Vi sono quindi nella nostra Collezione molti bicchieri con teste umane, tra le quali anche di Etiopi. Tra queste ve ne ha una bellissima di Ercole coperta dalla pelle del Lione da lui ucciso. Ve ne sono anche con teste di Satiri. Molte teste di bue, di vacche e di vitelli, di montoni, di castrati, e di pecore, molte di capre, di cani di diverse specie, e di volpi, due di cinghiali, ed una di porco, tre di cervi, e due di daini, tre di mule, una di cavallo, una di lione, una di tigre, ed una di scimmia, due bicchieri sostenuti da coccodrilli, e due da dragoni, tre altri con teste di grifo, uno sostenuto da Scilla coi suoi due cani fatti a rilievo, un altro sostenuto da una sfinge. Vi sono inoltre vasellini per liquori coi seguenti animali, uno con un uccello, un altro con un delfino, uno colla testa di un gatto, un altro con quella di un vitello, ed un altro con quella di un grifo, due lioncini interi, due cani leporieri interi, due vitelli anche interi coricati a terra, un coniglio, una rana, ed un graziosissimo Sileno. Oltre però le dette teste, e vasellini fini, e tutti colorati, vi ha anche una gran quantità di teste rustiche tanto umane che di animali dette terre cotte[89].

Non è intanto quì ad omettersi che uno de’ già detti bicchieri da me acquistati ci fa apprendere una usanza degli antichi, la quale non mi è occorso finora di rilevarla da alcuno degli antichi Scrittori Greci, e Latini che ho letti. Ci fa sapere Anacreonte che ai cavalli si apponeva il marchio alla coscia

Equi solent inustum

Coxis habere signum[90].

Si legge in Apulejo Nec non et equum illum quoque meum notæ dorsalis cognitione recuperavimus[91]. Il chiarissimo Canonico Mazocchi ha dette molte belle cose sui cavalli denominati Koppatias, e Samphoras dal marchio rispettivo che avevano alla coscia in lettere greche[92].

Tra i miei vasi ve ne ha uno di forma bellissima, e di egregio pennello che rappresenta il corso animatissimo di quattro quadrighe che girano intorno a quattro colonne a tutta scappata. Due de’ cavalli delle quadrighe suddette hanno il loro marchio alla coscia dritta. Uno di essi è quello di un pesce, e può ciò farlo credere un cavallo Tarantino, poichè nel maggior numero delle monete Tarantine vi è il Delfino, ed al rovescio un cavaliere in varj atteggiamenti per indicare quanto i Tarantini valevano nell’esercizio dell’equitazione e nelle manovre di cavalleria. L’altro ha il marchio che forma un globetto di figura sferica con due linee circolari ed in mezzo una crocetta. Lascio agli Archeologi l’investigare a quale delle Regioni riputate dagli antichi Scrittori per i buoni cavalli che producevano abbia potuto appartenere il cavallo marchiato a questo modo.

Parla anche Virgilio del marchio che si apponeva al bestiame

Aut pecori signum, aut numerum impressit acervis[93]

Post partum cura in vitulos traducitur omnis,

Continuoque notas, et nomina gentis inurunt[94].