[215]. Pauli Jovii Vitæ Illustrium Virorum Vita Consalvi lib. II.
[216]. Cantalicii Consalvia Lib. II. Raccolta de’ Scrittori Napolitani di Gravier Tom. VI.
[217]. Tomo XIX della detta Raccolta di Gravier pag. 104 e 105.
[218]. Tacitus Histor. lib. I.
[219]. Mentre questo foglio stava per passare al torchio, il nostro giornale delle due Sicilie del dì 14 Febbrajo 1844 n. 34 sotto la rubrica di Spagna ha recato il seguente articolo dell’Heraldo (foglio Ministeriale). Si dice in esso che Consalvo di Cordova fece edificare il magnifico Monastero di S. Girolamo nella città di Granata, ove volle esser sepolto, con aver legato allo stesso la sua spada, il suo ritratto in tela e ’l suo busto. Si seguita a dire che cotesto Monastero rispettato dai Francesi nella invasione dell’anno 1810 per i tanti pregevoli monumenti di belle arti che vi erano, è rimasto ora devastato dalla guerra civile, e si soggiugne: Ma ciò ancora più imperdonabile è il furto della spada dell’Eroe ch’era nella Cappella principale con un quadro rappresentante il Gran Capitano che offre la sua spada al Papa e ne aspetta la benedizione. Se ne veggono ancora i modiglioni. Dopo tante profanazioni ne mancava una ultima. La tomba dell’eroe venne aperta ed i suoi avanzi derubati e sparsi qua e là; una delle sue mandibole con tre denti è per caso rimasta con qualche altro frammento. — Per aggiugnere un ultimo tratto a tale racconto, diremo che durante l’insurrezione che scoppiò nell’anno 1835, la spada di Consalvo di Cordova fu venduta per tre franchi. Dio mi guardi dal compiacermi di sì fatte vandaliche e detestabili profanazioni. Ma un avvenimento di tal fatta seguìto in un Paese che ben lo conosco, ed ove anzi si pecca di soverchio orgoglio nel vanto degli uomini di guerra prodi e famosi che ha prodotti, non può non farmi una forte impressione! Desidero intanto di tutto cuore che la Misericordia di Dio gli abbia perdonata la enorme ingiustizia, ed iniquità commessa a danno della nostra povera città.
[220]. Quinternione VIII segnato col num. 19 fol. 140 a 143.
[221]. Quinternione XXI fol. 212.
[222]. Nello strumento di permuta tra il Vescovo e Clero di Ruvo e Giovanni de Mapono dell’anno 1392 riportato innanzi nel Capo VIII pag. 130 si dice che la casa data dal Vescovo e dal Clero era sita in loco Porte de Noha. Quale sia stata la Porta che portava questo nome lo spiega un pubblico strumento di proccura fatta dalla Università di Ruvo nel dì ultimo Novembre 1608 per gli atti del Notajo Decio Pincerna di Ruvo ove si legge così: Accessimus ad domos ipsius Universitatis a Porta de Noja juxta suos fines, ubi congregari solet dicta Universitas pro actis publicis peragendis. La casa della Università quì indicata stava appunto nel sito di questa porta come saremo or ora a vederlo. Cotesta proccura sta al foglio 121 del Protocollo di quell’anno del detto Notajo Pincerna. Conservatore della sua scheda quando io lo lessi era il fu Notajo D. Giuseppe Girasoli di Ruvo. Ignoro il di lui successore. Dai precitati due strumenti si può conchiudere che l’antico nome della porta suddetta era Porta di Noja.
[223]. Pare che siasi con ciò ritenuta nelle forme Cristiane una costumanza delle antiche città Greche, le quali mettevano sulle loro porte la statua di Minerva. Dal che prese cotesta Dea anche il nome di Πολιάς o Πολιοχος urbis custos.
[224]. L. 1 et L. 87 ff. De verbor. signif.