Non altrimenti disse Plinio. Dopo aver egli parlato della spiaggia marittima della Peucezia fino a Bari, giacchè altre città marittime non vi erano in quel tempo dopo di Bari, passa a dire: Hinc Apulia Dauniorum cognomine a Duce Diomedis socero, in qua oppidum Salapiæ Hannibalis meretricio amore inclytum, Sipontum, Uria, amnis Cerbalus Dauniorum finis: portus Agasus, promontorium Montis Gargani a Salentino, sive Japygio CCXIV M. pass. ambitu Gargani: Portus Garnæ, Lacus Pantanus, flumen portuosum Frento, Teanum Apulorum: itemque Larinatum Cliternia: Tifernus amnis. Inde Regio Frentana. Ita Apulorum genera tria: Teani duce e Graiis. Lucani subacti a Calchante, quæ loca nunc tenent Atinates. Dauniorum præter supra dicta Coloniæ Luceria, Venusia, Oppida Canusium, Arpi, aliquando Argos Hippium Diomede condente, mox Argyrippa dictum[87].
Separa allo stesso modo Tolomeo la Puglia Peucezia dalla Puglia Daunia con avere indicata Canosa come l’ultima città della Daunia. Apulorum Dauniorum in Jonio pelago Salpiæ, Sipus, Apenestæ, Garganus mons. Apulorum Peucetiorum in Jonio pelago Egnatia, Barium, Aufidi fluminis ostium. Apulorum Dauniorum mediterraneæ civitates Theanum, Nuceria Apulorum, Vibarnum, Arpi, Erdonia, Canusium. Apulorum Peucetiorum mediterraneæ civitates Venusia, Celia[88].
Giulio Frontino similmente comunque la Daunia l’abbia chiamata Provincia Apuliæ e la Peucezia l’abbia inclusa nella Provincia di Calabria, l’agro Canosino lo riportò nella prima, e l’agro Rubustino nella seconda. Or se rimane concludentemente dimostrato che la città di Ruvo era nella Peucezia e di Greca fondazione, non vi può esser dubbio sulla sua origine Arcadica, poichè costa che gli Arcadi occuparono quella Regione prima della Guerra di Troja, e vi si sostennero, per cui ritenne sempre la stessa il nome di Peucezia preso da quello del Condottiere degli Arcadi ed altre genti del Peloponneso che vennero ivi a stabilirsi. Onde con ragione disse Strabone: Incolæ ex Arcadia videntur immigrasse.
CAPO IV. Li pregevoli vasi fittili ed altri oggetti di belle arti antiche trovati in Ruvo, confermano vie più la sua origine Arcadica.
Di quando in quando si sono trovati in Ruvo vasi fittili Italo-Greci. Da principio gli faceva scuoprire solo l’azzardo. I vasi rinvenuti a questo modo non han potuto esser molti, e da que’ villani non erano prezzati. Nella mia giovanile età mi dicevano i vecchi che gli uomini di campagna, i quali nello scavare il terreno trovavano gli antichi sepolcri, crucciati che in vece di trovarvi moneta, trovavano vasi di creta, gli rompevano colle zappe! Di quì è che ne’ fondi suburbani, ove i sepolcri sogliono trovarsi, si vedono disseminati nel terreno non pochi pezzi di vasi antichi rotti ed infranti. Quanto i tempi ora sono cangiati! Son oggi que’ popolari in tanta prevenzione che credono di doversi convertire in oro ogni pezzo di creta antica qualunque!
La Gente colta di quella città rese avvertiti i villani che questi oggetti avevano anche un valore. Quindi li pochi vasi che si trovavano cominciarono ad essere rispettati. Mi dicevano i vecchi che se n’erano anche venduti ai forestieri che capitavano in Ruvo. Ma di qual merito essi abbiano potuto essere s’ignora perfettamente. E se sono stati pubblicati si è mancato d’indicarsi il luogo ove sono stati rinvenuti. Ne’ vasi pubblicati da Lord Hamilton ve ne ha uno di ottimo pennello che rappresenta Bellerofonte montato sul Pegaso che combatte la Chimera. Ho io un altro vaso trovato in Ruvo che rappresenta la stessa favola. Allora che mi venne sotto gli occhi il rame del vaso di Hamilton non potei non rimaner colpito dalla perfetta simiglianza che lo stesso ha col mio.
Variano li due vasi soltanto nelle deità presenti al combattimento, e tali variazioni sono state familiari ai Pittori tanto antichi che moderni, quando hanno replicato lo stesso soggetto. Ma le tre figure di Bellerofonte, del Pegaso e della Chimera sono talmente tra loro conformi che bisogna per necessità convenire di esser stati ambi i vasi dipinti dalla stessa mano e sul medesimo modello. Come altrimenti potersi trovare nell’uno e nell’altro una perfetta identità del disegno, delle figure, delle fisonomie, delle stature, de’ contorni e di tutte le più minute circostanze? Debbo credere quindi che il vaso di Hamilton sia stato trovato anche a Ruvo, e sia uno di que’ vasi i quali sono stati pubblicati senza che siasi conosciuto o indicato il luogo ove si son trovati.
Il primo che cominciò in Ruvo a fare dei scavamenti per ispecolazione fu un Prete chiamato D. Giuseppe Adessi di talenti non volgari, ma strani abbastanza. Tra i vasi da lui rinvenuti ve ne furono de’ buoni, ma non di prim’ordine per quanto ne ho inteso. Non si conosce tampoco quali questi siano stati, e se siansi pubblicati. Ne ritrasse da essi un guadagno che se avesse saputo conservarlo, avrebbe potuto estendere vie più la sua specolazione, la quale in quell’epoca non aveva competitori. Le sue ricerche però non poterono andare molto innanzi, perchè gli mancavano i mezzi. A buon conto fino al primo decennio di questo secolo il nome della città di Ruvo era sconosciuto all’Archeologia, e de’ vasi fittili Ruvestini non si aveva veruna opinione perchè quando anche fossero stati pregevoli, non si conosceva, o non veniva indicato il luogo ove si erano rinvenuti.
Li primi vasi di Ruvo che fecero moltissimo rumore per la loro somma eleganza e bellezza, e per la importanza delle cose in essi dipinte gli trovò nell’anno 1810 un artigiano chiamato Rinaldo di Zio nello scavare le fondamenta di una casa a non lunga distanza dalle antiche mura della città nel largo detto di Porta Nuova o di Porta di Noja, della quale parlerò in seguito. Informato il Governo di allora di cotesta importante scoverta fu il de Zio obbligato ad esibire i vasi da lui rinvenuti con averne ricevuto un compenso soverchiamente parco. Si trovarono questi di un pregio così sublime che furono ritenuti per ornamento del Real Palagio. Ma negli avvenimenti dell’anno 1815 furono trasportati nella Germania, ed ora per quanto ne ho inteso, insieme con altri pregevoli vasi trovati anche allora a Canosa, sono nel Museo di S. M. il Re di Baviera amantissimo degli oggetti delle belle arti antiche.
La scoperta de’ vasi suddetti di un ordine assai superiore a quelli che per lo innanzi si erano in Ruvo rinvenuti, e ’l rumore sparso, non privo di fondamento per altro, che nello stesso sepolcro si fossero dal de Zio trovati anche altri oggetti preziosi di non lieve valore, pose in fermento lo spirito de’ Ruvestini. La specolazione de’ scavamenti cominciò allora a porsi in moda; ma nell’anno 1822 giunse al furore e fu portata ad un punto da non potersi oltrepassare. Costano questi un poco soverchio attesa la qualità del terreno tutto pietroso, il quale non si può smuovere e profondare senza moltissimo travaglio. Gli antichi sepolcri di Ruvo, ove i vasi si trovano, sono tagliati ed incavati nel vivo sasso di maggiore o minore ampiezza secondo la qualità della persona sepolta, e la quantità degli oggetti che vi si riponevano.