Cotesto pregevole e singolare monumento non avrebbe dovuto muoversi dal sito ove fu trovato. Nel disfarsi la fabbrica venne per necessità a rompersi anche l’intonaco sul quale la danza suddetta era dipinta. Il quadro quindi perdè la sua unità, e soffrì molte lesioni. Non è poco che n’è di esso rimasto tanto quanto ha potuto dar luogo alle illustrazioni degli Archeologi.
Io ne vidi in Ruvo i pezzi quando il guasto suddetto era già seguito, e non era più al caso di poterlo impedire. Il proprietario di essi ch’era molto mio amico gli offrì a me per quel prezzo che avessi creduto giusto. Io gli feci osservare che questi oggetti in mano di qualunque particolare sarebbero andati vie più in discapito, e lo consigliai che gli avesse offerti al Real Museo, ove si conosce assai bene l’arte di conservare le pitture di questa specie. Così egli fece, e debbo attendermi che l’Accademia Ercolanese dia una più compiuta illustrazione a questo pregevolissimo monumento, che ci ha messa la prima volta sotto gli occhi una danza funebre.
Ne’ dipinti Ruvestini di prim’ordine è d’ammirarsi non solo la perfezione del disegno, la eleganza e la franchezza dello stile, ma anche la istruzione de’ dipintori. Le cose ricercate, e non ovvie che si vedono dipinte ne’ vasi di Ruvo esigevano uomini pienamente istruiti della Storia, della Favola, e della Mitologia. È anzi notabile che non isfuggivano al loro pennello le circostanze le più minute relative ai fatti, o alle persone che formavano il soggetto de’ loro lavori. Potrei ciò compruovarlo colle corrispondenti osservazioni su di molti vasi di Ruvo; ma mi limito a due soltanto che formano parte della mia collezione.
In uno di essi è dipinto il combattimento ch’ebbe luogo sotto le mura di Troja tra il valoroso Achille e Pentesilea Regina delle Amazoni venuta in soccorso de’ Trojani, di cui parlò anche Virgilio nel libro I dell’Eneide vers. 494 e seguenti. Quinto Smirneo, detto anche Quinto Calabro che si propose di supplire quelle cose che vedeva omesse nella Iliade di Omero, dopo aver delineata la somma bellezza, e ’l nobile portamento della Regina suddetta, non che le sue bravate, passa a descrivere l’armamento della illustre Guerriera allora che andò alla battaglia contro i Greci che assediavano Troja. Parte dell’armamento suddetto dice che lo formavano due giavellotti messi sotto lo scudo: Mox ex aula prodire festinans duo sumpsit pila sub scuto.
Guardandosi il vaso suddetto si vede in esso maestrevolmente rilevata la bellezza, e la maestà di Pentesilea, non che la qualità del di lei armamento nel modo preciso in cui si trova descritto da Quinto Smirneo. Nè furono obliati li due giavellotti, le aste de’ quali al di lei fianco sinistro si vedono uscire da sotto lo scudo amazonico lunato che tiene imbracciato, il che certamente costituisce una di quelle minutezze che pruovano la somma avvedutezza, ed istruzione del Pittore.
Passa indi Quinto Calabro a parlare del colpo mortale della terribile asta di Achille che stramazzò la valorosa Guerriera, e dice così.
Illi enim accedenti graviter succensus Pelei filius:
Et subito una cum ipsa transverberavit equi corpus,
Veluti si quis verubus ad ignem flammantem
Viscera transfigit, cœnam festine apparans.