Strabone dunque dopo di aver parlato della Peucezia nel luogo innanzi riportato, continua a dire: Contigua est Dauniorum Regio: insequuntur Appuli, cum Frentanis. Necesse est autem, cum non nisi priscis temporibus Peucetiorum, et Dauniorum nomina usurparint incolæ: sed omnis ista Regio Apuliæ nomine fuerit comprehensa, nec nunc quidem fines istarum gentium certo posse describi: itaque neque nobis quidquam de his adseverandum. Con ragione fa quì menzione della incertezza de’ confini tra le due Regioni, poichè si è veduto innanzi che anche al tempo di Tolomeo che visse assai dopo di Strabone, era tuttavia incerto se Venosa fosse appartenuta alla Peucezia o alla Daunia.
Niuna incertezza però vi poteva o vi può essere circa il confine occidentale della Peucezia colla Daunia, di cui sto ragionando, poichè Tolomeo, come innanzi si è detto, protende la Peucezia fino alla foce dell’Ofanto, e da ciò che Strabone seguita a dire chiaramente risulta anche fino a qual punto la Daunia si estendeva da quel lato. A Bario ad Aufidum flumen, super quo Canusium jacet emporium, stadia CCCC. Ad ipsum emporium a mari adverso amne stadiorum sex navigatio[79]. In propinquo est Salapia Argyripensium navale. Etenim non procul a mari in planicie sitæ sunt duæ urbes, quæ, ut ambitus earum docent, quondam Italicarum fuerunt maximæ, Canusium, et Argyripa: nunc eæ sunt minores. Quæ nunc Arpi principio Argos Hippium, deinde Argyripa nominata fuit. Utramque Diomedes fertur condidisse, campusque, et multa alia extant vestigia, quæ Diomedis in ea regione fuisse testantur dominationem, utpote Luceriæ (quæ et ipsa antiqua Dauniorum urbs, hodie humilis est) vetusta donaria in fano Minervæ: et in vicino mari duæ sunt insulæ Diomedeæ appellatæ, quarum colitur altera, alteram esse ferunt desertam[80]; in hac nonnulli fabulantur Diomedem e medio sublatum, ejusque socios in aves mutatos, etiamnum quodammodo superesse, et vitam vivere humanæ æmulam ratione victus, et comitate erga homines probos, fugaque flagitiosorum[81]-[82].
Situa quì dunque Strabone due città edificate da Diomede nella Daunia, una sulla dritta e l’altra sulla sinistra dell’Ofanto, cioè Argiripa e Canosa, e fa indi menzione anche del Campo di Diomede. Era questo poche miglia lungi da Canosa verso il mare nel sito del Villaggio di Canne reso celebre dalla sanguinosa sconfitta che diè Annibale ai Romani. Di questo campo appunto ove seguì la terribile battaglia che compromise la sorte di Roma, parlò Livio nel riportare la predizione che si trovò scritta ne’ libri di Marcio da lui chiamato Vates Illustris ne’ seguenti termini: Amnem Trojugena Cannam Romane fuge, ne te alienigenæ cogant in Campo Diomedis conserere manus. Sed neque credes tu mihi donec compleveris sanguine campum, multaque millia occisa tua deferet amnis in pontum magnum ex terra frugifera piscibus, atque avibus, ferisque, quæ incolunt terras, iis fuat esca caro tua, nam mihi ita Jupiter fatus[83].
Arnobio anche dice: Diomedis campi Romanis cadaveribus aggerati sunt[84]. E Silio Italico: Infaustum Phrygiis Diomedis nomine campum[85]. Ed in altro luogo dice che Paolo Emilio per dissuadere l’altro Console Varrone dal dar la battaglia, gli ricordava le sinistre predizioni che vi erano sull’esito di essa, e gli teneva il seguente discorso
Jamque alter tibi, nec perplexo carmine coram
Fata cano vates, sistes ni crastina signa,
Firmabis nostro Phœbeæ dicta Sibillæ
Sanguine; nec Graio posthac Diomede ferentur,
Sed te, si perstas, insignes nomine Campi[86].
Or se secondo Strabone la Puglia Daunia dal lato orientale, col quale confinava colla Puglia Peucezia terminava al di là dell’Ofanto nella città di Canosa e nel villaggio di Canne, ov’era precisamente il campo di Diomede, è conseguenza che la città di Ruvo, sita venti miglia al di là di Canosa e di Canne, era la prima città della Peucezia che s’incontrava nell’andare da Roma a Brindisi, e l’ultima nel venirsi da Brindisi a Roma.