Nella Tavola Peutingeriana si legge una città denominata Silutum a venticinque miglia di distanza da Venosa. Pare che debba questo essere il Silvium che nell’Itinerario di Antonino è riportato a venti miglia lungi dalla stessa città di Venosa. Nulla fa il divario di cinque miglia nelle distanze rispettivamente indicate, il quale ha potuto derivare dalla poca esattezza della Tavola suddetta. Ciò che importa è che nelle vicinanze di Venosa non vi è stata mai altra città che avesse portata il nome di Silutum. Quindi Silutum e Silvium debbono credersi una stessa città, giusta il giudizioso avviso dell’Autore della dotta Dissertazione e della Carta corografica dell’Italia recata dal Muratori, ed innanzi citata, il quale osserva Silvium in Peutingeriana Silutum dicitur[64].
Ed in vero nella Tavola suddetta si vedono segnate in continuazione l’una dopo l’altra allo stesso modo in cui sono riportate nell’Itinerario di Antonino le tre città Venusia, Silutum, Sublupatia. Manca solo Blera o Plera che nel detto Itinerario sta in mezzo tra Silvium e Sub Lupatia. Cotesta mancanza ha potuto derivare o da una omissione del disegnatore della Tavola Peutingeriana, o da un cangiamento che il tempo aveva portato sia ai luoghi, sia all’andamento della strada consolare. La sostanza però della cosa è la stessa, poichè la Tavola suddetta ci presenta in una continuazione sulla detta strada di Taranto le tre città Venusia, Silutum, Sublupatia. Dal che è a conchiudersi che il Silutum della Tavola è lo stesso che il Silvium di Strabone e dell’Itinerario di Antonino.
Il P. Arduino nelle sue annotazioni al luogo di Plinio innanzi riportato sulla parola Silvini fa la seguente osservazione: Silvini ab oppido Apulorum Peucetiorum, quod apud Strabonem lib. VI pag. 283 Σιλούιον vocatur, nunc dicitur il Gorgoglione. Cristofaro Cellario così parla della stessa città: Apud hos montes fuisse Silvium oppidum ex Strabonis descriptione constat. Ait enim lib. VI pag. 195 sicut Barium sit extremum in ora maris oppidum Peucetiorum, ita in mediterraneis ad Silvium usque oppidum. Dicuntur Silvini a Plinio lib. III cap. XI. Ex situ Holstenius interpretatur locum, qui nunc il Gorgoglione appellatur[65].
Io però che ho bastante conoscenza de’ luoghi non so trovare affatto nella Regione montosa et aspera di Strabone quel sito chiamato il Gorgoglione di cui ha parlato Luca Olstenio, e dopo di lui tutti gli altri di sopra riportati, i quali hanno replicata la stessa cosa. Vi è quì sicuramente un equivoco di nomi che bisogna dilucidarlo. Osservo quindi che nella parte estrema delle Murge, o sia della Regione montosa et aspera della Peucezia al dir di Strabone, vi è l’antico feudo un tempo della Famiglia Mazzaccara denominato il Garagnone sito nel punto medio tra Venosa e Ruvo. Ha lo stesso un’ampia dotazione di territorio, parte del quale sta nell’aspra contrada delle murge, e parte nella fertile pianura che passate le murge s’incontra nell’andare a Spinazzola ed a Venosa.
Sorge ivi una collina, sulla quale è edificato un antichissimo castello che porta il nome di Castello del Garagnone. Pratilli sulla via Appia cenna appena che nel sito appunto del Garagnone vi sia stata l’antica città denominata Silvium, e soggiugne: Presso questo luogo del Garagnone si riconoscono in una assai scomoda e lunga valle ammonticchiate e confuse molte selci dell’Appia, ed altre in parte dal terreno sepolte. Non vi si trova altro vestigio di antica fabbrica, ma in un marmo a traverso sepolto si legge la seguente iscrizione etc.[66].
Bisogna dire però che il Signor Pratilli passò per quel luogo dormendo, poichè non altrimenti poteva avvenire che non si sia da lui veduto l’antichissimo castello del quale ho testè parlato, ove vi è oggi una così detta Panetteria messavi dal proprietario di esso per provvedere di pane i coltivatori ed i pastori che dimorano nelle adiacenti campagne. Il sito di cotesto castello corrisponde perfettamente al sito dell’antica città chiamata Silvium indicato da Strabone. Dice questo Scrittore che la già detta contrada della Peucezia montosa et aspera si estendeva usque ad Silvium. Il castello del Garagnone è nel sito preciso ove termina l’aspra contrada delle murge, e comincia la vasta e fertile pianura alla stessa sottoposta di cui si è testè parlato.
Questo dunque e non altro è il Silvium di Strabone, e non già il Gorgoglione erroneamente indicato da Luca Olstenio in vece del Garagnone. Ed in vero l’Itinerario di Antonino segna venti miglia da Venosa a Silvio sulla strada consolare che menava a Taranto. Altre undici miglia segna da Silvio a Blera, o come altri vogliono a Plera, che Pietro Vesselingio dopo Luca Olstenio credè l’attuale città di Gravina ex itineris ductu, et intervallis. Altre quattordici miglia segna lo stesso Itinerario da Blera a Sub Lupatia che nella Tavola Peutingeriana è detta Sublupatia. Gli Scrittori predetti hanno osservato che quest’ultima antica città sia l’attuale città di Altamura[67].
Ora il castello del Garagnone si trova appunto nella linea indicata dall’Itinerario suddetto. La esistenza inoltre nel sito di sopra designato giusta le indicazioni date da Strabone di un castello antichissimo pruova colla massima evidenza di esser stato quello un tempo un luogo abitato e fortificato. Accresce molto peso a queste osservazioni la seguente circostanza.
Domenico di Gravina nella sua Cronaca che va tra le Opere del Muratori scritta al tempo della Regina Giovanna Prima, di cui parlerò in seguito, dice che essendo partito dal castello di S. Maria del Monte, ch’è un forte e magnifico castello edificato su di una delle alture delle Murge dodici miglia lungi da Ruvo, pervenimus ad casale Guaranioni distans ab ipso castro per milliaria octo, et applicantes ibidem, quia jam hora tarda affuerat, ipsa nocte ibidem quievimus. Indi soggiugne: Judex autem Nicolaus præfatus, quia quasi solus advenerat cum tribus, aut quatuor sociis ad receptionem officii prædicti, requisivit et rogavit Fratrem Rengaldum Ordinis Sacræ Domus Hospitalis Præceptorem in Casali præfato, quod nobilitate sua et dicti Domini honore, de sua familia, et hominibus dicti Casalis viros sibi concederet usque Gravinam sociandos eumdem. Qui curialiter id spopondit; et venerunt nobiscum, causa societatis Judicis Nicolai præfati, viri providi dicti Casalis equites quasi viginti[68].
Il che pruova che in quel tempo era il Garagnone un villaggio, o sia Casale tuttavia abitato e ben popoloso, altrimenti non avrebbe potuto dare una scorta di venti uomini a cavallo. Conferma ciò vie più la conghiettura da me proposta che nel sito di quel castello che tuttavia esiste vi doveva essere la città denominata Silvium distrutta dappoi dalle guerre e ridotta ad un villaggio che ora non esiste più tampoco, e quindi si è più facilmente errato nell’averlo denominato il Gorgoglione.