La città di Terlizzi sta in mezzo tra le due antiche città di Ruvo e Bitonto, alla distanza però di due miglia dalla prima, e di sette miglia dalla seconda. È facile quindi il vedere che Terlizzi è surta nel territorio di Ruvo, e che la contrada di Monteverde, ove il calamajo Martorelliano fu rinvenuto sita a due miglia circa di distanza da Ruvo sulla dritta della strada Trajana formava parte dell’antico agro Ruvestino ceduta ne’ tempi posteriori alla novella Popolazione di Terlizzi.

Conferma vie più questa verità di fatto l’attuale confinazione tra Ruvo, e Bitonto. Si vede questa interrotta in ambi i lati dell’antica via Trajana in que’ punti soltanto ove tra l’una, e l’altra città vi è per lo mezzo la città di Terlizzi col suo picciolo territorio. In quel punto però ove questo finisce, ripiglia l’agro Ruvestino la sua antica confinazione coll’agro Bitontino, e questa progredisce per più miglia nelle contrade delle Strappete, delle Matine, e delle Murge. Il che fa conoscere a colpo d’occhio di non esser altro il territorio di Terlizzi che un pezzo distaccato dall’antico agro Ruvestino, il quale in tutta la sua linea orientale dalla marina fino alle murge confinava prima con quello di Bitonto.

Da un registro Angioino che si conserva nel grande Archivio si rileva che il Re Carlo I nell’anno 1274 scrisse al Giustiziere della Terra di Bari, e gli prescrisse il modo in cui gli abitanti della città di Bitonto dovevano far pascolare i loro animali In sterpeto Bitontii, quod silva dicitur inter Bitontum, Rubum, et Terlitium, quæ nunc pro defensa pro parte Curiæ nostræ custoditur[122]. Cotesto bosco quindi denominato sterpeto era il punto di un trifinio tra l’agro Bitontino, Ruvestino e Terlizzese.

Non può cotesto sterpeto esser altro che quello il quale porta oggi il nome di Bosco di S. Leo poco lungi dal luogo del territorio di Ruvo denominato S. Eugenia. Apparteneva lo stesso, forse per sovrana concessione di epoca posteriore, al Convento de’ PP. Olivetani di Bitonto sotto il titolo di S. Leo. La natura, e la qualità del terreno, e delle piante selvatiche che in esso vi sono corrispondono molto bene al suo antico nome di sterpeto. Il bosco suddetto colla soppressione di quel Convento devoluto al demanio lo ha acquistato la Famiglia Siciliani di Giovinazzo. È da credersi però che quando si teneva per uso delle Regie razze di animali esser doveva più vasto di quello che lo è al presente.

Basta fermarsi nel trifinio suddetto per vedere a colpo d’occhio che il territorio attuale di Terlizzi non è che un pezzo distaccato dall’antico agro Ruvestino, il quale dal punto del detto bosco di S. Leo in su ripiglia la sua antica confinazione coll’agro Bitontino, molto al di là del sito in cui Terlizzi è edificata. La confinazione suddetta progredisce a linea continuata lungo le contrade dell’agro Ruvestino denominate le Strappete (o sia sterpeto), le Matine e le Murge, confinazione la quale doveva estendersi allo stesso modo fino al mare Adriatico ai tempi di Strabone, di Plinio e di Tolomeo, quando non vi era ancora Terlizzi edificata al di qua della linea della detta antica confinazione verso la città di Ruvo, e quasi alle porte di essa.

Data quindi anche per vera l’antica lapide sepolcrale recata dal Martorelli, ed ammessa la esistenza dell’antichissimo Bosco denominato Turricium messo sulla via consolare, ove Fenicio Curvo fu ucciso dal fulmine, è egli chiaro che cotesto bosco apparteneva alla città di Ruvo, ove Fenicio Curvo aveva la sua residenza. Ed in vero sull’antica strada consolare che da Ruvo menava, e mena tuttavia a Bitonto, alla distanza di circa un miglio e mezzo da Ruvo vi era un antico bosco aggregato dappoi all’agro Terlizzese, e denominato perciò Parco di Terlizzi. Cotesto bosco è ora ridotto a coltura, e ripartito tra molti coloni Terlizzesi. Ma io me lo ricordo nello stato boscoso, e nella mia gioventù sono in esso andato al divertimento della caccia.

Ha potuto forse esser questo quel bosco che nella lapide suddetta (se questa è vera e genuina, e non già ideale) è denominato Turricium. Voglio ammettere anche che la novella città di Terlizzi abbia potuto essere edificata sul suolo di quell’antichissimo bosco, poichè lo stesso dall’antica via Trajana che mena a Bitonto si estendeva quasi fin sotto le mura di Terlizzi, e ne’ tempi più antichi ha potuto avere anche una maggiore ampiezza, ed estensione. Voglio concedere in fine che il nome Terlitium attribuito alla novella città abbia potuto esser preso da quello del Bosco Turricium, sul suolo del quale fu forse edificata. Ma dalla esistenza di un bosco denominato Turricium al tempo di Trajano il volerne inferire che fosse stata questa una nobilissima città da niuno conosciuta, nè da veruno antico Scrittore o Geografo nominata, è una maniera di argomentare la quale non so se debba destar sorpresa, o compassione.

D’altronde dove si è inteso ancora che un qualche antico sepolcro trovato nel territorio di una città qualunque basti a decidere della rimota antichità di essa? Nulla però ha che fare una cosa coll’altra, poichè quello può essere antico, e questa recente. Come si son trovati nel territorio di Ruvo de’ sepolcri ad una certa distanza dalla città, così possono trovarsi anche nel territorio di Terlizzi. Gli antichi abitanti della nostra città avevano sicuramente le loro case di campagna. Come le avevano in quella parte del territorio che attualmente appartiene a Ruvo, così le avevano anche in quella parte di esso che ne’ tempi posteriori fu distaccata dall’agro Ruvestino, ed assegnata a Terlizzi. Non è cosa nuova che gli antichi abbiano avuta la sepoltura nelle loro ville dove si son trovati nel morire, o dove han voluto che fossero stati sepolti.

Qual meraviglia è dunque che nell’attuale agro Terlizzese (un tempo anche Ruvestino) siasi trovato, e si possa trovare qualche antico sepolcro? Dunque perciò dovrà riputarsi Terlizzi una città antica a dispetto di tutti gli antichi Scrittori e Geografi che non hanno di essa parlato? Qual ragionare è questo? Vale ciò lo stesso che non comprendere che le città veramente antiche serbano sempre in loro stesse le testimonianze, ed i monumenti della loro antichità. Non tutto può distruggere il tempo edace, e molte cose sopravvivono a suo dispetto. In qual Museo vi sono le antiche monete Terlizzesi, come ve ne sono tante di Ruvo? Ove mai si son trovati a Terlizzi sepolcri ricchi di preziosi vasi, e di altri pregevolissimi oggetti, come si son trovati e si trovano ogni dì in Ruvo a migliaja, e ad ogni passo intorno all’abitato?

Sono queste le pruove vere, ed incontrastabili dell’antichità di una città, non già un vasellino unico, il quale anche a Ruvo appartiene, perchè trovato in quella porzione del suo antico agro che fu a Terlizzi conceduto ne’ tempi a noi più vicini. Cessino dunque queste vane millanterie le quali non potrebbero non peccare di una vera buffoneria atta solo a muovere il riso. Cessi una volta quel rumore che si è fatto, e si sta facendo per cotesto calamajo Martorelliano, il quale per altro non è che un zero a fronte de’ grandiosi monumenti di antichità Ruvestini che destano l’ammirazione della colta Europa.