Iterum autem retro veste coopertus pulchram faciem,
Et illam precatus, verba alata dixit etc.
La seconda è che Omero nel descrivere la somma eleganza del letto di Anchise, rileva la seguente circostanza, cioè ch’era lo stesso coperto a questo modo
Vestibus mollibus stratum: et insuper
Ursorum pelles jacebant, gravivocumque leonum,
Quos ipse occiderat in montibus aliis.
Nel vaso suddetto non si è omesso di dipingere anche maestrevolmente coteste pelli di fiere che si vedono delineate negli orli del letto sotto i ricchi pannamenti che lo cuoprono. Coteste minutezze pruovano che il Pittore che dipinse il vaso conosceva parola a parola l’Inno di Omero, e quindi si studiò colla massima accuratezza che il suo dipinto fosse stato una perfetta copia di esso.
Ho voluto parlare di questo vaso anche perchè avendo permesso anni indietro ad un riputatissimo Archeologo Estero di prendersene il lucido, ho ritratto da questa mia condiscendenza un doppio dispiacere.
Il primo e ’l più sensibile è stato quello di averlo veduto pubblicato come une des productions de la ceramique grecque les plus elegantes qui soient encore sorties des fouilles de Nola[99]! Il che mi ha molto e giustamente esacerbato, poichè si è tolto alla mia Patria il pregio di averlo prodotto, senza che abbia potuto capirne il perchè, avendolo io comunicato all’Editore come un vaso di Ruvo, e non già come un vaso di Nola.
Il secondo è stato quello che la copia di esso non corrisponde affatto alla singolare eleganza, e bellezza dell’originale, la quale è rimasta diminuita per metà[100], come ne hanno convenuto anche tutti coloro che ne hanno fatto il confronto tra l’una e l’altro.