Intanto non essendo rimasto contento tampoco della spiegazione data dal Sig. Raul-Rochette al vaso suddetto, credo di aver detto abbastanza per rettificarla prendendo per guida il precitato Inno di Omero. Nondimeno vengo ad esporre anche i motivi per i quali credo che la spiegazione suddetta non possa essere adatta al dipinto del vaso di cui si tratta dal quale debbono partire tutte le osservazioni archeologiche.
È chiaro che il precitato Archeologo trasportato dalla sua vasta erudizione si è impegnato in ragionamenti astrusi lasciando la via facile, e spianata che gli presentava l’Inno di Omero che non poteva certamente essergli ignoto. Si è da lui detto che nel vaso di sopra descritto vi è dipinta la Toletta di Elena, e che quel Principe Frigio che sta nell’atteggiamento innanzi cennato sia Paride.
Ha poggiato cotesto suo avviso principalmente su quel luogo di Pausania ove sono riportati i dipinti del famoso Pittore Greco Polignoto che vi erano in un antico tempio al di sopra di Cassotide. Confesso però la debolezza de’ miei talenti. Non sono giunto a capire qual rapporto possa avere col dipinto del nostro vaso il luogo di Pausania a cui il Signor Raul-Rochette si è riportato. E perchè possa ognuno giudicare da se stesso se sia questo un mio travedimento, o un giusto concetto che presenta la cosa medesima, metto in nota le precise parole di Pausania[101].
Ma prescindendo da ciò, come attribuirsi ad Elena quella colomba che si vede sotto il letto, la quale si sa ch’è l’augello di Venere? Come attribuirsi ad Elena la famosa zona di Venere che l’ha nelle mani un amorino che svolazza sul capo della bellissima donna che siede sul letto? Sono cose queste che principalmente si notano nel nostro vaso, e dicono quello che non vi è certamente nel luogo di Pausania testè trascritto.
Una migliore attenzione avrebbero dovuto riscuotere anche le tre giovanette occupate a vestirla ed adornarla. Il numero di esse indica le tre Grazie non solo secondo i Poeti, ma anche secondo lo stesso Pausania[102]. Ma le tre Grazie non sono state mai assegnate ad Elena, ma bensì a Venere. Lo ha detto lo stesso Greco Scrittore Gratiæ vero Veneri præ ceteris Diis attributæ sunt[103]. Ci fa Plinio inoltre conoscere che il valente Greco Pittore Nicearco dipingeva Venere sempre inter Gratias, et Cupidines[104]. È quindi risaputo che le Grazie erano sempre compagne di Venere, e che i templi dedicati ad Amore, ed a Venere lo erano ordinariamente anche alle Grazie[105].
D’altronde come adattarsi a Paride quel contegno che si osserva nel Principe Frigio dipinto nel nostro vaso? Per qual ragione doveva Paride mostrarsi confuso, timido, e nell’atteggiamento di cuoprirsi il viso col lembo della sua sopravveste innanzi ad Elena ch’era la cagione di tutti i malanni di Troja? Quel contegno sta bene per Anchise rimpetto a Venere, come lo ha maestrevolmente descritto Omero, ma non già per Paride rimpetto ad Elena.
Qual bisogno poi aveva Elena di far la sua toletta su quello stesso letto nel quale aveva la notte dormito? Le sarebbe mancata forse un’altra stanza più adatta all’uopo nell’ampia Regia di Priamo? Sta bene tal posizione a Venere per un doppio riflesso. Il primo perchè si trovava nella casetta di campagna di un cacciatore celibe, qual era Anchise, ove non vi potevano essere gabinetti opportuni per adornarsi le Principesse, e ’l Pittore si adattò maestrevolmente a tal circostanza.
Il secondo perchè l’elegantissimo letto di Anchise dal quale Venere levossi si trovava particolarmente descritto nell’Inno di Omero, e quindi si vide il Pittore suddetto obbligato a farlo entrare anche nel piccolo quadro che imprese a dipingere, poichè il nostro vaso non è che un’urna di mezzana grandezza. Con molto ingegno quindi unì le due cose, e fece seder Venere su quello stesso letto che si aveva proposto di far entrare nel picciolo e ristrettissimo campo assegnato al suo pennello.
Ma ove su quel letto in vece di Venere si faccia sedere Elena, l’ingegno del Pittore cadrebbe nel nulla, e la sua idea sarebbe troppo triviale, quasi che Elena nella grandiosa Regia di Priamo non avesse avuto altro luogo per adornarsi, e fare la sua toletta, che il proprio letto!
Mi scuserà quindi il Sig. Raul-Rochette se per questi ragionevoli motivi non ho potuto convenire nella spiegazione da lui data al pregevolissimo vaso Ruvestino, e non già Nolano, come a lui è piaciuto dire. Lungo poi sarebbe il descrivere la esattezza, e la minutezza degli altri vasi Ruvestini. Valga il giudizio che ne ha dato il chiarissimo Sig. Millingen. Malgré le silence des Historiens à l’égard de cette Ville, ses monuments qui y ont été decouverts portent des temoignages incontestables de son opulence, et du gout éclairé de ses habitans pour les beaux artes.