Ripen ac Stratiam, et ventosæ mænia Ænispæ,

eas neque facile, neque ulla cum utilitate inveneris cum sint desertæ[133]. Il che pruova anche ch’erano queste città di poca considerazione. Di Ripen fa menzione anche Pausania riportandosi allo stesso modo ad Omero[134].

Le già dette due città cioè Rypes e Ripen che al tempo di Strabone erano distrutte, prima della Guerra di Troja allora che Oenotro e Peucezio vennero nella Italia vi erano sicuramente. Da una di esse bisogna dire che prese la città di Ruvo il suo nome. Penetrandosi però nel fondo della cosa deve dirsi che lo prese dalla prima e non dalla seconda, e ciò per una doppia ragione. La prima perchè il nome della nostra città si trova sempre nel plurale come quello di Ρύπες presso Strabone, Erodoto, e Pausania, e di Ρύπαι presso Stefano Bizantino, come saremo or ora a vederlo. Ond’è che anche nel Latino la versione del suo nome si è fatta nel plurale, e si è chiamata Rubi.

La seconda perchè la città della Grecia da Eschilo chiamata Ρύπας era assai più illustre della picciola città detta Ρίπεν di Omero, ed i Greci riproducevano quì i nomi delle città cospicue del loro Paese natio, non già delle ignobili Bicocche. Quindi Tommaso Pinedo nelle sue note a Stefano Bizantino De Urbibus sulla parola Ρύπαι osserva: Rhypæ urbs Achaica. Una de duodecim Achæorum urbibus famigeratis auctore Pausania in Achaicis, et Ρύπαι et Ρύπες dicitur Straboni lib. IX, Pausaniæ libro citato. Ejus tantum ruinæ ætate Pausaniæ extabant, ut ipse refert eodem libro. Ed in vero Pausania nel riportare nominalmente le predette dodici illustri città dell’Acaja, tra le quali Ρύπες, dice così: Sunt vero eæ urbes apud universos Græcos notæ et illustres[135]. Anche Erodoto le riporta una per una, e tra esse vi è Ρύπες[136].

Si aggiunga a ciò che il Ρίπεν di Omero è scritto coll’ι, e ’l Ρύπας di Eschilo è scritto coll’ύ allo stesso modo che si legge in tutte le monete Ruvestine. Quindi nella versione del nome della nostra città si è detto Rubi e non Riba come avrebbe dovuto dirsi se il suo nome si fosse preso da Ρίπεν di Omero. È questo anche un forte argomento per credersi che i Greci del Peloponneso guidati da Peucezio vollero quì riprodurre una delle dodici più illustri città del loro Paese natio.

Nè si dica che nel luogo di Pausania testè citato si legga Ρίπες e non Ρύπες, poichè fu questo un errore di amanuense avvertito e corretto dal dotto Federico Sylburgio nelle sue annotazioni a Pausania, il quale in altri luoghi scrisse il nome di questa città sempre coll’ύ e non coll’ι. In Achaicarum urbium cathalogo mendosa sunt quædam nomina. Pro Ρίπες enim scribendum Ρύπες per ύ, ut non infra tantum cap. 18 et 23, sed etiam apud Herodotum et Strabonem, et confirmat etiam ordo alphabeticus apud Stephanum. Imo apud eundem Stephanum non modo Ρύπες appellantur cives ipsi, sed etiam urbs.

In fatti Pausania nel capo XVIII dello stesso libro VII parla di nuovo di quella città e dice così: Augustus deinde vel quod ad navium appulsum Patras valde esse appositas judicaret, vel alia quacumque de causa, emigrare illam multitudinem ex illis oppidis Patras jussit. Quin eodem Rhypis Acheorum urbe funditus eversa, multitudinem omnem traduxit. E più giù nel capo XXIII. Paululum supra militarem viam cernuntur Rhypum ruinæ. In ambi questi luoghi si legge Ρύπας Ρύπων non Ρίπας Ριπων. Quindi anche Luca Olstenio nelle sue note a Stefano Bizantino sulla parola Ρύπαι allega questo secondo luogo di Pausania ed osserva: Ρύπαι autem videntur dictæ Pausaniæ.

Pare dunque che questa e non altra esser debba la conghiettura naturale ed adeguata sulla origine ed etimologia del nome della nostra città. Non si può questo ripetere dal nome del condottiere della Colonia, come per altre città si è detto, poichè si sa che il condottiere de’ Greci ivi stabiliti fu Peucezio, e questi diè il suo nome alla Regione da lui conquistata, non già alle nuove città che furono in essa fondate. Manca inoltre qualunque altra circostanza locale, la quale possa avere un’analogia o un rapporto col nome Greco alla stessa imposto.

Si sa che le città hanno preso sovente i loro nomi dai fiumi, dai laghi, dai fonti, dai monti etc. alle stesse adiacenti. Nulla vi è in Ruvo e sue adiacenze che abbia potuto influire nella sua nomenclatura. In tal posizione la spiegazione più plausibile ed adeguata della origine del suo nome è quella di ripeterlo dalla riproduzione che si volle quì fare di una delle dodici più illustri città dell’Acaja.

Nè varrebbe il dirsi in contrario che Ρύπες è scritto col π e Ρύβαςτεινων o Ρύβα abbreviato che si legge nelle monete di Ruvo è scritto col β, il quale si è ritenuto anche nella nomenclatura latina Rubi. Non sono queste che picciole variazioni, le quali nulla decidono. Le ha potuto queste suggerire o il capriccio di coloro che vissero nell’età posteriori, o la corruzione del nome primitivo della città indotta dal tempo. Si è detto innanzi che la città di Argos Hippium fondata da Diomede nella Daunia fu dappoi chiamata Argyripa, ed in fine Arpi, e che Pallantium fondata da Evandro fu poi chiamata Palatium. Potrebbe lo stesso osservarsi anche per molte altre città. Qual meraviglia è dunque che il Ρύπας della nostra città siasi dappoi cangiato in Ρύβας?