Si contenti la città di Terlizzi di avere una Popolazione numerosa, attiva, industriosa e ricca di buoni agricoltori formati dalla necessità, attesa la ristrettezza del proprio territorio. Deponga una volta per sempre il delirio di gareggiare per antichità colla mia illustre patria nel di cui territorio ella è nata, e sia alla stessa riconoscente del bene della sua esistenza.
CAPO V. La origine Arcadica della città di Ruvo si desume anche dal nome alla stessa imposto dai suoi primi fondatori.
Non è cosa facile il dar ragione delle nomenclature delle antiche città. Poche son quelle per le quali si può affermare che abbiano preso il loro nome sia da quello del fondatore rispettivo, sia da circostanze locali che lo abbiano suggerito, sia in fine da rilevanti avvenimenti che abbiano avuto luogo nel sito di esse. Pe ’l massimo numero delle città la origine del loro nome rimane ravvolta nella profonda caligine del tempo.
Qualche Commentatore di Orazio nelle sue annotazioni sulla parola Rubos, ove il Poeta pernottò nel suo viaggio da Roma a Brindisi, dice che questa città abbia preso il suo nome a copia ruborum, come erroneamente ha detto anche Roberto Stefano confutato nel capo primo. È facile il vedere la frivolezza di cotesta etimologia. I roveti si trovano da per tutto ove il terreno non è coltivato per lo intero, e molto di esso si lascia ai boschi ed ai paschi. L’agro Ruvestino non ha una quantità di roveti maggiore di quelli che vi sono in altri luoghi.
Li Commentatori suddetti per altro hanno scritto in un’epoca in cui non si erano ancora pubblicate le antiche monete Ruvestine, le quali hanno messo in chiaro di esser questa un’antica città Greca. Quindi la etimologia del suo nome malamente si è tratta dal Latino Rubi, mentre si deve prendere dalla leggenda Greca Ρύψ che vi è nelle più antiche di esse. Messa dunque la sicura origine Greca della città suddetta, le conghietture relative al suo nome non possono e non debbono partire da altre considerazioni, meno che da quelle che può suggerire la sua origine[123].
Si sa che i condottieri delle straniere Colonie venute a stabilirsi nella Italia hanno dato sovente il loro nome non solo alle città da essi fondate, come Cuma, Taranto ed altre, ma anche alle Regioni da essi conquistate, come si è detto innanzi della Peucezia, della Oenotria, della Daunia e di altre. Ma fu anche costume delle Colonie Greche quì stabilite di riprodurre i nomi delle città della loro Patria originaria che avevano lasciata per la necessità di andare a proccurarsi altrove il proprio sostentamento.
Quindi Dionigi di Alicarnasso ci fa sapere che i Greci venuti dal Peloponneso nella Campania Inter ceteras urbes condidere Larissam Pelloponnesiacæ illius cognomine, quæ quondam Metropolis ipsorum fuerat. Parlando indi della seconda spedizione degli Arcadi condotta da Evandro, come innanzi si è detto, e partita dalla città dell’Arcadia denominata Pallantium, dice che essendosi questi stabiliti vicino al Tevere nel luogo ove surse dappoi la città di Roma, edificarono una picciola città e soggiugne: Huic Oppidulo a veteri Patria nomen apponunt Pallantium, nunc vero Palatium a Romanis dicitur corrupta voce injuria temporum[124].
Dice lo stesso anche Pausania parlando di Evandro. Hunc in coloniam missum, deducta a Pallantio in locum Tiberi proximum Arcadum manu, oppidum condidisse, quod urbis Romæ postea pars fuerit: appellatum vero de Arcadici Oppidi nomine ab ipso Evandro, et Inquilinorum comitatu Pallantium, quod nomen consecuta cetas duabus literis L et N submotis, immutavit[125].
Si è inoltre osservato innanzi coll’autorità di Plinio e di Strabone che Diomede fondò nella Daunia la città di Argos Hippium, detta poi Argyripa, ed in fine Arpi, per riprodurre quì il nome della Greca città Argos, onde disse di lui Virgilio.
Ille urbem Argyripam patriæ cognomine gentis,