Non manco quì di osservare che mentre Strabone indica Silvio come l’ultima città della Peucezia dal lato meridionale, Tolomeo la estese fino a Venosa[76]. Plinio però situò questa città nella Daunia, poichè disse: Dauniorum coloniæ Luceria, Venusia, Oppida Canusium, Arpi[77]. Al contrario il Poeta Orazio ch’era Venosino e meglio di ogni altro esser poteva informato delle cose della sua Patria, pose in dubbio se questa apparteneva alla Puglia o alla Lucania
. . . . . sequor hunc Lucanus an Appulus anceps,
Nam Venusinus arat finem sub utrumque colonus
Missus ad hoc, pulsis (vetus est ut fama) Sabellis:
Quo ne per vacuum Romano incurreret hostis;
Sive quod Appula gens, seu quod Lucania bellum
Incuteret violenta[78].
Ciò per altro nulla pregiudica l’argomento che mi ho proposto. L’ultima città della Peucezia dal lato meridionale o che sia stata Venosa o che sia stata Silvio, sarà sempre vero che la città di Ruvo abbia formato parte di essa, poichè Silvio (oggi il castello del Garagnone) è circa venti miglia al di là di Ruvo, e Venosa circa quaranta miglia. Rimane ora ad esaminarsi il confine occidentale dell’antica Peucezia, ov’era in contatto colla Daunia, onde vedersi che da quel lato era Ruvo l’ultima città della stessa.
Prese la Daunia il suo nome da Dauno valoroso Principe Illirico, il quale obbligato a lasciare il suo Paese a causa delle sedizioni insorte, venne a stabilirsi nella Puglia, e colla forza delle armi si costituì una dominazione. Capitò dopo di lui nella stessa Regione anche Diomede insigne Guerriero uscito dalla famosa scuola di Chirone. Dopo aver egli comandati gli Argivi nella Guerra di Troja, ed essersi distinto con belle ed ardite azioni, fu costretto anche ad allontanarsi dalla sua Patria.
Tra le favole Omeriche vi è anche quella che mentre Diomede si batteva con Enea con superiorità e vantaggio sul campo di battaglia sotto Troja, la Dea Venere per salvare il proprio figliuolo dal periglio in cui lo vedeva, lo circondò di una nube, e Diomede osò di ferir la Dea in una mano. Ma questa si vendicò della ingiuria ricevuta, perchè al di lui ritorno dalla Guerra di Troja gli fece trovare la sua moglie adultera per essersi invaghita di Cillabaro. Si dice quindi che per tal cagione non abbia Diomede voluto più rivedere la sua Patria, e dopo esser stato bersagliato anche nel mare con furiose tempeste, mercè la protezione di Minerva sbarcò nella Puglia, fece amicizia con Dauno, lo ajutò nelle guerre ch’ebbe costui a sostenere, divenne di lui genero, ed acquistò la dominazione di una parte della Daunia.