Quelli che si son trovati ne’ sepolcri Ruvestini sono stati i seguenti, cioè vasi fittili, idoletti ed altri lavori di creta, vasi, idoletti ed altri oggetti di bronzo, qualche vasellino di alabastro, e più frequenti quelli di vetro colorato di molta bellezza, cimieri, corazze, gambali, lance, spade, frecce, morsi di cavalli, e nella mia collezione ho anche una colonnetta di avorio di elegante lavoro. Si sono trovati anche oggetti di argento e di oro specialmente di ornamenti muliebri, e nel Real Museo vi è una collana d’oro ivi rinvenuta e molto ben conservata, di squisito lavoro.
Cotesti sepolcri incavati nel vivo sasso venivano coperti con una gran tavola di pietra o con più tavole unite insieme ove una sola non fosse stata sufficiente. Or per potersi portare gli scavamenti fino al vivo sasso, ove i sepolcri sono incavati, si deve durare non poco stento. Molta è la resistenza che oppone il terreno di sua natura pietroso. In que’ luoghi poi, ne’ quali nel corso di tanti secoli i riempimenti di terra, di pietre o di sfabbricine sovrapposti sono stati maggiori, si è dovuto scavare fino a venti, ventiquattro e trenta palmi di profondità. Il farsi quindi cotesti scavamenti all’azzardo, e senza veruna sicurezza di trovarvi de’ sepolcri, sgomentava in certo modo i specolatori.
Per potersi perciò più agevolmente sostenere la spesa non indifferente che per essi occorreva si formarono diverse compagnie, le quali scavarono da capo a fondo quasi tutti i terreni suburbani, ne’ quali sogliono trovarsi tanto i sepolcri che i sepolcreti. Era tanta quindi la quantità degli operaj impiegati a questa operazione e della gente che vi accorreva per curiosità, che i contorni della città presentavano l’aspetto di una fiera. Questa folla richiamava anche li venditori di frutta, di comestibili e di vino per ismaltire le loro merci. Spesse volte avveniva che si scuoprivano le tracce de’ sepolcri verso la sera. Si proseguivano allora gli scavamenti colle fiaccole accese, onde i sepolcri scoverti non fossero stati la notte da altri vuotati, e la campagna suddetta si mostrava in più luoghi illuminata.
Questo furore fece ivi disotterrare tanti capi d’opera che hanno destata l’ammirazione di tutti gli Archeologi di Europa, ed hanno reso illustre il nome di una città ad essi per lo innanzi presso che ignoto. Se tutti i vasi trovati in Ruvo coi scavamenti suddetti si fossero riuniti in una sola Collezione, non so se avrebbe potuto questa esser pareggiata da qualunque altra Collezione tanto pe ’l numero che per la eccellente qualità e varietà de’ vasi. Essendo stati però cotesti scavamenti suggeriti dallo spirito d’interesse e dalla speranza del guadagno, non era d’attendersi da coloro che si rendevano proprietarj de’ vasi suddetti questo sentimento sia patrio, sia letterario.
Angustiava ciò sommamente il mio spirito. Vedeva bene che questi tesori sarebbero caduti in mano de’ specolatori, i quali gli avrebbero fatti passare all’Estero, senza che si fosse conosciuto neppure che l’onore e ’l vanto di avergli prodotti apparteneva alla mia patria, com’era avvenuto per i vasi precedentemente disotterrati. L’acquistargli tutti, quando anche mi fosse stato ciò facile, superava le forze di un privato non prevenuto e non preparato ad un avvenimento straordinario che fece uscire in poco tempo dalla terra migliaja di oggetti, i quali avrebbero potuto gradatamente esser tratti fuori di essa nel corso di lunghissimi anni. Mi determinai quindi a salvarne quanti avessi più potuto: nel che fui secondato anche dal mio fratello Giulio ch’era animato dagli stessi sentimenti, e prematura morte mi ha rapito.
Mi convenne nondimeno superare fortissimi ostacoli i quali furono i seguenti. In mezzo a tanto bisbiglio e molto più ne’ scavamenti che seguivano in tempo di notte una porzione de’ vasi che si rinvenivano era fraudata o dagli operaj adoperati, o da alcuno degli stessi socj lasciato a sorvegliargli. Se la scoverta di tanti pregevoli monumenti fu di molto utile all’Archeologia e di sommo onore della mia patria, non è meno vero però che lo spirito d’interesse che aveva provocati gli scavamenti suddetti portò molta corruzione nella morale del Popolo Ruvestino. Ne seguiva da ciò che i vasi fraudati a questo modo non si volevano vendere ai proprj concittadini, onde le fraudi commesse non si fossero scoverte, ma si mandavano a vendere di nascosto ne’ paesi convicini. Coloro che gl’incettavano gli vendevano ai specolatori, dalle mani de’ quali mi è convenuto ricuperarne parecchi che non erano a lasciarsi; ma il maggior numero di essi probabilmente è passato all’Estero.
Per gli altri vasi poi que’ proprietarj di essi che sentivano qualche amore di patria ci preferivano volentieri nel vendergli, perchè sapevano bene che da noi non si compravano per ispecolazione, ma bensì per conservargli e dedicargli all’onore della stessa. Altri però erano a ciò negati, malgrado che si fossero da noi pagati assai meglio di quello che si pagavano dai specolatori, e questa verità è stata confessata dagli stessi Ruvestini. L’unico principio di tal ripugnanza era che vi ha degli uomini specialmente ne’ piccioli paesi, i quali non sanno che invidiare negli altri quella elevatezza di pensare di cui non son essi capaci. Il che mi ha obbligato sovente a ricomprare a prezzo ben caro dai Rivenditori diversi vasi che credei meritevoli di essere conservati. Conto tra essi quelli che rappresentano la disfida tra Marsia ed Apollo, e ’l Ratto di Proserpina tentato da Teseo e Piritoo rimasti spogliati delle loro vesti, ed incatenati da una Furia, quali due vasi sono bellissimi.
È quì anche d’aggiugnersi che ne’ sepolcri grandiosi di Personaggi illustri presso che tutti i vasi e vasellini che si trovavano erano pregevoli. Ma ne’ sepolcri delle persone mediocri il numero maggiore di essi era di poca o di niuna considerazione. Ma spesse volte tra tante cose di niun pregio vi era anche qualche oggetto che meritava di essere acquistato da chi si aveva proposto non già di avere una partita di vasi Ruvestini; ma bensì di formarne una collezione compiuta, la quale esige una maggior ricchezza specialmente nella moltiplicità, e varietà delle forme, de’ modelli, de’ disegni, e dello stile di dipingere che ne’ vasi di Ruvo è anche vario secondo la diversità sia delle scuole, sia del tempo in cui furono dipinti.
Era però impossibile il far la scelta di que’ pezzi che si volevano. Bisognava o comprar tutta la partita, o lasciarla. Spesse volte per qualche testa pregevole di uomo, o di animale, o per qualche vaso, o vasellino di nuova forma, e di singolar bellezza mi è convenuto prendere una intera partita, la di cui massima parte ho dovuto buttarla per vilissimo prezzo, giacchè se avessi voluto conservare tutti i vasi che ho comprati per tal causa, mi sarebbe stato di molto imbarazzo il dare ad essi un luogo. Mi portava ciò ad un forte sbilanciamento di spesa che più di una volta mi ha messo in una positiva strettezza, onde non perdere le occasioni che mi si presentavano di arricchire la Collezione che mi aveva proposto di formare de’ migliori, e più scelti oggetti che avessi potuto.
A tal modo, ed a traverso de’ predetti ostacoli è riuscito a me, ed al fu mio fratello Giulio di acquistare tanti vasi Ruvestini, quanti sono stati bastanti ad illustrare la nostra Patria, ed a rendere pregevole una privata Collezione. Posso poi dire francamente, e senza tema di esserne redarguito che niun’altra Collezione forse può pareggiarla pe ’l numero, e per la diversità, e qualità de’ bicchieri detti Rhyton de’ quali è la stessa doviziosamente fornita, poichè in niun’altra delle antiche città Greche dell’Italia se ne son trovati tanti, e di tante diverse specie, quanti in Ruvo. Se tutti i bicchieri ivi rinvenuti non si fossero sparpagliati, e moltissimi di essi non fossero passati all’Estero, qual collezione spettacolosa avrebbero potuto formare! Gli stessi scavamenti Nolani che sono stati i meno sterili di questi pregevoli oggetti, non ne hanno dati che pochi, e di specie limitate, e non così varie come quelli di Ruvo.