NOTA DELL’EDITORE.

Nel ristampare il premesso libriccino secondo l’antica edizione dell’anno 1633 ho riportata la sola parte istorica del famoso combattimento tra i tredici Cavalieri Italiani, ed altrettanti Francesi colla medesima ortografia e punteggiamento che vi è nell’originale, il quale in verità non è affatto piacevole. Ho corretto solo nel frontespizio del libro suddetto, ed alla pagina 5 un errore di stampa che vi è nella indicazione del giorno della pugna che si dice seguita nel dì 16 Febbrajo 1503, mentre la stessa ebbe luogo nel dì 13 Febbrajo. Ho lasciate diverse Poesie Latine scritte in quella occasione in onore de’ prodi Guerrieri Italiani, e principalmente di Ettore Fieramosca; siccome anche talune avvertenze sui nomi de’ predetti Cavalieri Italiani che presero parte al combattimento.

Coteste medesime Poesie ed avvertenze si vedono anche ristampate nell’altra edizione dello stesso libro fatta in Napoli nell’anno 1721 dal Tipografo Felice Mosca coll’aggiunta de’ luoghi di que’ Scrittori tanto Napolitani che Esteri, i quali di quel celebre fatto d’armi hanno concisamente parlato. Nella stessa edizione dell’anno 1721 si legge anche la iscrizione latina in versi esametri e pentametri incisa in una lapide apposta al monumento eretto nel luogo istesso del combattimento, il quale si crede atterrato dappoi dai Francesi, come ho detto alle pagine 175 e 176 del mio Cenno storico.

Nell’ultimo viaggio fatto a Ruvo nel passato mese di Maggio, essendomi fermato una sera in Andria, cadde il discorso sul monumento suddetto. D. Pasquale Fasoli Sindaco attuale di quella città, e mio Nipote, perchè ha in moglie, la figliuola del fu mio fratello Giulio, e tutti gli altri ch’erano presenti mi confermarono la generale opinione che quel monumento fosse stato abbattuto di soppiatto e di nottetempo dai Francesi nell’anno 1805 al tempo che l’armata Francese di Osservazione occupava que’ luoghi, e ’l Reggimento num. 42 che ne formava parte era stanziato in Andria.

Mi soggiunse anche il detto Signor Fasoli che il monumento suddetto si trovava eretto in una masseria di semina denominata S. Elia che attualmente appartiene al Capitolo della Chiesa Arcivescovile di Trani, ed è sita nel tenimento della città di Trani a tre miglia di distanza tanto da Andria che da Corato. Che allora che venne lo stesso diroccato, la lapide già detta colla iscrizione si era trovata rotta e mancante nella parte superiore del lato sinistro di un pezzo di quattr’once circa, per cui i primi versi della iscrizione sono mancanti delle lettere finali. Che la lapide suddetta al momento formava parte di un muro delle diverse fabbriche rustiche costrutte nella detta masseria S. Elia.

Mi fece conoscere in fine che trovandosi Sindaco della detta città di Andria, aveva creduto poco conveniente a se ed al Corpo Municipale, a cui ha l’onore di presedere che il monumento suddetto fosse rimasto ulteriormente atterrato. Che quindi aveva diretto di uffizio all’attuale Signor Intendente della Provincia un rapporto, col quale gli aveva dimandato il permesso di rimetterlo di nuovo a proprie spese. Nel ciò sentire non potei non rimanere sommamente compiaciuto del sentimento veramente Italiano mostrato a tal modo da una persona che strettamente mi appartiene, e che amo e stimo moltissimo per le sue ottime qualità, e per l’affettuoso attaccamento che ha alla mia persona ed alla mia famiglia.

Quel discorso intanto mi eccitò la voglia di rivedere dopo tanti anni quel luogo tanto per l’Italia memorando. Mi condusse ivi il dì seguente lo stesso Signor Fasoli. Trovai che il monumento di cui si tratta non è del tutto abbattuto. Vi rimane tuttavia fuori terra una linea dell’antica fabbrica formata di grandi e solidissime pietre lavorate che servivano allo stesso di base. Passai indi nel sito fabbricato della masseria S. Elia, ed osservai che la già detta lapide formava parte di un muro de’ diversi edificj rustici ivi costrutti, ed era situata a pochissima altezza dal suolo; il che la faceva rimanere esposta ad altri guasti che avrebbe potuto soffrire dalla indiscrezione della gente di campagna. Non potè ciò non recarmi ammirazione!

Avendo letta la iscrizione suddetta venni ad assicurarmi ch’era quella stessa che nel libretto ristampato da Felice Mosca nell’anno 1721 si vede riportata alla pag. 187. Dice ivi l’Editore sulla testimonianza dello Scrittore Giovanni Antonio Goffredo che la lapide suddetta fu apposta nell’Epitaffio eretto nell’anno 1583 sul luogo istesso del combattimento per ordine del Cav. Ferrante Caracciolo Duca di Airola, Preside allora della Terra di Bari e della Terra di Otranto[297]. Il tenore della iscrizione suddetta è il seguente

Quis quis es, egregiis animum si tangeris ausis,

Perlege magnorum maxima facta Ducum.