Qualunque però esser possa la verità di cotesta seconda lapide, la quale neppur ci fa sapere il Signor Martorelli ove stia, e la esattezza della versione ch’ei ne ha fatta, data anche la stessa per vera, bisogna non aver occhi per non vedere che si è quì parlato, non già di una città, ma bensì di un bosco denominato Turricio cum saltum Turricii advenisset. Il convertire un bosco in una nobile città pareggia, siami permesso il dirlo, quel tratto di frenesia del famoso Cavaliere Spagnuolo del Signor Cervantes che gli faceva convertire i molini a vento in giganti, e le truppe di montoni in eserciti ordinati!
L’antichità di una città qualunque non si spaccia così colla sola forza della immaginazione; ma bisogna che venga compruovata coll’autorità degli antichi Scrittori. La città di Terlizzi sta tra Ruvo e Bitonto. Si è detto innanzi che Plinio enumerò le Popolazioni tanto delle città marittime che delle città interne di quella Regione, ed allogò tra esse Rubustinos et Butuntinenses, ma non già Terlitienses o Turricienses. Presso Giulio Frontino si trova nominato Ager Rubustinus et Botontinus, ma non già ager Turriciensis. Nell’Itinerario di Antonino sulla strada consolare che da Roma menava a Brindisi vi sono Rubos et Butuntus, ma non già Turricium. Nell’Itinerario Gerosolimitano vi sono Botontones et Rubos; ma non Turricium.
Nella Tavola Peutingeriana in fine, la quale è posteriore ai tempi di Trajano, poichè formata al tempo di Teodosio, si leggono i nomi di tre nuove città surte sul litorale dell’Adriatico, cioè Natiolum, Turenum, Balulum o Bardulos, cioè Giovinazzo, Trani e Barletta. Tra le città interne vi sono Rubos et Botontones, ma non Terlitium o Turricium. Alla distanza di dodici miglia da Ruvo dal lato occidentale però e non dal lato orientale ov’è Terlizzi, non si vede in essa segnato che un solo luogo chiamato Rudas, il quale non si sa qual esser possa, perchè perfettamente ignoto ai tempi nostri in quella Regione[120].
Che Terlizzi sia stata una Terra abitata all’epoca della Dinastia Angioina, non vi può esser dubbio e si anderà ciò ancora a rilevare dalle cose che anderò in seguito a dire, poichè talvolta fu conceduta in feudo unitamente colla città di Ruvo, e talvolta separatamente. Non è chiaro però abbastanza che tale sia stata anche al tempo de’ Normanni, poichè sembra che a quel tempo fosse stato piuttosto un villaggio che cominciava a sorgere nel territorio di Ruvo.
In quel Catalogo de’ Feudatarj, e Suffeudatarj che al tempo di Guglielmo il buono contribuirono la quota de’ soldati per la spedizione di Terra Santa, di cui innanzi si è parlato, vi è la seguente Rubrica: De Comitatu Cupersani isti sunt Barones, qui tenent de Comitatu Cupersani. Tra gli altri Suffeudatarj de’ diversi luoghi dipendenti da quella Contea si leggono anche i seguenti; Girinus Andriæ, sicut dixit, tenet in Terlitio feudum Parisii Guarannonis, quod sicut ipse dixit est feudum II militum, et cum augmento obtulit milites IV — Paganus Nobilis tenet in Rubo et Terlitio terram, quæ fuit Gottifredi Malenepotis, et est feudum II militum. Et cum augmento obtulit milites IV — Danes Andriæ tenet in Terlitio feudum quod tenebat Guillelmus Morellanus et Guillelmus de Spelunca; quod sicut ipse dixit, est feudum I militis et cum augmento obtulit milites II.
La picciola terra posseduta dal nobile Pagano, la quale formava un feudo di due militi, si dice che stava in Rubo, et Terlitio. Ma non si può intendere come cotesto feuduccio che consisteva in un solo pezzo di terreno avrebbe potuto stare in due luoghi diversi. O doveva riportarsi nel territorio di Ruvo, o in quello di Terlizzi, se fin d’allora fossero state queste due città distinte e separate. Questa circostanza quindi può benissimo indurci a credere che Terlizzi era in quel tempo un villaggio che cominciava a sorgere nell’agro Ruvestino e formava parte di esso, ed indi coll’accrescimento della Popolazione divenne ne’ tempi posteriori più considerevole.
Conferma vie più questo giusto concetto della cosa il vedersi che cotesta pretesa antica, e nobile città del Martorelli è perfettamente sconosciuta non solo alla Geografia antica, ma anche ai Scrittori, ed alla Geografia del Medio evo. L’Autore della dotta Dissertazione, e della carta Corografica Medii ævi che va tra le Opere del Muratori riporta le antiche città della Peucezia delle quali innanzi si è parlato, aggiugne le altre più recenti surte dappoi fino all’epoca de’ Normanni, ma tra queste ultime non si vede quel Terlitium, o Turricium che ha fatto tanto gonfiar le pive al solo Martorelli[121].
Da un’antica pergamena che si conserva nell’Archivio del Capitolo di Ruvo, cennata anche dal Pratilli, si rileva che nel corso del secolo IX un certo Fabio Terlitio con altri coloni Ruvestini abbiano cominciato ad edificar delle case in un sito loro conceduto dal Governo Municipale, o sia dal Senato di Ruvo, al quale fu imposto il nome Terlitium dal già detto capo di quella piccola colonia. Lascio però una carta ch’è facile ad ognuno di dirla non autentica mancando i mezzi di verificarla. Non vi è bisogno di essa per dimostrare che il luogo ove fu trovato quel calamajo a cui attaccò Martorelli tanta celebrità, apparteneva sicuramente all’antico agro Ruvestino conceduto dappoi alla novella Popolazione di Terlizzi.
Si è dimostrato nel Capo III che al tempo di Strabone, ed indi di Plinio e di Tolomeo il confine settentrionale della Peucezia era il mare Adriatico, e l’ultima città marittima di quella Regione era Bari. Si è veduto inoltre che dopo Bari seguivano dentro terra Bitonto, e Ruvo per dove passava l’antica via consolare che da Brindisi menava a Roma. Nè fuori di queste due città ve n’erano altre tra la detta strada consolare, e ’l mare Adriatico. Conseguenza di ciò è che tutto il terreno Peucetico racchiuso da Bari in qua tra la detta strada consolare e ’l mare doveva per necessità appartenere alle dette tre sole città messe in quella linea, cioè a Bari, a Bitonto, ed a Ruvo poichè fuori di queste non ve n’erano altre. Tanto più che queste due ultime città non sono a molta distanza dal mare, il quale è lungi da esse poche miglia, e quindi anche oggi sono considerate come città della marina.
La città di Terlizzi si vede edificata nel sito intermedio tra l’antica strada Trajana e ’l mare Adriatico. Dopo tanti secoli, e dopo esser surte le novelle città della marina non si può conoscere più com’era diviso tra le dette città di Bari, Bitonto, e Ruvo il già detto territorio racchiuso tra l’antica strada consolare e ’l mare. Dal lato del mare si son perdute le tracce degli antichi confini perchè quel territorio che anticamente era diviso tra Bari, Bitonto e Ruvo appartiene oggi in gran parte alle novelle città surte ne’ tempi posteriori. Non è però difficile l’indagare a quale delle dette tre città sia appartenuto quel sito in cui si vede edificata la novella città di Terlizzi. Basta il solo ajuto del buon senso per decidere ch’ella è surta nel territorio di Ruvo, e dalla nostra città è stata dotata del terreno che attualmente possiede.