parso à Monsignor della Palizza far detto assecuramento, nondimeno per esso Hettorre essere stato replicato a la Motta, per lettere, che quello sapea apparere per due sue lettere de cinque, e de sei del detto mese, haver promesso l’assecuratione del campo, e de tutta sua banda, e che al presente allegasse non parer à Monsignor de la Palizza far detto assecuramento del campo, essendo cosa tanto debita, e necessaria, e per esso la Motta offerta, e declarata, dava causa admiratione, e suspitione ad esso Hettorre, e suoi compagni. E considerando, che l’assecuration del campo, e delli Giudici sia uno delli principali, e più necessarii, et oportuni provedimenti, che se richiede in lor causa: Però de nuovo fa istanza al prefato Carles, che debbia mandar l’assecuramento predetto del campo, e delli Giudici eletti per esso Hettorre, e compagni, secondo la forma dell’assecuration qual essi mandavano al prefato Carles la Motta e suoi compagni, espedita per l’Illustrissimo Sig. Gran Capitano Luogotenente Generale delle Cattoliche Maestà per assecuramento di detto campo, e delli Giudici eletti per lo detto Carles, e suoi compagni: Declarando ancora, che se contentavano esso Hettorre, e suoi compagni del detto assecuramento, se dovesse far da Monsignor de la Palizza, per quietar ogni calunnia, notificandoli, che per abbreviar il camino, la sera se conduccano in Andri, aspettando lo assecuramento, aviso, e requisition d’esso Carles la Motta; Essendo esso Hettorre, e suoi compagni in tal espedition armati, ad ordine, e pronti, si protestano, che non sia attribuita à loro negligentia, o mora, ne ad alcuna tergiversazione; ma solo si debbia imputare à detto Carles. E standosi in tal protestatione, essendo circa diecesette hore, sopragiunse il Trombetta destinato da la Motta, e consegnò al detto Hettorre, e compagni l’assecuramento de Monsignor de la Palizza; Dopo della recettion del quale, subito detto Hettorre, e compagni, senza perdere alcun momento di tempo si posero in camino a comparer al campo, richiedendo me sopradetto Notario, che delle cose predette, hora, tempo, e recettion di detto assecuramento, e della celerità del partir loro al comparir in detto campo, et altri gesti, ne dovesse far publico documento, in testimonio della verità. Donde io predetto Notario, volendo sodisfar alla predetta richiesta, come giusta, e ragionevole, de tutte le prenarrate cose, ho fatto lo presente publico documento, à chiarezza della verità scritto de mia propria mano, e roborato del mio solito segno, essendo presente nel medesimo luogo l’Illustrissimo Marco Antonio Colonna, Giovanne Carrafa Conte di Policastro, li Magnifici Indico Lopes Hiala, Gismundo de Sanguine, e Martin Lopes, Testimonii rogati alle cose predette«.

El tenor dell’assecuration di Monsignor de la Palizza siegue in tal modo

»Jacobus de Cabannes Dominus Palitiæ Christianissimi Regis Zamburlanus, ac Provinciarum terræ Bari, et Aprutii Gubernator etc. Perchè la Motta, e suoi compagni al numero di tredici Francesi, han da comparire alli tredici del presente mese di Febraro alla giornata deputata per Hettor Fieramosca, e tanti altri suoi compagni Italiani, pretendenti combattere contro esso la Motta, e compagni in lo campo fra loro specificato fra Andri, e Corato, in lo luoco, dove combattero D. Alonso, e Baiardo, et oltre la cautela delli ostaggi reciprocamente prestiti, e guidati per noi, e lo Signor D. Diego de Mendozza, bisogna l’assecuramento del campo: Onde noi per maggior efficacia, per tenor della presente declaramo, per quanto spetta alla banda del prenominato la Motta e compagni Francesi, authoritate qua fungimur del Christianissimo Rè, assecuramo detto luogo fra Andri, e Corato, dove combattero D. Alonso, e Baiardo per tutta la giornata delli tredici dell’instante mese di Febraro, statuta per detti Italiani, che da nullo Capitanio, armigero, stipendiario, pedone, gente d’armi, e sudditi della Cristianissima Maestà, de qualunque condition, e stato, in alcun modo non serà dato impaccio, impedimento, molestia, ne perturbation alcuna alli predetti Hettorre Fieramosca, e compagni Italiani, et alle tredici persone, che porteranno loro elmetti, et a tredici altri che conduran loro cavalli, e similmente guidamo, et assicuramo Messer Francesco Zurlo, Diego de Vela, Messer Francesco Spinola, et Alonso Lopes, Giudici eletti per li prenominati Hettorre e compagni, acciocchè insieme con Monsignor de Bruglie, Monsignor de Murabrat, Monsignor de Bruet, et Etum Sutte, Giudici eletti per li predetti la Motta, e suoi compagni, con nostra volontà, consenso, et autorità possano giudicare, et esercitare pienamente lor officio; Comandando, imponendo, et ordinando da parte della Christianissima Maestà, e nostra, à tutti, e singoli Capitanei, armigeri, stipendiarii, pedoni, gente d’armi, e sudditi della Christianissima Maestà di qualunque conditione, e grado, che nessuno debbia per alcun modo directe, vel indirecte dar impedimento, o molestia, perturbatione, o nocumento alcuno, ò vero usare soverchiaria alcuna al detto combattere, ne infringere, e contravenire al presente assecuramento, immo osservar quello, secondo la sua serie, e tenore, non fando il contrario, per quanto ciascuno desidera evitare l’ira, e la indignatione della Christianissima Maestà, e fuggire la pena della vita. In cujus rei fidem, et testimonium, ac securitatem, et cautelam quorum interest, havemo fatte le presenti lettere suscritte di nostra propria mano, e con la impression del nostro solito sigillo — Da Ruvo à 12 Febraro 1503 — Cabannes — Dominus Gubernator mandavit mihi Joanni Nicolao Mandatario«.