Continua poi a dire che Oenotro col maggior numero della sua Gente passò oltre e continuò a navigare fino al mare detto allora Ausonio ed indi Tirreno. Che ivi sbarcato edificò delle città, e dal suo nome fu quella parte della Italia chiamata Oenotria. Nelle cose da lui dette si riporta all’autorità di Ferecide Ateniese che dice a niuno secondo nel tessere le genealogie. Qui de Regibus Arcadiæ sic loquitur. Pelasgo ex Dejanira Lycaon natus est. Huic nupsit Cyllene Nais Nympha, a qua mons Cyllene dicitur. Deinde recensitis horum filiis, locisque, quos eorum quisquis habitandos ceperit, Oenotri et Peucetii sic memorat. Et Oenotrus, a quo Oenotri nominantur in Italia, ac Peucetius, a quo Peucetii appellantur in sinu Jonio.

Pausania aggiugne che de’ figli di Licaone il Primogenito si chiamava Νύχτιμος, e questi succedè nel Regno. Nomina quindi gli altri numerosi suoi fratelli i quali occuparono molti luoghi dell’Arcadia, fortificarono le antiche città, e ne fondarono delle nuove e soggiugne: At natu minimus Oenotrus pecunia, et viris a fratre Nyctimo acceptis, classe in Italiam transmisit, a qua fuit ea in qua consedit Terra de Regis nomine Oenotria vocitata. Atque hæc prima a Græcis colonia deducta[56].

Passa indi Dionigi di Alicarnasso a parlare di un’altra spedizione di Arcadi in numero però assai più ristretto che la dice partita sessant’anni prima della Guerra di Troja dall’antica città dell’Arcadia denominata Pallantium. Condottiere di essa fu Evandro figliuolo di Mercurio e di una Ninfa e Profetessa Arcadica chiamata Temi. Che furono questi bene accolti da Fauno Re saggio e prudente che dominava allora in que’ luoghi, ove surse dappoi la città di Roma, e si stabilirono vicino al fiume Tevere. Di questa seconda spedizione di Arcadi ne parla anche Pausania[57].

Dalle notizie quindi che si son premesse si ha che Peucezio con una porzione degli Arcadi ed altri Greci del Peloponneso sbarcò super Japygiæ Promontorium in sinu Jonio, cioè nel seno Tarantino, e che dal suo nome prese la Regione il nome di Peucezia. Si estese questa per lungo tratto nel paese adiacente al mare Adriatico. Avvenne però coll’andar del tempo che in quella parte dell’antica Peucezia ch’era intorno al Promontorio Japigio sopragiunsero altri Greci che ivi si stabilirono. Dal che prese quella contrada nuovi nomi e fu chiamata Messapia, Japigia, Salentini, Calabria. In fine qualunque sia stata la estensione primitiva del Paese denominato Peucetia, rimase questa in seguito ristretta a quella parte della Puglia che porta oggi il nome di Terra di Bari.

Strabone che visse al tempo di Augusto e di Tiberio, dopo aver descritta la spiaggia d’Italia fino all’antica città di Metaponto passa a dire: Contingit Metapontum Japygia, quam et Messapiam Græci dixere. Incolæ alios Salentinos dicunt, qui circa Japigium habitant Promontorium, alios Calabros. Supra hos versus Septentrionem sunt Peucetii, Græco sermone Audanii cognominati. Incolæ quidquid post Calabriam est Apuliam vocant: fuerunt etiam ibi qui Pediculi dicerentur, maxime Peucetii.

Si osservi che allora si chiamava Calabria non già quella Regione che porta oggi questo nome. La Calabria attuale apparteneva un tempo ai Bruzj, ed in parte anche alla Magna Grecia. La Calabria di cui parla Strabone era quella lingua di terra, o sia quell’Istmo il quale da Taranto a Brindisi è racchiuso tra il seno Tarantino e ’l mare Jonio detto oggi Terra d’Otranto. Cotesto Istmo finisce al Promontorio detto dagli antichi Salentino o Japigio, oggi Capo di S. Maria di Leuca. Messapia Peninsulæ formam obtinet istmo interclusa, qui a Brundusio Tarentum usque porrigitur spatio CCCX stadiorum: navigatio circa Japygium Promontorium est circiter CCCC. Metaponto distat stadiis CC fere Tarentum ortum solis versus.

Passa poi a descrivere il seno Tarantino e la città di Taranto fondata da una colonia di Spartani. Parla della sua antica potenza e floridezza, ed indi della sua decadenza causata dalla mollezza e dal lusso. Esalta la fertilità del terreno di quella Regione, comunque soggetto alla siccità. Enumera le antiche città che in essa vi erano, e la diversità della loro origine, dalla quale erano surte le diverse nomenclature imposte a quella penisola. Quindi conchiude: Communi vocabulo Messapiam, Japygiam, Calabriam, et Salentinam appellant. In fine passa a parlare delle due strade che da Brindisi menavano a Roma delle quali si è largamente ragionato nel capo primo[58].

Dice lo stesso anche Plinio: Connectitur secunda Regio (Italiæ) amplexa Hirpinos, Calabriam, Apuliam, Salentinos CCL M. P. a sinu qui Tarentinus appellatur ab oppido Laconum in recessu hoc intimo situm, contributa eo maritima colonia, quæ ibi fuerat. Abest CXXXVI M. P. a Lacinio Promontorio, adversam ei Calabriam in Peninsulam emittens. Græci Messapiam a Duce appellavere: et ante Peucetia a Peucetio Oenotri fratre, in Salentino agro. Inter Promontoria C. M. P. intersunt. Latitudo Peninsulæ a Tarento Brundusium terreno itinere XXXV M. pass. patet, multoque brevius a portu Sasina. Passa indi a riportare le antiche città della Penisola suddetta[59].

Da ciò che dice questo Scrittore risulta ch’ei conviene anche nella venuta di Oenotro e Peucezio nella Italia, giusta il racconto fattone da Dionigi di Alicarnasso, poichè ha per vero che quella Penisola, la quale prese dappoi il nome di Messapia, Japigia, Calabria e Salentina formò parte da principio anche della Peucezia a Peucetio Oenotri fratre. L’arrivo però de’ nuovi Ospiti che fecero cangiare il nome alla detta penisola restrinse l’antica Peucezia, e di un solo Stato ne formò due, o per dir meglio formò due confederazioni diverse di città Greche tra loro distinte.

Ed in vero si rileva anche da Diodoro Siculo che Agatocle Tiranno di Siracusa cum Japygibus, et Peucetiis societatem armorum iniit[60]. Il che pruova ch’erano questi due Paesi che si governavano separatamente. Ove dunque si dimostri che la nostra città sicuramente Greca formava parte dell’antica Peucezia rimasta sempre sotto la dominazione degli Arcadi che furono i primi ad occupare quella Regione, la sua origine Arcadica ne viene in conseguenza.