[225]. L. ff. Ne quid in loco sacro.
[226]. Tra i vasi fittili antichi trovati in Ruvo ve ne sono stati parecchi con figure a rilievo. Ne ha di essi acquistati il Real Museo. Io ne ho tre, e D. Salvatore Fenicia uno. So con sicurezza di esserne passati altri anche all’Estero. A cotesti vasi allude la parola sculpta.
[227]. Rileva ciò la circostanza che molti convalescenti delle convicine città vanno a Ruvo di proposito per ristabilirsi attesa la somma bontà dell’aere che ivi si respira, e la ridente situazione della nostra città.
[228]. Partium XXXIX Ann. 1522 a 1523, ora col num. 110 fol. 24 a t.
[229]. Comune XLII 3. Anno 1523 lit. H n. 103.
[230]. Fa veramente meraviglia come i Vicerè soffrivano e permettevano ai Baroni un linguaggio tanto orgoglioso che offendeva i dritti della Sovranità. Non erano i Baroni Signori degli uomini de’ loro feudi, ma erano anch’essi sudditi del Re come tutti gli altri. Cotesto titolo quindi di Signori peccava di soverchia baldanza.
[231]. Registro delle Consulte della Regia Camera della Sommaria per gli anni 1600 e 1601 N. 101 fol. 54 a 63.
[232]. Stefano de Stefano Ragion Pastorale Tom. I cap. II pag. 42.
[233]. Si noti che nell’anno 1509 la città di Ruvo era posseduta da D. Isabella de Requesens moglie del detto Vicerè D. Raimondo di Cardona. Ecco perchè si dice quì la cità vostra de Rubo.
[234]. Grande Archivio — Atti riguardanti la mezzana di Ruvo Camera Prima sotto i tetti Lettera D Scanzia V n. 23.